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Da Livorno al Festival del Cinema di Venezia: Federico Cammarata racconta

di Francesca Suggi
Da Livorno al Festival del Cinema di Venezia: Federico Cammarata racconta

Il regista alla Settimana internazionale della Critica. «Rappresentiamo l’Italia col nostro film: un grande orgoglio»

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LIVORNO «In realtà, assieme al mio co-regista Filippo Foscarini, abbiamo già ottenuto diversi premi in alcuni tra i festival di cinema documentario più rilevanti in giro per il mondo, però la Mostra del Cinema di Venezia è tutto un altro campionato. Sono contento e orgoglioso perché in questo film ci abbiamo messo tutto di noi in questi due anni». È un gol tutto labronico quello di Federico Cammarata, l’ex bimbo cresciuto tra Ardenza e Porta a Mare, che oggi ha 31 anni: il prestigioso Festival del Cinema di Venezia, edizione numero 82, parla anche livornese.

All’interno della vetrina internazionale, infatti, tra i due film italiani selezionati per la Settimana internazionale della Critica (sezione autonoma e parallela organizzata dal sindacato nazionale critici cinematografici italiana) c’è il suo docufilm “Waking Hours” (Ore di veglia). Lui, diplomato all’Iti Galilei, rappresenta l’Italia nella sezione dedicata alle nuove voci del cinema mondiale. Al suo fianco il co-regista Filippo Foscarini. Lo sguardo labronico sul presente verrà proiettato il 4 settembre, quindi, all’interno della Mostra internazionale d'Arte cinematografica organizzata dalla Biennale di Venezia che si svolgerà dal 27 agosto al 6 settembre. Piedi per terra, una passione sfrenata per quello che fa, Cammarata si racconta. Parla del suo rapporto con la città.

«Quando ero più piccolo, alle superiori tipo avevo un rapporto un po’ strano con la città e passavo molto più tempo a Marina di Pisa, dove abitano i miei nonni materni. Mi piaceva di più la dimensione del paese. Sono tornato a Livorno provvisoriamente da circa un anno e mezzo e la sto (ri)scoprendo adesso».

La famiglia, il grande supporto, sempre al suo fianco. A gioire dei successi passati, tipo i diversi premi in alcuni tra i Festival di Cinema documentario più rilevanti come Doclisboa (Lisbona), il festival dei Popoli a Firenze, l’ Yidff a Yamagata (Giappone) e Beldocs a Belgrado. E quello di adesso. «La mia famiglia svolge un ruolo di grande supporto senza il quale non avrei potuto fare quello che faccio».

Il docu-film girato di notte, che apre le porte della rassegna internazionale, immerge il pubblico nella notte eterna delle frontiere europee, tra confini fisici e mentali, seguendo un gruppo di passeurs afgani in attesa. In mezzo alle foreste a Nord della Serbia, lungo il confine con l’Ungheria. Perché Cammarata quelle esperienze le ha vissute. E racconta le riprese. I colpi di kalashnikov. «Nel periodo in cui abbiamo girato il film, tra giugno e ottobre 2023, erano in atto lotte per il territorio tra i clan a colpi di kalashnikov. Siamo riusciti a farci accettare in un piccolo gruppo di ragazzi afgani all’interno della foresta dove abbiamo passato molte notti a girare le immagini del film».

A questi ragazzi il regista livornese dedica il lavoro e la proiezione del 4 settembre: «Il film lo dedichiamo ai ragazzi che ci hanno accolto permettendoci di filmare un pezzo delle loro vite». Ma la passione del cinema da dove nasce? «Ho iniziato ad appassionarmi di cinema intorno ai 18 anni, ci sono arrivato passando per la fotografia. Mentre frequentavo l’università ho iniziato ad apprezzare il cosiddetto “cinema del reale”, quello dove non si filmano attori ma persone vere. A 24 anni ho deciso di iscrivermi ad una scuola di cinema e sono entrato al Centro sperimentale di Cinematografia di Palermo, specializzato in cinema documentario. Mi sono diplomato con un film girato in Sicilia con Filippo, “Tardo Agosto”. Tra i vari premi ricevuti, uno ci ha permesso di trascorrere un periodo di residenza a Zagabria. Da lì ci siamo interessati e abbiamo viaggiato per i paesi dell’ Ex Yugoslavia facendo ricerche, fino ad approdare a questo film che si intitola Waking Hours (Ore di veglia)».

Dopo Venezia la strada è già tracciata. «Stavamo già lavorando a un progetto prima di Waking Hours e dopo torneremo a lavorarci. È un film sui lasciti della guerra in Yugoslavia a 30 anni dalla fine del conflitto che portò alla sua dissoluzione». Che rapporto ha Cammarata con i registi livornesi? «Nessun rapporto in particolare. Come spettatore di cinema, non ho una buona relazione con gran parte del cinema italiano contemporaneo».l
 

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