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Sicurezza

Livorno, ha debuttato la polizia di prossimità: «Riconquistiamo i nostri luoghi»

di Stefano Taglione
Due carabinieri in centro per la "polizia di prossimità" (foto Franco Silvi)
Due carabinieri in centro per la "polizia di prossimità" (foto Franco Silvi)

Il prefetto Giancarlo Dionisi ha voluto con forza il piano delle pattuglie a piedi: «Ripopolare con bar, ristoranti e attività commerciale piazza Garibaldi e piazza della Repubblica»

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LIVORNO. «Le forze dell’ordine devono lavorare porta a porta con i cittadini, perché è necessario che i livornesi si riapproprino della loro città. Partiremo da piazza della Repubblica e da piazza Garibaldi: qui vorrei far tornare bar, ristoranti e il commercio in generale. Bisogna riconquistare in maniera pacifica e partecipata questi luoghi, con le persone che si ritrovano insieme nelle strade. Con la polizia locale, ad esempio, c’è una grandissima collaborazione, così come col Comune, con gli esercenti e con le altre autorità. Le pattuglie a piedi, i cosiddetti poliziotti di prossimità, devono andare a parlare con le persone per capire cosa si deve fare per il loro bene. E continueremo questo servizio, non legato alle festività: parte oggi, continuerà e vogliamo estenderlo ad altre zone della città».

A parlare, nel giorno del debutto in città dei poliziotti e dei carabinieri di prossimità, è il prefetto Giancarlo Dionisi. È lui che ha voluto il massiccio impiego delle pattuglie a piedi, un piano di vicinanza con i cittadini, per renderli più sicuri e per instaurare una proficua collaborazione che possa aumentare la fiducia dei livornesi verso le istituzioni. E perché no, favorire le segnalazioni di presunti illeciti e situazioni di disagio che dovessero di volta in volta presentarsi.

Nel pomeriggio del 20 dicembre, ad esempio, gli agenti della questura hanno pattugliato il centro partendo da piazza e via Grande, mentre i carabinieri da piazza Cavour hanno camminato fra la popolazione in via Ricasoli e zone limitrofe. Il centro come punto di partenza per poi estendere la sperimentazione ad altre aree, magari periferiche, dove far sentire la vicinanza delle istituzioni. Un progetto a cui naturalmente prende parte anche la municipale, guidata dal comandante Joselito Orlando, che ha già avviato questi servizi, con lo stesso capo della polizia locale, che si è insediato a settembre e ha incontrato insieme al manager per la sicurezza individuato dal Comune, l’agente della digos in pensione Giampaolo Dotto, vari rappresentanti dei comitati per capire le problematiche dei loro quartieri. Nel solco delle linee guida che il prefetto ha delineato nei vertici con la questora Giusy Stellino, con il comandante provinciale dei carabinieri Piercarmine Sica, con il pari grado della guardia di finanza, il colonnello Cesare Antuofermo, con il sindaco Luca Salvetti e con lo stesso Orlando. Riscuotendo approvazione e, soprattutto, grazie collaborazione e condivisione.

«I servizi – rimarca Dionisi – stanno già riscuotendo un bel successo e un favorevole accoglimento da parte dei negozianti, che non sono abituati a vedere carabinieri, polizia e municipale che camminano fra la gente. Questi feedback ci fanno capire che stiamo lavorando molto bene per creare una polizia di prossimità: una polizia legata al territorio, per un’attività responsabilizzata in grado di intervenire su numerosi problemi e aperta alla cittadinanza. Vorrei che da questo scendere in strada si sviluppasse, da parte della popolazione, un ritorno in forma di sicurezza partecipata, perché la sicurezza è un bene collettivo tutelato dallo Stato, ma è anche fatta di persone (come cittadini e negozianti) che con i loro suggerimenti e una partecipazione emotiva possono offrirci tanti spunti che magari, agenti e militari, altrimenti non potrebbero perché sono abituati a rimanere un po’ distaccati». Dionisi, prima di procedere all’avvio delle pattuglie a piedi, ha naturalmente condiviso il progetto con le rappresentanze di categoria del commercio, come Confcommercio e Confesercenti. Con incontri che continueranno anche nelle prossime settimane per fare il punto della situazione.

Il prefetto analizza poi i numeri «freddi» delle denunce, tante a Livorno per vari reati, che però a suo parere non completano un quadro esaustivo della situazione. «L’insicurezza spesso è un timore – le sue parole – è una paura del crimine e una reazione emozionale caratterizzata da ansia e dovuta a tanti fattori, ad esempio la paura di un danno fisico ed economico, magari non legato a un aumento dei tassi di criminalità». Perché «a Livorno, nonostante il numero alto delle denunce che sta a significare una grande collaborazione da parte della popolazione che si rivolge alle forze dell’ordine per sporgere querela, non c’è un’incidenza criminale preoccupante, ma nonostante questo dobbiamo rendere i livornesi più sicuri e poter alzare la loro percezione di sicurezza».

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