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Alla Rotonda di Livorno tra resti medicei e storia: «Beni da tutelare, temo i lavori ai 3 Ponti»

Alla Rotonda di Livorno tra resti medicei e storia: «Beni da tutelare, temo i lavori ai 3 Ponti»

L'architetto Ciorli (Archivio di Stato) racconta la peschiera ancora visibile e parla di Villa Boretti: «Qui le fondamenta della Torre di Ardenza»

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LIVORNO. Quella parte di muro, in pietra serena, è ancora quello del trapassato remoto. Così l’apertura di lato che guarda ai Tre Ponti era quella usata dai Cavalleggeri. Arrivavano in barca al “Gabbiano” e da lì entravano nella Torre di Ardenza. A pianta quadrata. La fece costruire il granduca Ferdinando I de' Medici nel 1595, una struttura per l’ avvistamento distrutta durante l'ultima guerra mondiale. Le sue fondamenta medicee sono in parte ancora visibili all’interno del circolo nautico dell ’Ardenza, al Gabbiano, appunto. Che storia. Proprio così. Ed è questa storia che l’architetto Riccarlo Ciorli vorrebbe tutelare. Valorizzare. Preservare. Da cosa? Dai lavori per la demolizione dei Tre Ponti per cui tutta l’area di cantiere (e anche parte della Rotonda) è delimitata da reti metalliche e chiusa.

«Sono molto preoccupato rispetto ai lavori di demolizione in procinto di partire ai Tre Ponti: in quest’area ci sono emergenze architettoniche importanti e spero che nel progetto esecutivo se ne sia tenuto di conto mano a mano che i lavori andranno avanti ». L’architetto è al Gabbiano. Profondo conoscitore della storia locale, l’ex funzionario dell’Archivio di Stato indica i luoghi e ciò che ancora resta.

«Nel vedere il proseguire dei lavori per la costruzione del nuovo collegamento con Antignano non posso esimermi, per la insensibilità dimostrata fino a ora e che arriva dal passato, sull’impatto che questi lavori possono avere nei confronti dei resti di un prezioso passato». Un passato magari sconosciuto a tanti. E che si ricorda, in toto, solo grazie a fotografie d’epoca. Un esempio? La storica Torre di Ardenza (tanto che via Pacinotti un tempo si chiamava via della Torre), detta poi dei Finanzieri quando venne adibita a luogo di vigilanza della guardia di Finanza, fu fatta saltare dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.

La torre a pianta quadrata di epoca medicea era su tre piani: si accedeva al primo con una scala esterna sul lato est. Era affiancata da piccole costruzioni ad un piano che fungevano da abitazione del castellano, da forno, stalle e approdo coperto. Vi risiedeva un comandante con 4 cavalleggeri, finché, sotto il governo del granduca Pietro Leopoldo venne disarmata. «Le fondamenta sono in parte visibili laddove oggi si trova il circolo nautico del Gabbiano», continua Ciorli. E dentro al circolo tra foto storiche, spogliatoi e palestra dei vogatori, si intravede qualcosa. I soffitti, sebbene rimaneggiati, sono ancora a volta. E dietro muri moderni si possono solo immaginare, nel cuore sotterraneo della Rotonda, l’antico forno e la vecchia cappella. Ascoltare Ciorli è come leggere un libro di storia. E di storie. Di lato all’ingresso odierno del circolo c’è una “porticina”. «È un’apertura antichissima: i cavalleggeri sbarcavano qui ed entravano nella Torre», commenta. E davanti «la cosa più intrigante è questo scavo di canale che gli studiosi medievalisti datano 1200 che prefigura l’esistenza di una peschiera antichissima, ancora oggi individuabile sotto il livello del mare alla discesa poco più avanti».

Dietro c’era villa Boretti. «Costruita nel XIX secolo fu sede di vari circoli culturali e forse anche di un cinematografo: fu demolita nel 1930 per far posto a una tribuna del circuito di Montenero. Che spreco».

Lo storico livornese della sua Ardenza (dove abita) conosce ogni angolo. Di ieri e di oggi. «Nel 1852 viene proposta la realizzazione di un prolungamento del viale del passeggio fino al villaggio di Antignano e nel 1898, il cavalier avvocato Vincenzo Mostardi-Fioretti eresse a sue spese i 3 Ponti, un piccolo ponte in pietra con tre arcate (portate a 5 negli anni ’90 del XX secolo)». E guardando a oggi. «Sono preoccupato: siamo in un momento dove scompare l’ultimo parco storico di villa Ombrosa, si tolgono gli antichi lampioni della stazione promettendo che saranno restaurati come fu detto per la serie di sculture rappresentanti dei delfini al moletto di Ardenza, opera ottocentesca, andati scomparsi e sostituiti da banali copie fotografiche». E chiude: «Mi appello a chi ha ancora un senso della cultura labronica affinché non accada come con la ricostruzione post bellica, quando con una città silenziosa si demolirono antichi reperti urbani che potevano esser recuperati. Confido che non si ripeta questo scempio».l

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