«Errata diagnosi medica da parte dell’Inail»: portalettere livornese risarcita per ottomila euro
La donna, 37 anni, durante una consegna aveva urtato una fioriera col motorino. Inizialmente sembrava una semplice distorsione, ma era una frattura
LIVORNO. Ha urtato una fioriera mentre consegnava la posta in motorino. Ma solo un mese dopo, dopo ulteriori accertamenti clinici, scoprirà che la sua non era una semplice distorsione al piede, evidentemente non riscontrabile subito dopo il trauma, ma una frattura. Per questo, a causa di un’errata diagnosi da parte di un medico dell’Inail, una trentasettenne livornese deve essere risarcita dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro per 8.030,25 euro. È quanto disposto da un’ordinanza del tribunale civile di Livorno, a firma della giudice Simona Capurso.
Il fatto
«Il 19 luglio del 2018 – si legge negli atti – durante lo svolgimento dell’attività di consegna della posta per una società di corrieri espressi, mentre si trovava a bordo dello scooter aziendale, la donna a causa di una strettoia ha urtato una fioriera con il piede destro e, finito l'orario di lavoro, lamentando dolore è stata accompagnata al pronto soccorso, dove le è stato refertato un trauma distorsivo con sette giorni di prognosi». «Lamentando ancora forte dolore – così riporta il provvedimento – il 25 luglio dopo la rimozione del bendaggio è stata invitata dall’Inail a effettuare un’ecografia del piede destro e, il 24 agosto successivo, è stata sottoposta a una risonanza magnetica, che ha evidenziato una frattura trabecolare dell’angolo inferiore del calcagno, estesa fino alla superficie articolare». Il 25 marzo del 2020 la dipendente, assistita dall’avvocato Federico Cantini, ha quindi inoltrato una richiesta di risarcimento danni all’Inail per «l’errata e ritardata diagnosi ma, nonostante venisse sottoposta a una visita medico-legale da parte del medico fiduciario, la richiesta risarcitoria è stata rigettata, perché all’epoca dell’accesso al pronto soccorso la frattura non era visibile»
L'ordinanza
Secondo il tribunale, i medici del pronto soccorso, non hanno alcuna colpa sulla diagnosi. Viceversa, invece, è stato condannato l’Inail. «Nella fattispecie in esame, la dipendente lamenta il ritardo nella diagnosi da parte dei sanitari facenti capo all’Inail – si legge nell’ordinanza – che ha comportato un prolungamento della malattia e una ritardata guarigione. La consulenza tecnica d’ufficio espletata nell’ambito del procedimento, dopo aver escluso un’errata diagnosi da parte dei medici del pronto soccorso dove la donna si era recata subito dopo l’infortunio, ha accertato invece un ritardo da parte dei sanitari dell’Inail nella diagnosi della frattura subita». Per questo, l’istituto, dovrà anche pagare circa 5.000 euro di spese di lite.
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