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Paroli, è sempre l’età per l’oro: suo il Mondiale master di sciabola

Paroli, è sempre l’età per l’oro: suo il Mondiale master di sciabola<br>

Lo schermidore del circolo Fides: «È il quinto titolo, ma l’emozione è la stessa» E ora Livorno è al lavoro per portare l’edizione del 2027 in città, come nel 2018

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Livorno L’età per vincere non passa mai. Nemmeno a 72 anni, perché la carta d’identità, quando lo vedi in un assalto, non ti viene di chiedergliela. Giulio Paroli, fresco campione del mondo di sciabola Master (categoria C, over 70), risponde con voce tambureggiante, e lo dice subito: «All’emozione quando si sale sul gradino più alto del podio non ci si abitua mai». È questione di passione, la stessa che si prova durante gli assalti in pedana e a cui Giulio non rinuncerà mai. Ha fatto così anche a Dubai. È diventato prima campione del mondo individuale nella sciabola poi, con la squadra si è dovuto “accontentare” dell’argento. «Ho portato ancora una volta Livorno sul tetto del mondo e con la mia città anche il Fides, il circolo dove sono cresciuto e che da sempre è una seconda famiglia». Lì, sono nati campioni che hanno scritto la storia della scherma italiana, da Nedo Nadi, capace di vincere nella stessa Olimpiade, ad Anversa, nel 1920, l’oro olimpico in tutte e tre le armi, ad Aldo Montano senior, il capostipite della dinastia dei Montano e nonno dell’Aldo Montano dei giorni d’oggi. E lì, anche Giulio continua ad allenarsi, «due volte a settimana, ma quando si arriva in prossimità delle gare anche tre». Adesso, dopo essere rientrato dal Mondiale Master di Dubai con due medaglie al collo, è pronto per festeggiare.

L’idea su cui si sta lavorando e che, di certo, renderebbe orgoglioso anche lui, è quella di riportare la manifestazione a Livorno, come accaduto nel 2018. La Federazione Internazionale della Scherma ci sta già pensando: la kermesse, che porterebbe in città oltre mille persone, tra atleti ed accompagnatori, diventerebbe una vetrina ulteriore, specie in una realtà dove la tradizione della scherma è nel dna. Servirà un impegno concreto da parte delle istituzioni, dal Comune fino alla Regione: il tempo per fare la mossa la giusta è alle porte, ora va solo colta l’occasione.

Giulio, partiamo dalla fine, ovvero dall’ultima medaglia d’oro conquistata a Dubai.

«La mia partecipazione al Mondiale, a dire il vero, non era cominciata nel modo migliore, con due sconfitte nel girone eliminatorio. Poi, però, nel tabellone delle eliminazioni dirette, assalto dopo assalto, sono arrivato a giocarmi il titolo iridato battendo l’americano Streb, proprio come due anni fa».

Da quanti anni sale in pedana?

«Ho cominciato a 11 anni, nel 1963, spinto da una tradizione familiare. Capii subito che, al di là delle difficoltà che avrei potuto incontrare, specie quando non riuscivo a dedicare allo sport il giusto tempo, quella sarebbe stata la mia strada. Livorno, del resto, è città della scherma da sempre: non è un caso che il Fides, in pochissimo tempo, sia diventato la mia seconda casa, il condensato perfetto di passione e amore per lo sport. Sono entrato nel percorso Master nel 1995, praticamente con la sua nascita. Ho vinto col fioretto e con la sciabola: conta solo salire in pedana».

Cosa è cambiato rispetto ad allora?

«Col passare degli anni senti di più la fatica, è ovvio, ma quando sei lì entri in un altro mondo: sei tu, l’arma che hai in mano e l’avversario davanti. Attenzione, percezione, intuito: ecco, sono questi gli ingredienti con cui costruisci la tua storia. E poi, è bello vedere come una passione possa portarti a raggiungere obiettivi e successi impensabili, capaci di andare oltre all’età che avanza».

Nel frattempo, lei ha conquistato cinque titoli, nell’individuale e a squadra.

«Peccato per l’ultimo argento. Abbiamo vinto contro Canada e Francia, ma stavolta contro il team degli Stati Uniti non siamo riusciti ad avere la meglio. Ci siamo fermati ad un passo. Il bilancio, comunque, resta più che positivo, per tutta la spedizione. È stata un’esperienza incredibile: Dubai è paragonabile ad un ambiente da favola, tra colori e giochi di fontane. Anche l’ambiente che ha ospitato le gare pareva un’astronave atterrata nel deserto. È stata un’esperienza unica, di quelle destinate a restarti nell’anima per sempre».

Di certo, le sarà tornata in mente l’edizione dei Mondiali di Scherma Master del 2018, quelli che si svolsero a Livorno.

«Fu un’edizione incredibile, un’esperienza bellissima. Ne ho vissuto l’organizzazione da vicino, pur non essendo riuscito a...conquistare una medaglia. Più o meno, eravamo quasi un migliaio di partecipanti, circa 950. Il Comune ci aiutò e con esso anche le altre istituzioni: riuscimmo ad allestire un palcoscenico all’altezza delle aspettative di tutti, atleti, spettatori e Federazione».

Per lei, livornese doc, sarebbe bello “gareggiare” di nuovo davanti al suo pubblico, alla sua gente.

«Sì, sono livornese doc, anche se una nonna era originaria di Ferrara. Sarebbe bello combattere in casa, un’emozione ancora una volta forte e diversa».

Ma lei, tra i tanti schermidori livornesi che hanno scritto pagine importanti di storia di questa disciplina, a chi si ispira?

«Io sono semplicemente sempre stato Giulio Paroli. Ho avuto maestri importanti, che hanno contributo alla mia formazione tecnica e a cui devo davvero tanto. A seguirci, in Fides, è il maestro Diego Pardini, a lungo anche responsabile tecnico della Nazionale di sciabola Master (oggi il ct è Giovanni Sirovich di Roma, ndr): è stato messo insieme un bel gruppo di atleti. In categoria B, sempre nella sciabola, Alberto Feira Chios si è preso una medaglia di bronzo che avrebbe potuto essere persino più preziosa, perché la finale gli è sfuggita soltanto per una stoccata».

Intanto, c’è da brindare al suo oro insieme al Fides.

«Abbiamo organizzato tutto, ci troveremo nei prossimi giorni in palestra e festeggeremo. Ma solo dopo l’allenamento».

Non si smette mai di essere atleti.

«Non si smette di essere schermidori, è questione di dna. Grazie a questo sport ho conosciuto tante persone, molte delle quali fanno quotidianamente parte della mia vita. Spesso organizziamo cene e ci ritroviamo per passare del tempo insieme, siamo una vera famiglia». l

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