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Simone Lenzi: «Il sindaco ha patrocinato la gogna per il prurito censorio di qualcuno»

Simone Lenzi: «Il sindaco ha patrocinato la gogna per il prurito censorio di qualcuno»

«E la giunta si è schierata come un plotone di esecuzione»

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di Simone Lenzi, ex assessore alla cultura di Livorno.


Ho letto l’ulteriore intervento del Sindaco sulla questione che mi ha coinvolto, nel quale si appella a quei valori che, secondo lui, io avrei in qualche modo messo in discussione. Ma, comunque la si pensi, perché parlarne ancora? Davvero, non capisco.

Posto però che il generico appello ai valori universali è l’ultima trincea di chi non sa che pesci prendere, preferisco allora parlare di valori più concreti. Perché il Sindaco aveva mille modi, tutti degni e umani, per uscire da questa situazione, ma la semplice verità è che ha scelto in assoluto il peggiore.

Ricapitolando: ho fatto una conferenza stampa in cui chiedevo scusa per avere esercitato la mia libertà di pensiero in modo imbarazzante per lui e la Giunta. L’ho fatta con le lacrime agli occhi, perché l’idea di averlo messo in difficoltà mi faceva soffrire. Su sua richiesta, il giorno dopo, gli ho quindi consegnato le dimissioni, perché non dovesse trovarsi a rischiare una mozione di sfiducia: ho anteposto gli interessi pubblici ai miei. E sebbene tutto questo mi abbia messo di fatto in mezzo a una strada da un giorno all’altro, dopo cinque anni di assoluta fedeltà e dedizione al lavoro per la città, non gli è sembrato abbastanza.

Perché poteva andare in conferenza stampa e dire poche semplici cose: “ci sono dei post controversi di Simone Lenzi che hanno suscitato la disapprovazione di ArciGay, comunità LGBTQ+ e altre associazioni la cui vicinanza è per noi prioritaria. Ricordando comunque che Lenzi ha sempre votato a favore di ogni delibera che riguardava quei mondi e quelle associazioni, lui stesso è stato d’accordo con me nel ritenere che le sue dimissioni possono servire a rasserenare gli animi e a chiudere questa spiacevole vicenda, lo ringrazio quindi per il lavoro svolto eccetera eccetera”. Semplice, appunto. Ma soprattutto umano e dignitoso. Inclusivo, direi, e scusate l’ironia imperdonabile. Invece, per la fregola di apparire fedelissimo all’ortodossia pelosa dei buoni e dei giusti, ha voluto giudicarmi e condannarmi in pubblico, a scapito di ogni decenza umana: “le parole usate sono gravi e sono difficilmente accettabili le giustificazioni”. Questa frase mi echeggia in testa da giorni. Dopo averla mandata a memoria mio malgrado, non mi fa dormire la notte. Dunque, mi sarei macchiato di colpe imperdonabili, ingiustificabili, irredimibili.

II Sindaco, che aveva già le mie dimissioni, ha scelto così coscientemente di patrocinare la gogna pubblica di un uomo che lo aveva servito fedelmente per cinque anni. Ha scelto, coscientemente, di darmi un ultimo calcio in bocca quando ero già a terra, per il futilissimo prurito censorio di gente che ha l’ironia di una mattonella e che, peraltro, aveva già ottenuto il mio scalpo.

Intorno a lui, schierata come un plotone di esecuzione, tutta la Giunta. Il capro espiatorio, insomma, non basta ammazzarlo, bisogna continuare a prenderlo a bastonate anche quando non si muove più. E dopo, il silenzio assoluto, non un messaggio, non una telefonata. Stando così le cose, allora è vero: c’è un problema di valori, e alla fine, nei fatti, ciascuno mostra i suoi. Intanto però, fra i valori irrinunciabili della pagina 10 del programma per Livorno, meglio togliere la parola “libertaria”.

Voglio infine ringraziare per la solidarietà, espressa sui giornali e sui social, le decine di giornalisti, politici, intellettuali, artisti, moltissimi dei quali non conoscevo di persona, di ogni parte di Italia, fra i quali anche esponenti proprio di quei mondi che a Livorno si sono tanto risentiti. Ma soprattutto le centinaia di livornesi che in questi giorni mi hanno fuso il telefono per manifestarmi una vicinanza che apprezzo sopra ogni cosa.
 

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