Livorno, droni-corrieri nelle carceri: spuntano altri casi, si studiano i sistemi di intercettazione
Alle Sughere scoperto un detenuto con le braccia fuori dalle inferriate mentre cercava di afferrare qualcosa da un velivolo, poi volato via verso il Parco Levante
LIVORNO. Non solo Livorno, dove l’ultimo avvistamento si è registrato due giorni fa. L’allarme dei droni-corrieri nelle carceri è scattato in tutta la Toscana, al punto che a livello regionale si sta pensando di difendersi dagli “spedizionieri volanti” non solo alle Sughere, ma anche altrove, installando dei sistemi di rilevazione automatica per intercettare i velivoli pilotati da remoto. «Io questo ruolo l’ho ricoperto anche a San Gimignano – spiega il direttore della casa di reclusione labronica, Giuseppe Renna – e anche lì c’erano stati degli avvistamenti. Sono problemi che, comunque, riguardano molte carceri d’Italia, potenzialmente tutte. È così che si tenta di introdurre illegalmente droga, telefonini o armi».
Il caso di Livorno
Nel frattempo, a Livorno, spunta un nuovo avvistamento, prima dell’ultimo risalente alla notte fra giovedì 3 e venerdì 4 ottobre. Si riferisce a circa un mese fa, quando un agente penitenziario di pattuglia sulle mura ha sorpreso da lontano un detenuto con le braccia fuori dalle inferriate della finestra della sua cella. A pochi metri un drone: qualcuno voleva consegnargli qualcosa. Droga, armi, un cellulare? Non si sa. Dopo che è scattato l’allarme, infatti, il destinatario del pacco è rientrato al sicuro e il velivolo si è allontanato di gran carriera in direzione del parcheggio del Parco Levante, dove c’è l’Ipercoop, nella zona sud della città. Da lì, o comunque lungo quella traiettoria, forse si nascondeva il pilota. «In Toscana – spiega il segretario generale regionale della Fns Cisl, Paolo Rauccio – è il primo caso che sento, in Italia invece no. Sono ovviamente preoccupato perché queste consegne possono inficiare la sicurezza di tutti i lavoratori delle carceri»
I sistemi di difesa
È per questo che il direttore Giuseppe Renna si vuole attrezzare per proteggere le Sughere. Un carcere che – come spesso lamentato dalle sigle sindacali e spiegato in un’intervista a Il Tirreno nei mesi scorsi dall’ex dirigente Carlo Mazzerbo – soffre perfino della mancanza di un sistema di videosorveglianza, dato che dal 2017 a causa dell’alluvione che ha allagato i piani interrati il “cervellone” delle telecamere è ko e non è stato mai riparato. La volontà di rimetterlo in sesto c’è, come quella di risolvere le svariate criticità che da anni affliggono il penitenziario, ad esempio la caserma della penitenziaria chiusa da tre lustri e l’area trattamentale sbarrata da 13 anni, con i percorsi rieducativi svolti in locali meno idonei. A questi interventi, ora, si aggiunge il sistema anti-drone, essenzialmente un congegno (dal costo di qualche decina di migliaia di euro) in grado di “sparare” un raggio di onde radio tale da “isolare” il dispositivo dal collegamento col pilota e farlo atterrare nel punto dove viene colpito. Così, le Sughere, potrebbe diventare fra le prime carceri d’Italia dove sperimentare le difese aeree.
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