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A Livorno Francesco Tricarico: «Adoro Ciampi e il suo Premio»

di Claudio Marmugi
A Livorno Francesco Tricarico: «Adoro Ciampi e il suo Premio»

L'artista che canta la poesia della normalità e la musica oggi: "Mi dispiace che a volte la mia musica sembri alta o colta, ma non c’è saccenza. Il vero autore deve saper affabulare"

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LIVORNO. Quand’era piccolo la musica l’ha salvato. Fin dal suo esordio dirompente nella scena della musica italiana con “Io sono Francesco” nel 2000, Francesco Tricarico ha costruito un mondo sonoro potentissimo, diventando un cantautore di riferimento per chi cerca nella musica la quotidianità filtrata attraverso una visione personale e geniale del mondo, e la poesia dentro le cose normali. Otto album, due partecipazioni a Sanremo (con “Vita tranquilla”, nel 2008, vinse il premio della critica “Mia Martini”), il “cantante di musica leggera”, ha sempre stupito ad ogni brano. Questa sera sarà a Livorno, ospite di Red Ronnie.

Cosa sta facendo adesso?

«“Faccio di tutto”, come dice il titolo del mio tour. In realtà faccio il musicista. Sto portando avanti un tour con Michele Fazio al pianoforte, giriamo da tanti anni, è un tour acustico, ma è molto sentito. Da pochissimo è uscita anche una nuova canzone, “Un’estate bellissima”».

Conosce Livorno?

«Ci sono stato diverse volte. Sono affezionato a Ciampi. Il cantautore e il Premio».

A volte la nostra città è stata accusata di eccessiva leggerezza?

«Non so se i livornesi siano così leggeri. Non l’ho mai notato. Mi dispiace che a volte la mia musica sembri alta o colta, ma non c’è saccenza. Il vero autore deve saper affabulare. Il mio obiettivo è riuscire a raggiungere l’essenza della composizione, mi piace che l’ascoltatore più frivolo possa trovare in questa leggera profondità “poetica” qualcosa che non ha né tempo né voglia di fare lui, ma che magari gli possa suggerire pensieri».

Ha mai sentito il detto “Meglio disoccupati a Livorno che ingegneri a Milano”?

«Non lo conoscevo, ma ci potrebbe essere della grande filosofia o grande saggezza nel non voler fare l’ingegnere a Milano».

Dove sta andando la musica?

«La musica sta andando in una direzione che non mi piace troppo. Gli ultimi 5 anni del Festival hanno reso la musica “popolare”, ma con poca poesia, poca metafora, poca ironia, poca satira. Valutiamo gli artisti in base allo streaming. Mi pare si stia cercando di privare la musica di tanti aspetti che l’hanno resa, nel tempo, stimolante al pensiero. Adesso si sta rendendo innocua - qualcuno potrebbe dire “serva del potere».

Cosa farà stasera a Livorno?

«Con Red Ronnie ci conosciamo da un po’ e non so cosa mi chiederà. Diciamo che vengo con spirito “livornese”, senza il carico emotivo di un concerto vero».

Ci sono luoghi dell’anima toscani a cui è affezionato?

«Ho tre ricordi molto, il primo è l’isola del Giglio. Ci andai da ragazzino. Un cielo così stellato non l’ho mai visto. Il secondo, l’Isola d’Elba: ci andai in moto passando dall’Abetone, per andare a trovare un’amica. Poi adoro la Maremma. Mi piacerebbe tornarci più spesso in Toscana, ma sono molto stanziale».l


 

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