App per non sprecare cibo, a Livorno affari anche in cantina: «Vino a costo di produzione»
Bottiglie griffate dalla “Pian del Melo” del Cisternino, uno dei soci della storica azienda: «Così evitiamo gli sprechi, sono quelle invendute»
LIVORNO. Non solo bar, panifici e pizzerie, le attività notoriamente più diffuse sull’app a causa dei prodotti in vendita rapidamente deperibili. Su “Too good to go”, da due anni, c’è anche la Cantina Pian del Melo del Cisternino, in via delle Sorgenti, che periodicamente offre a tutti i livornesi bottiglie di vino a prezzo scontato. Perché anche il nettare degli dei, col tempo, scade. «Ho deciso di buttarmi in questo ambito – afferma il socio dell’attività aperta dal 1971, l’imprenditore Alessandro Freschi, che guida l’azienda insieme ad Alessandro Marraccini e Filiberto Freschi – perché ero (e sono) anche un cliente, visto che ho sempre acquistato le “box”. Mi sono detto: anche noi abbiamo degli invenduti, dobbiamo provarci, ne va del benessere del pianeta».
Freschi, che cosa offrite voi attraverso l’app?
«Semplicemente vino. Noi, ad esempio, produciamo delle bottiglie personalizzate per feste, enti o privati. Capita che non vengano vendute tutte, quindi attraverso questo circuito le ricicliamo, offrendole a prezzo di realizzo. Un grande sconto per chi se le aggiudica».
Non capiterà sempre.
«No, non sempre. Rispetto a panifici, bar e pizzerie, infatti, mettiamo in palio le “box” ogni tanto. Lo faremo ad esempio la prossima settimana».
Così evitate lo spreco.
«Esatto: questo è l’obiettivo. Fra l’altro, così facendo, riusciamo a recuperare molto più vetro del normale, nel senso che non viene disperso, ma venduto nelle “box”, quindi teniamo in generale più bassi i listini per tutti, facendo economia. Il vetro ha infatti un impatto molto importanti sul prezzo del vino e per rientrare nei costi dobbiamo stare molto attenti a non sprecarlo. I vantaggi, insomma, sono per tutti, non solo per chi compra con l’app».
In pratica chi compra il vino da voi a prezzo scontato, acquista delle bottiglie “griffate” che avete precedentemente prodotto non per lui, ma per un vostro cliente.
«Sì, tendenzialmente sì. Uno stock che fa parte degli invenduti personalizzati, prodotti che certamente non possiamo andare a proporre nelle enoteche, proprio perché sono marchiati».
È anche una forma di pubblicità.
«Certamente, facendo risparmiare le persone riusciamo anche a farci conoscere da chi, magari, non sa della nostra esistenza. È capitato, infatti, di farci promozione attraverso l’app e poi di rimanere in contatto con quegli stessi clienti che ci avevano trovato su “Too good to go”».
Siete quindi riusciti a procacciare nuovi clienti.
«Sì, chi è tornato è diventato un cliente fisso, perché aveva apprezzato le bottiglie vendute a prezzo scontato. Siamo molto contenti di questa iniziativa, abbiamo notato che può funzionare anche per una cantina. L’obiettivo è ridurre le conseguenze negative per l’ambiente». l
S.T.
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