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Livorno, giornata della pace: dalla mamma di Willy a quella di Denny. Ecco i racconti di donne ferite e coraggiose

Livorno, giornata della pace: dalla mamma di Willy a quella di Denny. Ecco i racconti di donne ferite e coraggiose

Larga e commossa partecipazione martedì 28 maggio per l’iniziativa promossa da Sant’Egidio, in collaborazione con il Comune, la Diocesi e Istoreco, nel giorno anniversario dei bombardamenti che distrussero Livorno durante la guerra mondiale

30 maggio 2024
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Livorno Larga e commossa partecipazione martedì 28 maggio per l’iniziativa promossa da Sant’Egidio, in collaborazione con il Comune, la Diocesi e Istoreco, nel giorno anniversario dei bombardamenti che distrussero Livorno durante la guerra mondiale. Una manifestazione per la pace che, sebbene ricorrente ogni anno, ha acquistato – grazie alle tante testimonianze che hanno accompagnato il corteo - un significato particolare, considerando ciò che sta accadendo nel Mediterraneo e, più in generale nel mondo. La necessità di manifestare una larga volontà popolare contraria alla guerra, l’evidenza delle dolorose ferite lasciate dai conflitti anche dopo la fine delle ostilità, la logica del più forte e l’arroganza e la sopraffazione che investe la convivenza nelle città, nelle periferie, le alternative alla "logica" dello scontro, data per inesorabile, sono risuonate attraverso la voce di donne che, a diverse latitudini, sulle ferite della propria esperienza o del proprio Paese, non hanno fatto crescere la vendetta, ma l'hanno contrastata con coraggio, dignità e fermezza. Lungo le tappe del percorso di pace da piazza del Municipio fino agli Scali d'Azeglio, dove hanno trovato "sepoltura" centinaia di persone tra le macerie delle Cantine, hanno rappresentato quanto sia importante prendere parte a ciò che accade, scegliere la parte della pace, dell’educazione alla pace e vivere responsabilmente questa epoca sempre più segnata dalla guerra. Con loro, una folla particolarmente partecipe, il vescovo Giusti che ha richiamato l’inaccettabile corsa al riarmo e alla minaccia atomica, la necessità di reagire con una forza di bene e l’Assessora Barbara Bonciani con il suo sentito appello al riconoscimento dei diritti umani dei singoli e dei popoli, alla ripresa della via diplomatica: “Non si parla più di pace, e questo è inaccettabile, da tutti i punti di vista”. Commoventi le testimonianze di Tirumirt sul conflitto tra Etiopia ed Eritrea e di Tamara sulla Bosnia Erzegovina, con l’orrore di Srebrenica e i dolorosissimi postumi del conflitto, vivi ancora oggi. Entrambe hanno scelto, l’una sull’orizzonte cittadino, l’altra sul versante internazionale l’impegno per l’educazione al dialogo, all’empatia, alla pace a cominciare dal mondo che è intorno a sé. In piazza Cavour, la tappa sui conflitti cosiddetti “urbani”, a monte dei quali è spesso la droga, così diffusa e così determinante nella crescente violenza che, direttamente o indirettamente, colpisce soprattutto i più giovani. Toccanti, a riguardo, la testimonianza di Lucia Duarte madre di Willy Monteiro, ucciso a Palino il 6 settembre del 2020, e il messaggio inviato da Erika Terreni, madre di Denny Magina. Al termine, l’omaggio alle vittime di tutte le guerre e le violenze presso le cantine degli Scali D’Azeglio, divenute ormai luogo simbolo di una memoria della guerra che ha sostenuto ed educato alla pace almeno due generazioni di livornesi. Un ringraziamento sentito e un grande e caloroso applauso è stato indirizzato a Mirella e a tutti gli anziani che, con oltre seicento testimonianze scritte - oggi conservate nell’Archivio della Memoria - ed innumerevoli interventi nelle scuole, hanno accompagnato l’iniziativa di Sant’Egidio dal 2004 ad oggi.

Lucia Monteiro Duarte: "Sono mamma di un ragazzo meraviglioso ucciso senza motivo" "Sono la mamma di un ragazzo meraviglioso - ha detto la madre di Willy - che purtroppo è stato ucciso per la violenza, senza motivo. Ho pensato tanto alle donne che perdono i figli all'improvviso o per la guerra per altri motivi che magari sono sole e abbandonate e non hanno avuto tutto il conforto che ho avuto io. Quando riesci a pensare alla sofferenza degli altri, inaspettatamente trovi in te una forza che ti fa andare avanti,e che fa vivere tuo figlio dentro di te: sento che è il mio dovere come mamma, testimoniare quello che era Willy, trasmettere il suo sorriso, la sua allegria. È un ragazzo a cui è stato impedito di vivere la propria vita e di realizzare i propri sogni. Vedendo i giovani, trovo tanta forza e nei giovani che riescono a realizzare i loro sogni, vedo un pezzettino di Willy…. . Dopo quello che è successo, guardando i ragazzi, penso che la vita è troppo bella per essere votata alla morte. Ai nostri figli dobbiamo dire di usare i tanti doni che anche ciascuno di loro ha, che tutti abbiamo: l’intelligenza, l’umiltà, gli altri che ti possono aiutare e una strada che sempre si può trovare per tornare indietro e fare un'altra vita".

Una "bambina di ieri", Mirella Raugi, livornese, 93 anni: "Restiamo umani" Mirella Raugi, livornese, 93 anni, una "bambina di ieri", il bombardamento del '43 e la guerra se li ricorda bene e implora: "Durante la guerra la vita si ferma, la gente muore, i giovani muoiono, come anche i bambini. Chi vive, non vive bene, sopravvive. La guerra non va mai accettata, è un compromesso col male. La gente è spinta alla violenza. Violenza che c'è già, nelle città. Dobbiamo scegliere di rimanere umani: non accettiamo la violenza e la guerra come unica scelta possibile, inevitabile".

Una bambina di oggi, Isabella, 10 anni: "I bambini in guerra devono poter tornare a sognare per il loro futuro" Isabella, 10 anni, bambina di oggi che frequenta la Scuola della Pace di Sant’Egidio delle scuole Micheli, fa a Mirella da controcanto, anzi da canto: "Speriamo nella pace non solo per noi, che siamo qui oggi in tanti, ma anche per tutti i bambini che sono in guerra e soffrono molto, hanno perso tutto. Vogliamo che anche loro possano tornare a sognare per il loro futuro e avere speranza"

Tàmara Cvetkovic, da Srebrenica alla Toscana: “Ci sono persone che non voglio sentire parlare più della pace”.  Tàmara Cvetkovic, giovane donna che viene da Milici, un paesino a 40 km da Srebrenica, tristemente famosa per il massacro operato dalle milizie serbe a danno di oltre 8000 ragazzi e uomini bosgnacchi (musulmani bosniaci), nel luglio 1995. Tàmara, aveva sei anni quando è finita la guerra. Era nata da madre musulmana e dal padre serbo ortodosso. Il nonno è stato ucciso a Srebrenica. "Ci sono persone che non vogliono sentire parlare più della pace e noi dobbiamo contrastare tutto questo". Tàmara, che ha studiato a Pisa, è un'attivista per la pace e realizza in Bosnia Erzegovina attività con giovani e donne di comunità rurali.

Tirumirt: “Nella guerra tra Etiopia ed Eritrea, i giovani mandati a morire, i figli degli amministratori all'estero a studiare”. Tirumirt è invece una delle madri della Scuola della Pace di Livorno, testimone del lungo e feroce conflitto scoppiato tra Etiopia ed Eritrea per questioni di confine, triste eredità dei disegni coloniali sulle frontiere del Corno d’Africa. "Ho visto i ragazzi che venivano costretti a combattere e mandati a morire, mentre i figli degli amministratori e di chi governa andavano a studiare all'estero, li mandavano al sicuro", ha detto dal sagrato del Duomo e, guardando i tanti giovanissimi e loro genitori che partecipavano al corteo, ha aggiunto: "Mandate i vostri figli alle scuole della pace, è importante, anzi necessario, così li proteggerete davvero".

Erika Terreni: “La guerra da fare è alla droga. Lotto per avere giustizia” Erika Terreni, la mamma di Denny Magina, precipitato il 22 Agosto 2022 dal quarto piano di un edificio popolare, occupato, di via Giordano Bruno a Livorno. Erika Terreni è diventata la voce di tante mamme che ogni giorno fanno i conti con la droga che avviluppa la vita dei loro figli. Ha mandato un messaggio al corteo, con un invito ad essere sempre vicini ai propri figli: "La droga può sorprenderti in un attimo. La droga ti rovina la vita, diventa una presenza costante e pericolosa. Quel figlio che si apparta è sempre lui anche quando non ti parla". In questi 22 mesi senza Denny, si sono fatti vicini in tanti specie "mamme come me alle quali dico che la lotta da fare non è ai figli: l'unica guerra da fare è quella alla droga. Aspetto giustizia. Non c'è pace senza giustizia. Giustizia è pace. E’ dignità". Anna Ajello (Sant'Egidio): “Di fronte alle scelte di guerra, ecco alcune strade da percorrere Anna Ajello, per la Comunità di Sant'Egidio, davanti agli scali d'Azeglio: "Sentiamo forte preoccupazione per la corsa al riarmo e la svolta bellica. L’Europa che fa tanta fatica ad unirsi, si unisce per armarsi, per la prima volta nella sua storia, dopo quasi un secolo, tentata di tralasciare la sua vocazione contemporanea e la sua vera grande opportunità: essere una forza di pace, un luogo di mediazione, l’approdo dei sogni di salvezza e di speranza di tante famiglie, di tante persone in fuga dalle guerre". E allora "la nostra risposta non può mancare". Proprio grazie alla voce di Lucia, di Mirella, Isabella, Tamara e Turu che hanno affrontato con coraggio situazioni di guerra e di violenza "non è vera la lamentela dell’impotenza. Tutti possiamo fare qualcosa" senza fuggire, con modestia, nelle zone confort o difendendo i confini del proprio privato. Manifestare, parlare di pace, educare alla pace, aiutare, costruire una vita migliore a cominciare dalla città, non lasciare che ciò che accade rovini i nostri rapporti umani, vivere con responsabilità questa epoca di guerra. E’ quello che tutti possiamo fare. Non dobbiamo rinunciarci

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