Il Tirreno

Livorno

La decisione

Caso Denny, lascia il carcere il giovane accusato di omicidio: è tornato a Livorno

di Stefano Taglione
Una manifestazione in ricordo di Denny Magina (foto Franco Silvi)
Una manifestazione in ricordo di Denny Magina (foto Franco Silvi)

Hamed Hamza è libero con gli obblighi di dimora e di firma dai carabinieri. Era in cella solo per spaccio, visto che l’arresto il delitto preterintenzionale era già stato annullato dal gip

29 marzo 2024
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LIVORNO. Hamed Hamza lascia il carcere: per il “pugile” accusato di aver sferrato il pugno mortale a Denny Magina, facendolo precipitare dalla finestra di un alloggio popolare al quarto piano di via Giordano Bruno, il tribunale ha disposto l’obbligo di dimora a Livorno, con il divieto di allontanarsi da casa dalle 22 alle 7 e la presentazione giornaliera nella caserma dei carabinieri. È quanto ha deciso il 29 marzo il giudice Gianfranco Petralia all’apertura del dibattimento, dove il trentaquattrenne tunisino è imputato per spaccio di droga insieme al connazionale di 31 anni Amine Ben Nossra, la cui misura cautelare (a Udine, in Friuli, dove vive) era già stata alleggerita il 13 settembre scorso in maniera analoga all’amico col quale è imputato in concorso. È solo per la cessione di cocaina, il filone giudiziario partito subito a seguito del dramma della Guglia, che i due giovani erano detenuti in regime di custodia cautelare nelle carceri e non per il delitto ipotizzato dalla procura, per il quale non è stata emessa alcuna prescrizione, essendo stata rigettata dal giudice per le indagini preliminari Mario Profeta, e le indagini sono ancora aperte (l’avviso di chiusura dovrebbe arrivare nel giro di qualche giorno).

I due sono appunto anche indagati per omicidio preterintenzionale per la morte di Denny, deceduto in ospedale nella notte fra il 21 e il 22 agosto del 2022 dopo il volo mortale dal quarto piano a seguito – così ritiene il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Giuseppe Rizzo – del pugno sferratogli da Hamza, che in quel momento avrebbe indossato un anello di platino a forma di teschio il quale, stando alle analisi forensi, lo collega all’aggressione proprio per le tracce di metallo rinvenute in una ferita della vittima fra la bocca e il mento, l’unica secondo gli inquirenti incompatibile con la caduta in strada.

Meno di due settimane fa Hamza era stato arrestato proprio per questo motivo, ma il gip dopo aver firmato l’ordinanza, con un secondo provvedimento, ha poi retrodatato i termini della custodia di carcerazione preventiva a un anno e mezzo fa, al novembre del 2022, quando il trentaquattrenne (insieme a Ben Nossra) venne rinchiuso in cella per la droga in un procedimento che il tribunale ritiene strettamente collegato al primo (l’omicidio ndr) tanto da renderlo quasi unico, impedendo quindi una doppia misura restrittiva della libertà e dichiarando già scaduta quella per il delitto, la cui durata sarebbe stata di un anno quindi non è stata accolta, essendo virtualmente decaduta nel novembre scorso. L’effetto, da ieri, dopo l’ulteriore pronuncia del tribunale è la libertà parziale di Hamza. Petralia, al termine dell’udienza, si è potuto esprimere solo sulla custodia cautelare legata alle cessioni di “polvere bianca”, ravvisando comunque il pericolo di fuga dell’uomo, per il quale rimangono l’obbligo giornaliero di presentazione alla polizia giudiziaria (la stazione dei carabinieri competente ndr), il divieto di allontanarsi da casa dalle 22 alle 7 di ogni notte e l’obbligo di dimora a Livorno, città dalla quale non si potrà mai allontanare durante la durata delle prescrizioni imposte da palazzo di giustizia. Sulla custodia cautelare per l’omicidio preterintenzionale, respinta già un anno e mezzo e in ultimo la scorsa settimana dichiarata scaduta, la procura ha presentato appello al tribunale del riesame di Firenze, ma la fissazione dell’udienza non sarà rapida. «La questione sollevata dal giudice – aveva spiegato all’indomani della decisione di Profeta il procuratore facente funzione Massimo Mannucci – è puramente giuridica e riguarda il calcolo dei termini di custodia cautelare in caso di connessione fra i diversi reati. Quella adottata è una decisione che segue un orientamento giurisprudenziale suscettibile di diversa interpretazione e pertanto la procura ha già presentato appello».

Hamza, ieri, era l’unico imputato in tribunale, dal momento che Ben Nossra è rimasto in Friuli. A difenderlo l’avvocata Barbara Luceri: è lei che, al termine dell’udienza, ha chiesto al giudice l’alleggerimento della custodia, poi accolta da Petralia. A rappresentare il coimputato, invece, la collega Alessandra Natale. Una volta tornato in carcere a Lucca, il trentaquattrenne, è poi stato liberato per tornare a Livorno. 
 

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