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Livorno, la stazione San Marco festeggia 180 anni: «Era il simbolo di una rivoluzione, oggi il degrado totale»

di Francesca Suggi
Livorno, la stazione San Marco festeggia 180 anni: «Era il simbolo di una rivoluzione, oggi il degrado totale»

Era capolinea della prima ferrovia del Granducato Il gruppo Fermodellistico ha lanciato  uan raccolta firme per salvarla dall'abbandono

25 marzo 2024
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Livorno Oltre 500 firme raccolte online e altre centinaia su carta. Per sensibilizzare le istituzioni a salvare la Stazione San Marco dal degrado. Una petizione che vuole essere specchio di quello che storicamente erano quei binari e quel luogo, sorti all'epoca del granducato lorenese e rifatti durante il regno sabaudo. Ovvero un tassello di un’impresa storica che ha compiuto 180 anni. Come capolinea della strada ferrata Leopolda, la prima linea ferroviaria del Granducato di Toscana nella tratta tra Pisa e Livorno. A celebrare questa ricorrenza e a rinnovare l’importanza della raccolta firme è il gruppo Fermodellistico Livorno.

«A Livorno il simbolo di questa impresa storica è rappresentato dalla Stazione San Marco, oggi nel degrado più totale, un abbandono che attanaglia, purtroppo, anche quei beni che, insieme alla stazione, dovrebbero contribuire a conferire un’identità storica e culturale a questa parte di città, come la Porta San Marco, l’attigua barriera o il vicino cimitero degli inglesi», sottolinea il presidente del gruppo di appassionati, Stefano Ceccarini. Che ricorda quell’evento di 180 anni fa. Sembrano fotogrammi di un film d’epoca. Una locomotiva a vapore. Cinque carrozze. Un fischio. Una nuvola di fumo che si solleva nel cielo di Pisa. Sono le 13,30 del 13 marzo 1844. E poi 22 minuti di celebrità. Undici miglia e un quarto. Di rivoluzione lungo i binari. Con la folla delle grandi occasioni vestita a festa. Ceccarini e altre anime del gruppo vanno in quello che era il simbolo di una rivoluzione epocale. Per celebrare la ricorrenza. Oggi la stazione San Marco è degrado. Abbandono. Incuria. Cattive frequentazioni. Con progetti in divenire vaghi, non definiti.

«La stazione San Marco è stata per oltre 60 anni il punto d'arrivo e partenza dei viaggiatori, per poi essere trasformata in un magazzino e subire ogni genere di modifica», continua. «Quella di 180 anni fa - riprende il presidente - fu un'impresa che diede il via ai trasporti su ferro nella regione e che ancora oggi costituisce un asse fondamentale nell'ambito dei trasporti ferroviari della Toscana».

Ieri, oggi. Trascorsi esattamente 180 anni, nel piazzale interno della vecchia Stazione di Livorno San Marco regna il silenzio. «I binari - descrive la situazione odierna - sono ricoperti da una fitta vegetazione, le facciate sono pericolanti, mentre del magazzino merci restano solo i muri perimetrali. Chissà se all’interno dell’edificio, sotto qualche strato di intonaco, si trovano ancora tracce degli affreschi a tema risorgimentale che ornavano le sale d’aspetto e che Ernesto Bellandi aveva realizzato negli anni ’80 dell’Ottocento, durante i lavori di rifacimento del fabbricato viaggiatori. Sembra impossibile pensare che questi spazi, dopo la chiusura di San Marco al traffico viaggiatori e l’apertura della nuova stazione sulla linea Livorno-Vada, siano stati utilizzati soprattutto come magazzini, subendo modifiche, demolizione e ampliamenti».

Ceccarini conosce la storia e l’attualità a menadito. «Anche la grande volta in ferro e vetro, che copriva i binari e i marciapiedi, è scomparsa da tempo, smantellata per ricavare le materie prime utili alla costruzione degli armamenti durante la seconda guerra mondiale: realizzata tra il 1888 e il 1889 dalla ditta Badoni di Lecco, aveva una luce di quasi 30 metri e si estendeva per una lunghezza di circa 120 metri, caratterizzando fortemente l’immagine del fabbricato viaggiatori nel contesto della piazza San Marco».

Oggi la stazione, in parte transennata, fa da sfondo a un trafficato snodo stradale. Il degrado è generale. «Nei giorni in cui ricorrono i 180 anni dall’apertura della Livorno-Pisa, per una curiosa coincidenza si è tornati a parlare della vecchia stazione, dando notizia di un’operazione immobiliare, fortunatamente sventata, che avrebbe portato alla sua trasformazione nell’ennesimo centro commerciale. Non proprio un’idea nuova».

Cosa propone il gruppo Fermodellistico Livorno. Intanto attraverso la petizione “Salviamo dal degrado la stazione Leopolda di Livorno” sulla piattaforma change.org lancia un accorato appello per fermarne il degrado.

«Forse occorre cambiare prospettiva e guardare alla creazione di nuovi centri culturali in grado di promuovere una rigenerazione urbana e sociale del quartiere. La storia ricorda che la costruzione della ferrovia Leopolda rappresentò, per il Granducato, una novità assoluta, la concretizzazione di un’idea di modernità che si rifaceva alle già collaudate esperienze europee; una sfida imprenditoriale che ebbe come protagonisti, da un lato, il banchiere fiorentino Emmanuele Fenzi e, dall’altro la società di Pietro Senn, rappresentata dall’imprenditore livornese Agostino Kotzian. È la dimostrazione che anche a Livorno c’erano le risorse, economiche e imprenditoriali, per guardare oltre». Ceccarini si guarda intorno. «Da tutto questo possiamo forse trarre un insegnamento, nell’attesa che la Stazione Leopolda di Livorno sia recuperata, seguendo l'esempio delle omonime stazioni di Pisa e Firenze, che da anni sono state riconvertite in spazi a servizio della cittadinanza». E chiude raccontando un altro omaggio in corso di realizzazione alla Stazione S.Marco: «È in fase di riproduzione un modello in scala 1:87 del fabbricato com’era».l




 

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