Il Tirreno

Livorno

L’indagine

Livorno, due indagati per il rogo alla Scopaia: altri accertamenti negli alloggi – Video

di Claudia Guarino
Livorno, due indagati per il rogo alla Scopaia: altri accertamenti negli alloggi – Video

Nel fascicolo in procura si delinea anche l’ipotesi di omicidio colposo. Trasferita la salma della vittima in attesa che il medico legale faccia l’autopsia

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LIVORNO. Le gocce di pioggia si infrangono sui mattoncini rossi di un quartiere ferito. La mattina è silenziosa, sul viale Città del Vaticano. Al civico 86 i muri sono ancora anneriti. E chi passa getta un occhio laggiù, oltre il cancello, sulla vetrata del portone d’ingresso. Nel rogo scoppiato di là di quella porta ha perso la vita l’operatore ecologico di Aamps Milco Santini. Aveva sessant’anni. Altre nove persone sono rimaste ferite nel rogo e due di loro sono ancora gravi. Per quei fatti adesso c’è un fascicolo aperto sulla scrivania della pubblico ministero Sabrina Carmazzi, titolare dell’inchiesta, su cui, a quanto sembra, al momento sarebbero iscritti due nomi. L’ipotesi di reato che va a delinearsi – oltre all’incendio – è quella di omicidio colposo dato che l’indagine è volta a individuare eventuali responsabilità, in questo caso involontarie, nello scoppio dell’incendio che ha poi divorato due appartamenti della Scopaia causando la morte di Santini.

Le fiamme

L’incendio, lo ricordiamo, è scoppiato intorno alla mezzanotte in un appartamento al primo piano. All’origine del fuoco c’è una candela, accesa durante il black out dell’elettricità, la cui fiamma potrebbe essere sfuggita al controllo di chi l’aveva in precedenza accesa. A un certo punto ha preso fuoco un divano, le tende e tutto quello che poteva bruciare. Le fiamme hanno poi raggiunto l’appartamento al piano superiore. Lì c’erano Milco Santini e la madre Isabella Capodicasa. La seconda è stata salvata dai vigili del fuoco e ricoverata in medicina d’urgenza. Ieri era ancora grave ma cosciente e in fase di miglioramento. Il primo, purtroppo, non ce l’ha fatta. E, nonostante i vari tentativi di rianimazione, è arrivato al pronto soccorso di Livorno in arresto cardiaco.


L’autopsia

Dopo la dichiarazione del decesso, la salma è stata trasportata al cimitero dei Lupi, a disposizione del magistrato che disporrà l’autopsia in modo tale da stabilire la causa di un decesso che, con ogni probabilità, è da ascrivere all’intossicazione da fumo inalato durante l’incendio. «Il corpo di mio fratello – dice il sindacalista Stefano Santini – è attualmente a disposizione del magistrato. Da parte nostra non possiamo che attendere il momento della liberazione della salma in modo tale da poter organizzare il funerale». Passaggio che potrebbe richiedere alcuni giorni considerando la disposizione dell’autopsia, l’affidamento dell’incarico al medico legale e l’esecuzione materiale dell’esame.

L’inchiesta

La pubblico ministero, nel frattempo, ha visionato gli atti inviati da vigili del fuoco e carabinieri aprendo un fascicolo. L’indagine verte a individuare eventuali responsabilità nello scoppio dell’incendio e, di conseguenza, nella morte dell’operatore di Aamps. E, per raccogliere elementi, è stato anche disposto il sequestro di due appartamenti: quello abitato dalla vittima e quello sotto, in cui è scoppiato l’incendio, all’interno del quale sembra ci fossero due persone: un uomo e una donna, entrambi soccorsi ed entrambi non in gravi condizioni.

Notte d’inferno

L’uomo, trasportato al pronto soccorso la notte dell’incendio, è poi rimasto in ospedale sotto osservazione. Altre persone sono state già rimandate a casa, come ad esempio i due vigili del fuoco rimasti feriti durante un intervento che ha richiesto la messa in atto dell’organizzazione prevista per le maxi emergenze. E dopo l’allarme, in via Città del Vaticano sono arrivati pompieri, sindaco, assessori, protezione civile e carabinieri. E, chiaramente, le ambulanze del 118 con i due medici in servizio (uno sul mezzo dell’Svs e uno su quello della Misericordia di via Verdi). Presenti anche i volontari della Croce Rossa e della Misericordia del Gabbro. Sono stati portati al pronto soccorso prima i feriti più gravi e poi, pian piano tutti gli altri: dieci, complessivamente, con Santini che purtroppo non ce l’ha fatta. I pullmini coordinati dalla Misericordia di via Verdi hanno poi trasportato gli evacuati al punto allestito dalla protezione civile e, per chi non aveva altre soluzioni, nell’albergo messo a disposizione dal Comune.

I feriti

Un grande lavoro, insomma, quello della macchina dei soccorsi. Una donna di origine tunisina con problemi respiratori è stata trasportata all’ospedale Cisanello di Pisa insieme al marito. Un pompiere è stato portato al pronto soccorso di Cecina e un altro a Livorno: uno con dolori a una spalla e uno con una distorsione a un ginocchio. Entrambi – fanno sapere dal comando di Livorno – stanno bene e sono stati già dimessi. Al pronto soccorso di Livorno sono arrivate, complessivamente, cinque persone. Due i pazienti più gravi. Isabella Capodicasa, la mamma di Milco Santini che era nell’alloggio popolare insieme al figlio, è stata ricoverata in medicina d’urgenza. Ieri le sue condizioni erano in miglioramento. «Nostra madre è in buone mani al pronto soccorso – ribadisce Stefano Santini –. Il personale la sta assistendo e spero che presto sarà fuori pericolo». Il sessantanne Stefano Pinucci ieri pomeriggio era invece ancora ricoverato in Rianimazione e le sue condizioni erano stazionarie. C’è apprensione e speranza, dunque, per le condizioni dei feriti più gravi. E c’è attesa. Sia per le famiglie evacuate, che aspettano di conoscere il loro prossimo destino abitativo. Sia per le indagini coordinate dalla procura che potranno dare nuove risposte sul terribile incendio divampato in piena notte durante il black out dell’energia elettrica nella palazzina di Casalp lungo il viale Città del Vaticano.

 

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