Il Tirreno

Livorno

La storia

Da Greenwich a Livorno in bicicletta. «Un regalo per festeggiare i 50 anni»

di Franco Marianelli
Da Greenwich a Livorno in bicicletta. «Un regalo per festeggiare i 50 anni»

Nicola Papalini, informatico, è partito con due amici: «Il tratto più difficile in Svizzera». Per otto giorni in sella: dopo lo sconfinamento da Cerfontaine a Saint Mihiel, il giorno dopo da Bussang a Lucerna

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LIVORNO. D’altra parte come facciamo a stupirci se un uomo che di casa abita a Greenwich sia di una precisione maniacale? Dal sobborgo londinese Nicola Papalini, livornese, trapiantato in Inghilterra da 25 anni, esperto di informatica e alle dipendenze di una società che fornice software alla Nato, è partito lo scorso 26 agosto per giungere nella nostra città il 3 settembre. Se ci ha messo otto giorni ciò è dovuto unicamente al fatto che il viaggio lo ha fatto in bicicletta (Manica a parte) assieme a due amici.


Il racconto

«Era l’occasione per festeggiare i nostri cinquant’anni – racconta Papalini – e così assieme ai miei “bikefriends” James Murphy e Toby Wymer (tutti classe 1973) siamo partiti per Livorno dove ancora risiedono mia madre Concetta Saltamonti e mia sorella Patrizia». Nicola è figlio dell’indimenticato professore di lettere Domenico che ha insegnato a tanti livornesi nonché pubblico amministratore della Comunità Montana dell’Isola d’Elba.
 

Diario di viaggio

Dicevamo del dettagliatissimo diario di viaggio che Nicola ci offre con tutte le tappe della sua abbondante settimana d viaggio: dal primo giorno (Londra-Dunkerque e poi sino a Ypres in Belgio sino all’ultima del 3 settembre La Spezia – Livorno. Dal Belgio il viaggio è proseguito per Francia, Svizzera e Italia. Il 28 agosto lo sconfinamento da Cerfontaine (Belgio) a Saint Mihiel (Francia) , il giorno dopo da Bussang (Francia) a Lucerna (Svizzera) e infine l’ultimo confine da Bellinzona (Svizzera) a Novi Ligure (Alessandria).
 

L’impressione

È stata dura? «Insomma. C’è comunque preliminarmente da dire che siamo allenati perché da molti anni pratichiamo tutti e tre il ciclismo amatoriale. Abbiamo anche un nome, Lee Velo, dal nome della zona di Greenwich nella quale abitiamo e ci facciamo confezionare, grazie ad una società di abbigliamento sportivo, completini con questo nome. Tornando alla fatica – prosegue Papalini – i primi giorni (in Inghilterra e Belgio) abbiamo avuto terreno pianeggiante, poi in Francia le ondulate Ardenne, il peggio è venuto in Svizzera con il San Gottardo. ..30 chilometri di salita. Poi siamo saliti sul Ballon d’Alsace (1200 metri di altezza) ed è stata dura. Ma forse la fatica più grande l’abbiamo subita nel centro di Basilea…». Ci faccia capire meglio.«Spuntavano autobus da tutte le parti, mai visto niente del genere né in Italia né in Inghilterra – sorride – ed evitarli è stato faticoso». Mentre ci inerpicavamo sulla salita del San Gottardo, – racconta ancora Papalini -«ci siamo fermati in un bar per un caffè e il padrone ci ha chiesto da dove venissimo e dove andassimo. Saputo del nostro percorso per solidarietà ci ha offerto una bottiglia di grappa e ce l’ha lasciata scolare tutta. Poi a Novi Ligure una barista che ci ha visto esausti, oltre alle birre che avevamo ordinato, ci ha offerto degli aperitivi. Insomma abbiamo trovato tanta simpatia».Le soste? «In alberghi e bed and breakfast che avevamo prenotato prima della partenza. Sulle bici avevamo caricato il minimo indispensabile per non creare ulteriori fatiche. Per dire: il completino era uno solo e ce lo lavavamo tutti i giorni. Media quotidiana 200 chilometri». Attualmente Nicola è a Livorno dalla famiglia italiana ma presto tornerà Oltremanica dove lo aspettano le due figlie Isabel e Sofia (venti e tredici anni) e la moglie Louise Lenzi, figlia di Roberto, livornese emigrato a Londra tanti anni fa. Come dire: mogli e buoi...

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