Italia
Ci lascia Giuseppe Argentieri, politico gentiluomo che amava i pittori della sua Livorno
Ex consigliere nelle giunte Lamberti e Cosimi
LIVORNO. Era nato a Brindisi il 6 giugno del ’44, giorno dello sbarco in Normandia. Se ne andato nella sua Livorno ieri, all’età di 79 anni.
Giuseppe Argentieri, arrivò dalle nostre parti che era appena diciottenne, avviandosi a diventare poco dopo un dipendente statale, al Cnr di Pisa. Ma l’aria che sa di salmastro gli insegnò a conoscere ed amare la pittura. Di cui sarebbe poi diventato un grande esperto. Soprattutto, di post macchiaioli. La sua scuola erano state le gallerie d’arte e gli altri luoghi di frequentazione dei pittori labronici. A partire dagli anni’80, come ricorda l’amico Giorgio Zingoni «fu promotore di mostre ed incontri-testimonianze sulla pittura e sui pittori livornesi, sia nella veste di presidente dell’Associazione di pittori “Toscana Arte – Giovanni March” che come componente del Consiglio, e poi Sindaco Revisore, del Gruppo Labronico».
Ha scritto e pubblicato articoli sull’arte dell’incisione, ha curato un volume sulla poesia e uno sulla grafica di Benvenuto Benvenuti; sulla pittura del labronico Masaniello Luschi; sulla pittura di Giovanni March e, con Luciano Bonetti un volume sui gruppi ed associazioni di pittori costituitisi ed operanti a Livorno tra il 1920 e il 2000, arricchito con note biografiche sugli artisti passati da Livorno o vissuti in questa città.
Una autorevolezza che gli era stata riconosciuta anche con un posto nel consiglio di Fondazione Livorno. A “Pino” si devono anche donazioni importanti ricevute dalla stessa Fondazione, di opere che lui stesso aveva acquistato. La sua missione continua era valorizzare e promuovere gli artisti di scoglio. Sui social, ieri, il cordoglio tra gli altri, di Dario Matteoni, ex assessore alla cultura e del Gruppo Labronico del cui direttivo, Argentieri ha fatto parte.
La figura politica
Parlare di Argentieri, significa parlare tuttavia anche del personaggio politico che in consiglio comunale ha occupato un posto tra le fila di Forza Italia durante il Lamberti bis ed il Cosimi 1. Nell’ultima esperienza, quella del quinquennio 2004/09, fu capogruppo del partito di Berlusconi sedendo accanto a Maurizio Lampredi, Maurizio Ciacchini e Maristella Bottino. Il primo ricordo lo traccia proprio l’ex sindaco Cosimi. «Eravamo in rapporti personali molto buoni. Ovviamente eravamo avversari politici in consiglio comunale, però è sempre stato un gentiluomo, una persona di sani principi, uno che tentava di dare sempre un contributo in maniera positiva e dotato di una buona dose di umorismo. Uno degli invitati storici alla Galleria Guastalla per la sua competenza nel mondo della pittura».
Argentieri era confluito nel partito del Cavaliere dopo la bufera del’94. Lui in realtà nacque socialista. Si iscrisse alla federazione giovanile del partito social democratico. «Apparteneva alla generazione successiva alla scissione del’47 con il capo corrente a Livorno Guglielmo Cini – dice Massimo Bianchi – e che a livello nazionale si esprimeva con Saragat mentre noi restammo socialisti “nenniani”. È stato nel corso degli anni, presidente della circoscrizione 10. Ma anche segretario provinciale dei social democratici. La sua adesione a Forza Italia, fu solo una reazione all’accanimento perpetrato dalla gioiosa macchina da guerra di Occhetto».
Argentieri è stato anche una figura apicale della massoneria livornese. È sempre lo stesso Massimo Bianchi a testimoniarlo. «Iscritto alla rispettabile loggia RL. Scienza e Lavoro, numero 124 Oriente di Livorno. Iscritto al Grande Oriente d’Italia, maestro venerabile della stessa loggia, la madre delle altre logge livornesi. Fondata, nel 1897, l’ultima ad essere stata chiusa dopo l’aggressione fascista di via Borra e la prima che riaprì nel settembre del’44 con Livorno che era stata liberata a luglio. Argentieri fu anche presidente dell’Oriente di Livorno per tre anni, il massimo del tempo che si può stare in carica». “Uomo di partito”arrivato dal centro sinistra laico, persona perbene e integerrima. Carattere schivo, negli ultimi anni la politica l’aveva messa da parte per occuparsi solo di arte. Che era l’altra sua passione di vita. Ricordando con amici di vecchia data i bei tempi del Sol dell’avvenire.
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