Suolo pubblico, a Livorno concessioni più lunghe. Tavoli in piazza anche per 8 anni
L’occupazione breve passa da 6 a 8 mesi. Prolungata a 5 anni quella permanente
Livorno Da tre a cinque anni per le occupazioni permanenti e da sei a otto mesi per le temporanee. La grossa novità del nuovo regolamento per l’occupazione del suolo pubblico, approvato pochi giorni fa dal consiglio comunale, è l’aumento del tempo delle concessioni che, nel caso delle permanenti, spiega l’assessore Rocco Garufo, «può arrivare anche a otto anni se la richiesta è contenuta all’interno di un piano d’ambito o di un progetto unitario». Per il resto, il regolamento sui cui si basa l’assegnazione ai locali di spazio per sistemare sedie e tavolini è rimasto pressoché uguale a quello del 2017. «Distanze, arredi e modalità di presentazione delle domande restano le stesse – prosegue Garufo –. Ci riserviamo di fare qualche modifica, su alcuni aspetti, entro la fine dell’anno». Ma andiamo con ordine.
Il regolamento
Le imprese che vogliono usufruire del suolo pubblico cittadino, come sappiamo, devono presentare domanda al Comune. Posizione, perimetro, distanza, tipologia degli arredi e quant’altro sono tutti elementi disciplinati da un regolamento, datato 2017, a cui i richiedenti devono far riferimento. Bene, qualche giorno fa il consiglio comunale ha approvato una serie di modifiche alla normativa fino a ora vigente volte, dice Garufo, «a incentivare determinate attività che sono una componente molto importante dell’economia cittadina».
Il tempo
Ecco dunque il motivo alla base dell’allungamento dei tempi. «Gli otto mesi di concessione previsti adesso per le temporanee permettono alle imprese di avere il suolo, per esempio, da aprile a ottobre. Mentre allungare le permanenti vuol dire mettere in grado le aziende di fare maggiori investimenti migliorativi, per esempio sugli arredi». Le modalità per richiedere il rinnovo sono rimaste grosso modo le stesse, sebbene con la fine del periodo di procedura semplificata e col ritorno al vecchio regolamento ci siano stati dei malumori da parte dei commercianti interessati. Soprattutto per il tempo che serve al Comune per sbrigare le pratiche: si va fino a un massimo di tre mesi dall’inoltro della domanda. Ma c’è la questione del professionista incaricato perché «nel momento in cui si richiede il rinnovo della concessione – spiega l’assessore – non è obbligatorio che sia coinvolto un tecnico. Basta infatti una autocertificazione».
Il piano d’ambito
Alla base del rinnovato regolamento c’è anche l’idea di un incentivo per le imprese che decidono di intraprendere la strada del progetto unitario o del piano d’ambito. Disegno pensato per un singolo il primo e per un gruppo di imprese il secondo, in entrambi i casi si tratta di piani che tengono in considerazione il contesto. Non si va cioè a chiedere solamente una porzione di suolo. Ma si spiega come voler valorizzare quella specifica area. Ecco perché, in tali casi, è prevista una proroga della concessione permanente che, previo parere favorevole della Soprintendenza, può arrivare fino a un massimo di otto anni. «Nel vecchio regolamento – sottolinea Garufo – a presentare il piano dovevano essere i centri commerciali naturali. Adesso, invece, anche singoli raggruppamenti di esercizi commerciali possono farlo». In pratica più locali si mettono d’accordo su un progetto comune – su arredi e materiali per esempio – per la zona in cui si trovano e lo presentano a palazzo Civico. In questo modo, se vogliono, potrebbero avere concessioni più lunghe. «Potrebbe essere un’idea per piazza Grande, per esempio, per la Venezia o per via Cambini». In via Cambini, in realtà, si sta già lavorando a un piano d’ambito. «Dovrebbero elaboralo le aziende, sulla base del regolamento, in modo tale che si preveda uno spazio libero tale da far passare i mezzi di soccorso». Per il resto «le indicazioni sulle distanze (dei tavoli, ndr) al momento rimangono le stesse del 2017, così come gli arredi. Gli ombrelloni, per esempio, devono essere beige: avevamo provato a inserire l’amaranto ma la Soprintendenza è stata irremovibile. Bisogna dunque che le imprese rientrino in quelle casistiche lì». Ma può anche darsi che se un imprenditore presenta una domanda contenente arredi difformi dal regolamento gli venga chiesto di mettersi in regola. O può darsi che passi per la conferenza dei servizi.l
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