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Sport e giustizia

«Vai a fare il sugo se ti riesce»: sei mesi d’inibizione a un dirigente di calcio livornese per l’offese social a Ferrieri

di Flavio Lombardi
«Vai a fare il sugo se ti riesce»: sei mesi d’inibizione a un dirigente di calcio livornese per l’offese social a Ferrieri

Il giudice sportivo punisce Luigi D’Ario e multa la Young con 500 euro. Le motivazioni: «La società fa settore giovanile e ha il compito di educare i giovani allo sport»

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LIVORNO. Cinquecento euro di multa alla società e sei mesi di inibizione per comportamento denigratorio e discriminante. “Il riferimento ad altra attività diversa da quella strettamente tecnica, unitamente alla pubblicazione fotografica della terna arbitrale, non può che avere carattere discriminatorio per motivi di genere riferita com’è all’attività arbitrale femminile”.

Questa, la sentenza che arriva dal giudice sportivo e pubblicata nel comunicato ufficiale numero 71 della Lega Nazionale Dilettanti. Ancora più afflittiva rispetto alla richiesta che precedentemente la procura federale aveva formulato attraverso il proprio deferimento (400 euro, 5 mesi) nei confronti di Luigi D’Ario, presidente dello Young Fortezza Livorno e della sua stessa società.

Personaggio molto conosciuto nel mondo del calcio labronico, per alcune stagioni responsabile del progetto amaranto Academy scuola calcio del Livorno. Un settore giovanile che prima faceva stanza ai campi di Coteto, per spostarsi successivamente in quelli di Stagno. Periodo, ai tempi di Aldo Spinelli, immediatamente precedente all’avvento con medesime mansioni, di Alex Doga.

Torniamo all’episodio che scatenò il putiferio e che ha causato il provvedimento avverso. I fatti risalgono al 17 gennaio scorso, quando Maria Sole Ferreri Caputi della sezione di Livorno, coadiuvata da Francesca Di Monte e Tiziana Trasciatti, diresse la partita di Coppa Italia Napoli-Cremonese. Per alcuni presunti errori di valutazione di alcuni falli, via social, durante il match, D’Ario scrisse un post, poi rimosso, commentando una immagine delle tre donne durante il riscaldamento sul terreno di gioco del Maradona: «A fare il sugo, via se vi riesce». E sotto: «Gnocchi al forno ci vuole: pelata, macinato, mozzarella, basilico, forno a 200 gradi».

D’Ario, molto presto si accorse di aver commesso un errore e rimosse il tutto. Troppo tardi tuttavia. In molti avevano letto e fatto lo screenshot. Lui stesso, dispiaciuto, contattato dal nostro giornale, ebbe modo di spiegare. «Era solo una battuta. Magari è stata infelice e chiedo scusa. Ma davvero, era solo una battuta, che ho pubblicato al 22esimo minuto del primo tempo, per sottolineare il pessimo arbitraggio. Non c’era sessismo. E non volevo assolutamente mancare di rispetto a una donna». Chiudendo con «Se Bolano (il presidente Aia Livorno ndr)decide di denunciarmi alla procura federale e dovessi finire di fronte alla commissione federale, farò quello che ho già fatto. Mi scuserò anche lì».

Non ha potuto farlo. La mannaia della giustizia sportiva da quel momento si è messa in moto autonomamente. Acquisendo la segnalazione degli organi regionale e sezionale Aia (Associazione Italiana Arbitri) della Toscana, delle due dichiarazioni pubblicate dallo stesso D’Ario sul proprio profilo facebook in data 17 gennaio, e riprese dal nostro giornale in data 19.1.2023, organo di stampa a carattere nazionale. Si è considerata non necessaria da parte dell’organo giudicante alcuna ulteriore attività istruttoria.

La sentenza, prima di specificare periodo di inibizione e entità della sanzione, ha infine così motivato nei confronti dei deferiti D’Ario e Young Fortezza: “L’atto di incolpazione è quindi fondato e da accogliere, rilevando il Collegio che la Società opera nel puro Settore Giovanile nel quale compete ai propri organi direttivi, per ciò stesso ed in modo prevalente al Presidente, il compito di educare i giovanissimi allo sport ed ai principi etici che ne regolano l’attività. Nessuna attività a difesa è stata svolta dai deferiti ad indicazione di mancanza di interesse alla questione”.


 

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