«Drogato per indurlo a rapinare»: a Livorno condannato un diciannovenne
L’uomo, stordito, con un coltello ha tentato l’assalto a una tabaccheria di via del Lavoro. Ma il titolare lo ha picchiato a testate, bastonate e pugni
LIVORNO. Avrebbe drogato un quarantatreenne inducendolo ad assaltare una tabaccheria della città. Una rapina, quella del 12 agosto scorso in via del Lavoro, che però fallì miseramente: il bandito, infatti, dopo essersi presentato armato di coltello davanti al titolare Mario Toncelli venne preso a bastonate, pugni e testate dallo stesso commerciante dietro al bancone che, incurante del pericolo, riuscì addirittura a metterlo in fuga. Per questo, mercoledì scorso, il tribunale ha condannato il diciannovenne tunisino Elyes Ayari, difeso dall’avvocata Alessandra Natale, a due anni e otto mesi di reclusione per tentata rapina aggravata e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (al quarantatreenne esecutore materiale del tentato colpo, per il quale nei mesi scorsi è stato scagionato da tutte le accuse, secondo l’accusa avrebbe venduto la droga ndr).
«Nessuna estorsione»
Contestualmente il giovane, inizialmente accusato di aver costretto l’uomo a compiere la rapina nel quartiere di San Marco, è stato assolto dai reati di estorsione aggravata – secondo i giudici non ha quindi obbligato il quarantatreenne ad assaltare la tabaccheria – e furto in abitazione, dato che la vittima aveva denunciato la sparizione dal suo appartamento di alcuni preziosi come catenine d’oro e gioielli a suo dire un pegno per dei debiti di droga vantati da Ayari e da Niko Casoli, il trentanovenne livornese coimputato col diciannovenne nordafricano ma che, d’intesa col suo avvocato Mario Galdieri, ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, con l’udienza che si terrà fra qualche settimana. La richiesta del pubblico ministero per Ayari era di quattro anni di reclusione, ma la pena è stata sensibilmente più bassa.
La scarcerazione
Alla lettura della sentenza di primo grado il collegio del tribunale – presidente Ottavio Mosti, a latere Alberto Cecconi e Andrea Guarini – ha disposto la scarcerazione di Ayari, recluso alle Sughere dall’agosto scorso, quando venne arrestato insieme a Casoli dalla Squadra mobile della polizia di Stato. Per lui, al momento, solo la misura cautelare dell’obbligo di presentazione in questura, con i giudici che hanno respinto anche la richiesta del divieto di dimora a Livorno chiesto dal pubblico ministero. Ancora in carcere, ma a Prato, il trentanovenne livornese: per lui, infatti, la sentenza ancora non c’è stata e verrà celebrata davanti al giudice per le indagini preliminari.
Il processo
Durante le udienze dibattimentali che si sono celebrate in via Falcone e Borsellino ha parlato anche il quarantatreenne siciliano, la cui posizione è stata archiviata dall’accusa di tentata rapina inizialmente ipotizzata dalla procura: «Mi hanno costretto a fare la rapina per i debiti di droga, prendendomi la macchina a garanzia dei soldi – le sue parole – Poi ho riportato il denaro e mi hanno rilasciato l’auto. Ero in stato confusionale». Ascoltato anche Toncelli, che si è però limitato a raccontare di non essere in grado di riconoscere il bandito, in quanto coperto in volto. l
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