Bloccarono le ruspe agli Orti urbani di Livorno. Non fu violenza privata: tutti assolti
La proprietà voleva edificare sul terreno di via Goito, nacque una protesta. Il giudice ha considerato esiguo il danno causato dalla condotta degli imputati
LIVORNO. Assolti. Uno per non aver commesso il fatto, gli altri sei perché il reato a loro contestato non è punibile, vista la lieve entità del fatto. Si è concluso così il processo – iniziato oltre due anni fa – che vedeva imputate sette persone (più una per cui si è proceduto separatamente) per violenza privata. Gabriele Canessa, Giovanni Ceraolo, Gueye Alioune, Luca Fantelli, Maurizio Mazzoni, Nicoletta Mattei e Alessandro Orfano, cioè, erano accusati di aver impedito agli operai della cooperativa Clc di lavorare nella zona degli Orti urbani, area di sua proprietà. Ma andiamo con ordine e ricapitoliamo un fatto che si inserisce nel contesto più ampio delle vicissitudini collegate ai sei ettari di terreno compresi tra via Goito, via dell’Ambrogiana e via da Verrazzano.
I trascorsi
L’appezzamento, circondato su un lato dal muro seicentesco di via dell’Ambrogiana, è un terreno di proprietà un tempo riconducibile alla cooperativa Clc, poi fallita e con le attività conferite nella Clc immobiliare, attualmente in liquidazione e con i beni (nello specifico il terreno in questione) in mano a un custode giudiziario. Quel terreno è stato per diverso tempo in stato di abbandono e nel 2013 alcuni cittadini – riuniti in un comitato – l’hanno occupato e hanno creato al suo interno alcuni orti urbani, che adesso sono circa 120. Il 9 marzo del 2016 succede che gli operai della Clc entrano nell’appezzamento lato via da Verrazzano per recintare l’area e iniziare i lavori per la costruzione di una serie di immobili. Ma, appena arrivati, trovano i residenti e i membri del comitato ad aspettarli. I cittadini protestano perché non vogliono vedere il cemento dove hanno coltivato le loro piante e in via Goito arriva anche la polizia.
Le proteste
Ed è da queste proteste che nasce poi il processo. Perché otto persone finiscono prima indagate e poi (dopo l’ok alla richiesta di rinvio a giudizio fatta dalla sostituto procuratore Sabrina Carmazzi) imputate per violenza privata in concorso. Secondo l’accusa il gruppo di contestatori quella mattina mise in atto un piano per impedire ai mezzi della Clc di lavorare. Il tutto mettendo diversi oggetti intorno agli escavatori e sistemandosi con il corpo per impedire ai mezzi di muoversi. Ed erano pure imputati per aver sfilato i pali della recinzione installati dagli operai. Ceraolo era stato anche accusato di essere salito su uno dei mezzi di lavoro per poi gridare all’operaio di fermarsi. Adesso, a due anni e qualche mese dall’avvio de processo, il tribunale (in composizione monocratica e presieduto dal giudice Alberto Cecconi) ha emesso la sentenza d’assoluzione.
L’assoluzione
Alioune (difeso dall’avvocato Franco Balestrieri), è stato assolto per non aver commesso il fatto. Canessa, Ceraolo, Mattei, Orfano (difesi dall’avvocata Silvia Davini), Fantelli (difeso dall’avvocata Letizia Bertolucci) e Mazzoni (difeso dall’avvocato Tiziano Checcoli) per la particolare tenuità del fatto. Il giudice, nello specifico, ha ritenuto che il danno arrecato sia stato esiguo e con conseguenze limitate dato che la situazione in via Goito era molto tranquilla e non ci sono stati comportamenti violenti per impedire la prosecuzione dei lavori. Anche perché gli imputati sono stati lì solo quella mattina. La Clc, da parte sua, come confermato dal suo legale (l’avvocato Andrea Unia), si era costituita parte civile nel processo e il giudice ha deciso che l’eventuale risarcimento del danno dovrà essere oggetto di un ulteriore giudizio in sede civile. La società, comunque, al momento non sembra intenzionata né a fare appello né a valutare una richiesta di risarcimento danni. Anche perché è in fase di liquidazione. Chi invece ha depositato istanza d’appello è l’avvocata Davini. Perché ritiene che i suoi assistiti avrebbero dovuto essere assolti non per tenuità del fatto ma perché il fatto non sussiste.
Soddisfatto il comitato
«L’area di sei ettari – fanno sapere dal comitato Orti urbani – è stata occupata dopo anni e anni di abbandono e di utilizzo come discarica abusiva. Nel 2016 la Clc decise di intervenire con la forza mandando le ruspe a spianare il terreno e a recintarlo. Gli attivisti e le attivista si opposero ponendosi di fronte ai mezzi bloccando lavori che non furono più ripresi». Il comitato prosegue ribadendo che «per quei fatti otto persone furono denunciate per violenza privata in concorso e il processo si è concluso con la loro assoluzione. Un primo procedimento, peraltro, si era già concluso con il proscioglimento di tutti i denunciati tra cui, vale la pena ricordare, diversi anziani del quartiere».
Il futuro
Quel terreno occupato e adibito a Orti urbani, comunque, resta di proprietà privata. «La Clc immobiliare è in liquidazione, tutta la proprietà è in mano a un custode giudiziario nominato dal giudice e probabilmente finirà all’asta – prosegue il comitato – e c’è la possibilità che il tribunale richieda uno sgombero preventivo con la forza». Perché in teoria quando un bene finisce all’asta, una volta stimato il suo valore, dovrebbe essere libero da persone. Dunque il comitato teme che possa esserci uno sfratto. E, in tutto questo, un altro aspetto da tenere in considerazione per il futuro è la destinazione d’uso di un terreno per anni adibito ad attività seminativa e, negli anni scorsi, oggetto di una convenzione tra l’allora amministrazione e la società in cui era stato stabilito di destinare il 20% della superficie all’edilizia e l’80% a servizi e verde. Un progetto, questo, che sembra non sia stato poi formalizzato attraverso tutti gli step amministrativi necessari. Adesso c’è da capire che cosa succederà con il nuovo piano operativo, che è da adottare entro giugno. «Noi abbiamo sempre dichiarato – fanno sapere dal comitato Orti urbani – che il nostro unico obiettivo è evitare che il terreno, o anche una sua porzione, venga cementificato. Siamo pronti al dialogo con l’amministrazione comunale, ma siamo anche pronti a difendere nuovamente questa esperienza contro ogni attacco».
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