Livorno, la (finta) molotov paralizza per ore il mercato: tolta da un robot, dentro c'era aceto. La rabbia dei commercianti
Attività paralizzate per oltre tre ore a causa del falso ordigno piazzato sotto al banco di Mauro Marrucci. Negli ultimi anni e mesi è stato ripetutamente preso di mira: in quattro occasioni qualcuno ha vergato sulla sua saracinesca e sull’asfalto scritte antisemite
LIVORNO. Una bottiglia di vetro, con uno straccio nero imbevuto in un liquido giallo, collegata con dei fili a una scatoletta grigia di cartone con un led rosso lampeggiante. Una molotov, per fortuna risultata solo un giocattolo con all’interno, forse, aceto anziché benzina. E un finto pacco bomba. È stata una mattinata di terrore quella vissuta ieri al mercato di via Buontalenti, dove sotto al banco di uno dei commercianti storici dell’area, il livornese Mauro Marrucci, nella notte appena trascorsa era stato piazzato quello che poteva sembrare un ordigno rudimentale. E che comunque, vero o falso che fosse, dopo l’allarme al 112 ha compromesso tutta l’attività degli ambulanti in un giorno potenzialmente prolifico, la vigilia di Pasqua, facendo convergere sul posto tre pattuglie dei carabinieri, un’ambulanza della Svs, la digos, i vigili del fuoco, il prefetto Paolo D’Attilio e gli artificieri, che con un robot comandato da distanza hanno avvicinato la bomba, verificando come per fortuna non potesse esplodere. Rimuovendola per analizzarne il contenuto e avviare le indagini, di cui si stanno occupando i militari dell’Arma.
Mezzo mercato chiuso
L’avvistamento del falso ordigno è avvenuto attorno alle 7.15 di mattina, con un addetto alle pulizie di Avr che insieme a un commerciante ha dato l’allarme. Il led rosso lampeggiante e la scatoletta grigia «erano fabbricati a regola d’arte», spiega un negoziante. I carabinieri, subito sul posto, non hanno lasciato niente al caso: inizialmente è stato totalmente interdetto un quadrante con sei banchi, poi è stata delimitata l’area fra l’ingresso centrale del mercato delle Vettovaglie e il bar 70. Trenta-quaranta banchi, stando alla ricostruzione dei responsabili del centro commerciale naturale, sono rimasti inaccessibili fino alle 11 passate. Ma non si poteva fare altrimenti, visto che quella che si riteneva un esplosivo era talmente fatto bene da poter sembrare vero ed essere azionato.
I precedenti
Non ci sono precedenti recenti di falsi detonatori piazzati fra i banchi del mercato. Una ventina di anni fa, fuori dal negozio di abbigliamento Disegni, venne posizionata una valigetta, ma anche lì per fortuna si concluse tutto per il meglio. Con tanto spavento e basta. Il banco di Mauro Marrucci, tuttavia, negli ultimi anni e mesi è stato ripetutamente preso di mira: in quattro occasioni, infatti, qualcuno ha vergato sulla sua saracinesca e sull’asfalto scritte antisemite. L’ultima per la Giornata della memoria. Bersaglio sempre lui e la sua famiglia: «Non so spiegarmi il motivo», ha sempre ripetuto il negoziante al Tirreno. Fra l’altro, lui, non è neanche di religione ebraica. Quasi sicuramente c’è qualcuno che ce l’ha con loro al punto da seminare il terrore, ma il commerciante non sa veramente chi possa essere. Ed è stanco di subire atti intimidatori.
La rimozione
I carabinieri hanno lavorato per oltre tre ore, con tutte le cautele del caso, per rimuovere il falso ordigno. Il robot degli artificieri dell’Arma, infatti, lo ha prima agganciato, portandolo nel corridoio fra i banchi, poi tramite gli strumenti tecnologici di cui è dotato, da distanza, si è verificato come non fosse pericoloso. E l’area, delimitata per decine di metri con il nastro bianco e rosso, è stata riaperta ai clienti. Con danni enormi, purtroppo, per gli incolpevoli lavoratori, stanchi ormai di questa persona (o di queste persone, se fossero più di una) che verga scritte antisemite sullo stesso banco e, ammesso che sia sempre la medesima, ora piazza pure i falsi esplosivi nei luoghi affollati.
Le indagini
Al momento i militari, che procedono nelle indagini, non hanno idea né su chi possa aver piazzato la molotov e il falso pacco bomba, né sul motivo che possa averlo spinto all’inquietante gesto. Alcuni commercianti di via Buontalenti, pur rimarcando come la famiglia Marrucci non abbia mai avuto problemi con nessuno, pensano a qualcuno che possa avercela con loro, ma non si sa davvero per quale motivo, dato che «viene perseguitata da quattro anni». Sempre loro sono presi di mira. Fondamentali saranno gli accertamenti dei militari dell’Arma: l’area dove è stato piazzato il falso ordigno è al riparo dalle telecamere, in mezzo ai chioschi, ma magari quelle nelle vicinanze (pubbliche o private che siano) potrebbero aver inquadrato qualcosa, come l’arrivo di persone in piena notte con lo zaino o un sacchetto sospetto. La zona, lo dimostrò anche la rissa con machete e scacciacani avvenuta un anno e mezzo fa documentata grazie ai video degli abitanti dei palazzi, non è molto coperta dagli impianti di videosorveglianza. Per questo, gli ambulanti, ne chiedono al più presto l’installazione a tappeto. Per la loro sicurezza e per quella di tutti i livornesi.
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