Il Mascagni diventa ufficialmente un conservatorio di Stato: ecco come funziona e cosa cambia
Giunge al termine un percorso avviato anni fa: il 15 novembre, infatti, la Corte dei Conti ha registrato il decreto con cui la ministra dell’università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, ha definito il passaggio
LIVORNO. Il Mascagni è ufficialmente Conservatorio di Stato. Il 15 novembre, infatti, la Corte dei Conti ha registrato il decreto con cui la ministra dell’università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, ha definito il passaggio. Il lungo e impegnativo percorso di “statalizzazione” per cui hanno lavorato negli anni presidenti e direttori, finalmente si è concluso con l’attesissima fumata bianca. Una circostanza che giunge a poche ore dall’insediamento dei nuovi vertici, ovvero Emanuele Rossi alla presidenza e Federico Rovini alla direzione. «È un passo che ci consente di entrare in una rete importante – dice Rossi –, un momento di gioia e il coronamento di un percorso. Ma anche un percorso di responsabilità, intrapreso dai tanti che ci hanno preceduto». Rossi spiega come il lavoro sia già cominciato. «Quello che abbiamo fatto fino a qui, col consiglio di amministrazione, è stato provvedere a comporre la pianta organica degli insegnamenti da mettere a disposizione degli studenti seguendo i criteri dettati dal ministero. Adesso, definite le cattedre, servirà associarle ai nomi degli insegnanti che le occuperanno. Di regola, dal primo gennaio, i dipendenti del Mascagni diventeranno dello Stato, sia i docenti che il personale amministrativo».
Questo non fa venir meno i rapporti di collaborazione con gli enti locali. «Anche perché abbiamo sottoscritto una convenzione con cui Comune e Provincia si sono impegnati a continuare col prezioso sostegno. A partire dall’immobile che ci ospita, di proprietà della Provincia». Adesso, dunque, il Mascagni fa parte di una rete di istituzioni universitarie a livello nazionale. «E dovremo essere in grado di intercettare gli studenti anche da fuori provincia. Livorno deve avere capacità attrattive per poter eccellere in questo regime competitivo, dato che insieme a noi sono diventati statali altri 18 istituti». Rovini, presente insieme agli ex direttori Stefano Guidi e Stefano Agostini (mentre l’ex presidente Marco Luise è in collegamento streaming), focalizza l’aspetto didattico. «C’è un assetto da serie A. Dunque non sono previsti sostanziali cambiamenti da questo punto di vista. È invece importante sottolineare la formazione di una federazione di conservatori della Toscana, che ha già contribuito a farci assegnare un più alto punteggio. E dal 2023 con Siena, Lucca a Firenze proveremo a creare maggiori opportunità per i ragazzi. Spero, inoltre, che la sinergia di risorse ci permetta di elevare il numero e la qualità delle collaborazioni. E che possa dare opportunità di lavoro per gli studenti».
Tra saluti, aneddoti del passato, e ricordo di personalità di spicco che non ci sono più, una parola arriva anche sul rapporto col teatro 4 Mori. «Un impegno su cui hanno lavorato il presidente Luise e il direttore Meucci – conclude Rossi -. Intanto abbiamo dato luogo a una forma di collaborazione per cui l’Istituto, usufruisce periodicamente del teatro per le proprie attività. Stiamo valutando, per capire se questa possa essere consolidata, anche giuridicamente: ci sono passaggi amministrativi da compiere. È ancora una partita aperta. Adesso, a statalizzazione avvenuta, ci concentreremo sul tema».
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