La prudenza di Cognetta sul virus: «Ma sta diventando un raffreddore»
Il presidente dell’Ordine dei Medici: «La pandemia è lontana da finire, serve attenzione anche se i segnali sono buoni»
La pandemia non è ancora finita e occorre mantenere sempre alta la guardia e vivere ogni giorno con molta prudenza. Lo dice, a chiare lettere, il presidente provinciale dell’Ordine dei Medici. Secondo Pasquale Cognetta, infatti, pur vivendo un contesto sanitario, sociale ed economico ben diverso dal recente passato, in fondo al tunnel comincia a vedersi la luce, ma la storia insegna come i colpi di coda del Covid non possano escludersi. La pandemia in sostanza si sta “raffreddorizzando”, affiancandosi alle forme di tipo para-influenzale.
Riavvolgendo poi il nastro di questi ultimi due anni, Cognetta racconta d’aver provato paura come persona, all’inizio, davanti all’andamento della malattia e al contempo all’incapacità della scienza di fronte ad un avversario che non dava scampo.
Ma è ottimista sulla futura ripresa, aggiunge, nella misura in cui «fra Stato, Istituzioni ed operatori sanitari sapranno mettere in atto un percorso di fattiva collaborazion».
Dottor Cognetta, la parola “fine” alla pandemia sta sorprendendo l’opinione pubblica, abituata ad una costante prudenza delle istituzioni. Ma la riduzione delle restrizioni sanitarie, in Italia e in molti paesi europei, continua. Una scelta “politica” che ha voluto, dopo due anni, privilegiare l’economia nazionale in crisi oppure un azzardo?
«La parola fine per la pandemia al momento la scienza non è in grado di pronunciarla, e si inseguono gli inviti alla prudenza. Il contesto è comunque molto diverso e permette scelte in difesa dell’economia nazionale e della vita quotidiana dei cittadini. La vaccinazione diffusa e la protezione in ambienti chiusi e affollati dovrebbero portare ad un ulteriore calo dei contagi con decorso di malattia quasi sempre benigno. Qualcuno dice che la malattia si sta “raffreddorizzando”, affiancandosi alle forme di tipo para influenzale, speriamo che abbia ragione».
A sostegno dell’ipotesi d’una possibile ondata estiva, fa testo l’impegno dell’industria farmaceutica a creare sempre nuovi vaccini per altre varianti. La storia delle pandemie ricorda, poi, i non rari colpi di coda del virus. Che ne pensa?
«Il fatto che l’industria farmaceutica sia in grado in pochi mesi di costruire un nuovo vaccino attivo su eventuali varianti del virus poco sensibili a quelli attuali è una garanzia che dovrebbe darci una relativa serenità».
All’inizio della malattia, quando i vaccini erano ancora lontani e malati e decessi erano in continua crescita, cos’ha pensato come uomo e medico? Ha avuto paura vedendo le bare di Bergamo?
«Ho avuto paura come tutti, specialmente essendo ormai anziano e con fattori di rischio. Come medico ho sofferto per l’impotenza della scienza di fronte ad un avversario che spesso non dava scampo».
Troveranno lo Stato e le Istituzioni sanitarie la volontà di non disperdere nel tempo il patrimonio d’esperienza, di sacrificio anche estremo dei nostri operatori e mantenere validi i mezzi e le strutture attuali per supportare un futuro tutt’altro che sereno?
«Ho grande fiducia nel ministro della Salute che ha dimostrato in molte occasioni di saper scegliere la strada giusta ascoltando gli operatori e traendo spunto dalle loro indicazioni. La collaborazione del mondo sanitario è indispensabile per la politica che deve indirizzare bene gli investimenti previsti per la Sanità».
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