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Grimaldi assicura «Interessati agli spazi su Livorno»

MAURO ZUCCHELLI ;
Grimaldi assicura «Interessati agli spazi su Livorno»

Il gruppo da Valencia pronto a competere per le banchine che si liberano dai container: «Ok alla Darsena Toscana»

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MAURO ZUCCHELLI

inviato a Valencia

Le prime risposte sulla maxi-Darsena del porto prossimo venturo le troveremo sotto l'abete natalizio: già il 6 dicembre sapremo se qualcuno si è fatto avanti per realizzare un appalto-monstre da 393,3 milioni che negli ultimi dieci anni almeno non ha uguali nel Paese; nove giorni più tardi si apriranno le buste.

Ma si sa già che c'è un interesse di Grimaldi per la Darsena Toscana: sì, proprio le banchine che con l'espansione a mare dovrebbero essere liberate dai container. Proprio le banchine dove già adesso Grimaldi ha uno spazio (e una tensostruttura) in radice della Sponda Ovest con la Sdt che è l'alleanza fra la Sintermar (con l'altro 50% in mano alla famiglia Neri) e la Tdt dei fondi internazionali.

In realtà, Emanuele Grimaldi, numero uno del gruppo armatoriale di famiglia, rispondendo alla specifica domanda del Tirreno nella Euromed Convention di Valencia, si mantiene cauto e parla di "un interesse complessivo ad avere spazi su Livorno". Poi però per far atterrare questa suggestione e farla diventare una candidatura all'insediamento in una determinata area "bisogna vedere tante cose, sono questioni che attengono ad altre figure fra i nostri manager. Ci sono moltissimi aspetti tecnici da approfondire: studieremo, vedremo".

Certo è che, sempre in risposta ai giornalisti presenti, riguardo alla storica attenzione della sua compagnia per le banchine labroniche non aveva lesinato parole importanti. Come sempre, hanno a che fare con quella benedizione del Cielo che è la collocazione geografica: "Se fossi un operatore che opera su scala mondiale e cercasi un unico porto per raggiungere tutta Italia, non avrei dubbi: è Livorno. Copre bene il Centro ed è ben collegato col Mezzogiorno (in particolare la Sicilia) ed è essenziale per la Sardegna, copre l'area padana ma includendo anche il Nord Est, ha collegamenti internazionali nel Mediterraneo e con Oltre Atlantico".

Ma si sa che la geografia non basta: anche se aiuta avere alle spalle una grossa pianura e a portata di mano un interporto e un aeroporto, oltre che l'auto-porto del Faldo nello scalo che è sul podio tricolore per traffici di auto nuove.

Tutto questo nasce dal fatto che, messo in moto l'ingranaggio del bando per dighe foranee e dragaggi, adesso a Palazzo Rosciano, sede del "governo" del porto si incrociano le dita. A cominciare dal presidente-commissario Luciano Guerrieri. Occhi puntati già sul bando successivo, quello in cui la parte pubblica va in cerca di un investitore privato che, pur col sostegno della finanza pubblica, inietti nell'operazione un pacchetto di milioni di euro. Un bel pacchetto: nell'ordine dei centinaia di milioni. Chi?

L'incubo è quello dei bandi deserti alla metà del decennio scorso. Ma se l'idea dell'espansione a mare è rimasta quella, in realtà sono cambiate tutte le altre condizioni di contesto: il dimensionamento dell'opera (possibile perché, grazie anche all'allora sottosegretaria all'ambiente Silvia Velo, sono cambiate le regole dei dragaggi); l'ingranaggio e le tempistiche finanziarie; le modalità dell'intreccio pubblico-privato; il sostegno effettivo da parte del governo (a scanso di equivoci, i soldi sono certificati dalla Ragioneria dello Stato, il problema potrebbe essere non tanto non averli ma non spenderli in tempo).

Però, mettendo nel freezer la lunghissima querelle sul fatto che in Darsena Toscana ora ci sono due terminal contenitori (la Tdt dei fondi internazionali sulla Sponda Ovest e, di fronte, il terminal Lorenzini dove Msc è socio al 50% delle famiglie Lorenzini e Grifoni), non sembra esserci dubbio che con la Darsena Europa ci sarà solo un terminal contenitori. Dietro la domanda a Grimaldi c'è il capitolo successivo nella telenovela relativa alla mappa delle banchine livornesi: se i contenitori emigrano altrove, la Darsena Toscana dovrà essere destinata a qualcos'altro. Inutile dirlo, questo porta con sé anche una seconda domanda: se in Darsena Europa il rebus è "chi", in Darsena Toscana sarà "cosa".

Tradotto: parliamo di banchine sulle quali sono presenti anche, ad esempio, le auto nuove ma, al tempo stesso, sono lunghe ben più di un chilometro e con fondali a meno 13, per quale tipologia di traffico potranno essere utilizzate? Su questo si potrebbero fare una infinità di congetture.

Soprattutto in un porto che ha fame di spazi già da tempo (e forse anche per questo si è infilato nel guazzabuglio delle occupazioni temporanee, pratica peraltro ben nota anche in tanti altri scali). Prima di tutto: un traffico extra di nuovo tipo (che potrebbe lasciare indenni gli altri tasselli) o, al contrario, l'occasione per una rimescolata.

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