Il Tirreno

Livorno

Un elettore su 3 cambia partito in 16 mesi Metà degli ex-Fdi non ha votato Ceccardi

mauro zucchelli

L’analisi dell’Istituto Cattaneo: il voto è in continua migrazione, a Livorno in 21mila hanno scelto diversamente dal 2019

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l’indagine



Altro che tutto come da copione: più che la donna nell’aria verdiana del “Rigoletto”, il voto è «mobile / qual piuma al vento / muta d'accento / e di pensier». L’ultima riprova è nell’analisi dei flussi elettorali che arriva a tambur battente dall’Istituto Cattaneo di Bologna, un’équipe di ricercatori che ha un’autorevolezza indiscussa nel “fotografare” i nostri comportamenti nel segreto dell’urna.

Basti dire che, secondo la ricostruzione dei flussi avanzata da questo team di studiosi (composto da Costanza Tortù, Moreno Mancosu, Marco Valbruzzi, Rinaldo Vignati, Salvatore Vassallo), a Livorno tre elettori su dieci – quasi 21mila su 73mila analizzati – hanno cambiato scelta rispetto a quanto avevano fatto sulla scheda delle europee del maggio 2019. Con una sfilza di sconvolgimenti che contrassegnano atteggiamenti profondi nel cuore del corpo elettorale, ben al di là di qualsiasi desiderio o indicazione da parte degli stati maggiori dei partiti.

La base M5s cambia scelta

Il più eclatante riguarda la candidata pentastellata Irene Galletti: il dossier stima che l’abbia votata il 39% dei cittadini che alle europee di 16 mesi fa avevano votato M5s. Disastro? Nient’affatto: nello stock di città passate al vaglio dall’Istituto Cattaneo, a parte il caso a sé della Liguria dove i Cinque Stelle erano alleati del Pd Per Ferruccio Sansa, solo a Brindisi gli ex elettori M5s si sono mostrati più fedeli. Tanto per fare qualche esempio: a Firenze quasi la metà dell’ex base di consenso pentastellata smotta a valanga verso il leader del centrosinistra Eugenio Giani (45%) e solo il 33% resta saldo sulle posizioni di Galletti. Di più: tanto a Venezia e a Padova in favore di Luca Zaia quanto a Napoli e Salerno in favore di Vincenzo De Luca una larghissima parte di quanti avevano dato fiducia ai Cinque Stelle solo pochi mesi fa hanno cambiato radicalmente campo. Però in quei casi è stata la scelta di confermare un sicuro vincitore, qui in Toscana invece l’ex mondo pentastellato sembra aver raccolto l’appello anti-destre: a Livorno risulta zero l’emigrazione in direzione di Susanna Ceccardi e come terza scelta si è preferita l’astensione (21%). È una dinamica che avevamo ipotizzato ieri come “voto disgiunto” sulla base delle primissime risultanze, il dossier del Cattaneo indica qualcosa di più: una emorragia consistente che ha premiato Giani.

«Il bacino del M5s-2019 – questa la spiegazione che arriva in presa diretta dal Cattaneo – sembra essersi diviso in due parti numericamente simili: una parte ha scelto Galletti, candidata “grillina”, e una parte della stessa consistenza si è spostata su Giani».

Centrodestra: l’emorragia

Ma assai più sorprendente è quel che, secondo la ricerca bolognese, è accaduto nella “pancia” della galassia di centrodestra. È da sottolineare in rosso già l’atteggiamento che gli studiosi del Cattaneo ritengono di aver individuato in casa leghista: solo il 74% dell’ex base del Carroccio alle europee 2019 ha votato la “pasionaria” verde a distanza di pochi mesi, un buon 22% si è rifugiato nell’astensione. E questo già la dice lunga su quanto abbia trainato come leader la fedelissima di Matteo Salvini (a Firenze la quota è invece del 79%).

E queste son rose e fiori, se guardiamo sotto le insegne di Fratelli d’Italia. A dar retta all’Istituto Cattaneo, nemmeno la metà (49%) dell’ex elettorato Fdi del maggio 2019 ha votato ora Ceccardi: il 35% ha preferito astenersi, il 16% addirittura ha deciso di optare per Giani. In nessun’altra delle città analizzate è andata così: la fedeltà degli ex Fdi per Ceccardi è stata a Firenze dell’83%. L’unico caso simile a Livorno riguarda Salerno, ma lì era proprio complicato convincere la destra a preferire il forzista Stefano Caldoro allo “sceriffo” Vincenzo De Luca, nominalmente Pd ma in realtà una sorta di partito a sé che raggruppa anche vasti settori di destra.

Del resto, il retropensiero è facile facile: impallinare Ceccardi significava azzoppare Salvini e mettere in discussione la guida del centrodestra a vantaggio di Giorgia Meloni.

È curioso che arrivi da Forza Italia – la più piccola delle tre voci del centrodestra e la più moderata – il sostegno percentualmente più rilevante a una candidatura così radicale e così “altrui” come quella di Susanna Ceccardi, : l’ha votata l’81% dell’ex elettorato forzista (il 14% è fuoriuscito dal “ring” politico astenendosi e il 5% ha saltato la barricata scegliendo Giani).

Anche Giani tradito da un voto su 7

E l’arcipelago “dem”? «Giani – è ancora la ricerca dell’istituto emiliano a ribadirlo - ha monopolizzato il bacino del centrosinistra-2019 e non ha avuto sostanziali perdite verso l’astensione»: invece il campo del centrodestra a trazione leghista «ha subito perdite di un certo rilievo verso il non-voto». Tradotto: «La “drammatizzazione” della contesa ha dunque funzionato in modo asimmetrico favorendo il centrosinistra»

Delle oltre 29mila schede Pd alle europee 2019, l’Istituto Cattaneo stima che l’86% abbiano ora confermato la scelta puntando su Giani. Ma occhio che anche di fronte a un indicatore di fedeltà inox come questo c’è pur sempre un elettore su sette che cambia strada: ad esempio, l’8% dell’ex base Pd ha saltato il fosso e ha scelto Ceccardi, il 2% ha optato per la pentastellata Galletti. Quel che va sottolineato è che nessuno ha pensato di stare a casa e sparire nell’astensionismo: segno che ha funzionato la mobilitazione agitando lo spauracchio delle destre. —

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