Il Tirreno

Livorno

La disperazione di Shangai tra cumuli di rifiuti case come gabbie e lo spaccio che non si ferma

Simone Fulciniti
La disperazione di Shangai tra cumuli di rifiuti case come gabbie e lo spaccio che non si ferma

Il racconto: «Noi reclusi in 40 metri quadri da tre mesi. E intorno tanti occupanti abusivi rimasti senza lavoretti e senza diritto a indennità» 

4 MINUTI DI LETTURA





il viaggio

Simone Fulciniti

Il viaggio, insieme alla troupe di Rai Uno, nella vita difficile della Livorno popolare ai tempi del Covid, inizia da via Poerio, nel cuore di Shangai.

Insieme al giornalista Vittorio Introcaso, ci muoviamo tra i meandri del quartiere che ha attirato su di sé le attenzioni della trasmissione “Storie Italiane”, che stamani alle 10.30 dedicherà un ampio servizio a quest’angolo della nostra città.

Un viaggio alla ricerca, fin troppo facile, di problemi che qui sembrano ancor più grandi, che non poteva non passare dall’ormai leggendario blocco della Chiccaia e terminare nel cosiddetto blocco della Direzione, uno degli ultimi caseggiati d’epoca fascista rimasti in piedi, che si avvia a compiere quasi un secolo di vita.

Le strade sono deserte, ma ogni tanto, da qualche finestra o da qualche portone, spunta qualche residente che ha voglia di sfogarsi. Roberto Bartolini racconta uno dei principali problemi con cui i cittadini devono confrontarsi: il ritiro della spazzatura. «Ci sono cassonetti condominiali colmi e stracolmi. Hanno messo le campane di vetro, ma, per qualcuno, sono troppo distanti da raggiungere. E come se non bastasse, tanti non rispettano le regole del decreto: con la scusa del cane, restano giornate intere fuori a passeggiare».

Bartolini racconta la sua vita confinata nel perimetro delle mura di casa. «Vivo in 48 metri quadri, male. Con mia moglie invalida al cento per cento. Vado solo a fare la spesa. Non voglio azzardarmi a portarla fuori, perché siamo anziani e rischiamo di andarcene prima del tempo».

Entriamo nel cuore della Chiccaia. Dovrebbe essere sgomberata per essere abbattuta, ma ci sono alcune auto parcheggiate. «Dovevamo andare via - racconta Luciana Ducini dalla finestra - , ma adesso col Covid, siamo rimasti bloccati. Qui prima c’erano parecchi inquilini abusivi, da gennaio li hanno mandati via. Se fosse andata avanti la procedura, ne saremmo usciti anche noi. La situazione difficile, è sotto gli occhi di tutti. Siamo abbandonati a noi stessi, a parte qualche passaggio della polizia. Fortuna che mio figlio lavora. Speriamo, che a maggio si possano riprendere in mano le pratiche; questo ci hanno detto».

Le fa eco Daniella Tonelli, che abita al piano superiore. «Secondo me la seconda fase è arrivata troppo presto, ci sono ancora irresponsabili». Entro il prossimo mese dovrebbe lasciare la casa, ma c’è il problema del trasloco. «Adesso è impossibile con tutti questi, giusti, controlli che stanno facendo. Non possiamo rischiare di prendere una multa, sarebbe ingestibile». Il suo alloggio è stato ristrutturato in tempi recenti. «Sacrifici che sto ancora pagando. Pare che ci daranno un indennizzo, ma ancora non si è visto nulla».

Andando verso il blocco successivo, incrociamo Cristian Piscopo, con due cani affettuosi al guinzaglio. «La difficolta più grande? L’affitto per tante persone che non lavorano - dice sconsolato -. E le tasse, impossibili da pagare adesso». Piscopo parla della numerosa presenza di morosi. «Il Comune però non li ha aiutati abbastanza. Noi, per esempio, viviamo in tre: solo il compagno di mia madre è rientrato a lavorare». Grande paura per quel che riguarda il futuro.

«Nel quartiere non si sa se e come torneremo a lavorare. Gente che ha un bar, non sa se può riaprire a causa delle santificazioni costose. Quando vado fare la spesa devo portare la calcolatrice, perché i buoni hanno un tetto massimo. Qualcuno, disperato, ha addirittura abbandonato il cane».

Claudio Del Moro è nero: ci accompagna all’interno del blocco della Direzione. «Il problema non è l’appartamento - afferma -, ma le persone che circolano in zona. Nel mio cortile ci sono parecchie case sfondate, occupate abusivamente. Non pagano nulla, fanno come gli pare. Una convivenza difficile, ancor più in questa situazione».

La mancanza di soldi è alla base di tutto. «Io sono in pensione, anche se modesta. Gli altri, quelli che occupano, spacciano. La sera c’è d’aver paura». Covid o non Covid il traffico qui continua, dicono altri residenti.

Del Moro ci mostra una discarica a cielo aperto, nascosta (neanche troppo) tra le aiuole.

C’è anche Erika Cinotti, tre bambini, 700 euro di reddito di cittadinanza, per tirare avanti la baracca. «Ci hanno abbandonato allo sbaraglio. Al lavoro non ero assicurata e l’ho perso. Sono stata abusiva nel 2009, oggi sono assegnataria con residenza. Ma non ho contratto. L’appartamento l’ho dovuto rifare, i muri cascavano a pezzi. Coi bambini ci sono le lezioni online, un grosso impegno. E posso farle grazie all’aiuto della scuola che mi ha dato un tablet».

Per tanti una condizione al limite della sopravvivenza. Qui tanti facevano lavoretti, senza partite Iva, e ora non possono contare sugli aiuti. «La gente è costretta a spacciare, a rubare, non solo qui, in tutti i quartieri. Ci troveremo a fare la guerra tra poveri», dice un ragazzo, che preferisce restare anonimo. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana