A scuola per imparare a costruire barche tra cantieri del futuro e tradizione livornese
scuola e lavoro
Nicolò cecioni
Una scuola per costruire le navi che faccia da collante tra le superiori e il cantiere navale. È questo il progetto dell'istituto Nautico Cappellini che dal prossimo anno aprirà un quarto indirizzo. Oltre a quello per “conduzione del mezzo navale” per i capitani del futuro, a quello degli “apparati e impianti marittimi” per i macchinisti e a quello della logistica, infatti, dall'anno 2020/21 i ragazzi del triennio potranno scegliere anche il corso “costruzione del mezzo navale” che servirà per preparare i futuri manovali al lavoro di cantiere. Proprio per illustrare il nuovo piano di studi, gli obiettivi dell'offerta formativa e le materie di questo nuovo corso, ieri nell'auditorium del Nautico i ragazzi delle prime e delle seconde hanno partecipato a un openday a loro riservato. «Da grande – ha spiegato Enzo Diego Carniel – vorrei fare l'ingegnere navale e costruire le navi. È un mestiere che ho nel sangue, visto che mio nonno Faustino in Argentina costruì 2 barche a vela con le quali ha navigato. Lui aveva origini italiane e così, nel dopoguerra, partì da Buenos Aires e tornò a casa. Io sono nato a Pontedera, ma adoro il mare e le navi proprio come lui. Mi piacerebbe iscrivermi al corso di costruzione del mezzo navale». Molti, però, sono ancora indecisi, come Marco Turchi, studente elbano fuori sede. «Io sono di Marciana Marina e lì ci sono ancora tanti maestri d'ascia che lavorano alle barche. Da bambino andavo spesso nelle loro cantine a vedere come lavoravano e la cosa mi è sempre piaciuta tanto... Ma vorrei anche intraprendere la carriera di capitano, perciò forse sceglierò l'indirizzo di “conduzione del mezzo navale”». Sguardo verso il futuro, con le radici ben ancorate nella tradizione cantieristica livornese. Sono questi i due obiettivi del corso triennale del Nautico che ieri è stato presentato. E visto che si partirà proprio dalle tradizioni, il corso avrà una parte dedicata ai maestri d'ascia, un mestiere che un tempo era un marchio di fabbrica della livornesità e che adesso è quasi sparito. L'ultimo discepolo rimasto in città è Fulvio Pacitto che da 52 anni continua a sfornare imbarcazioni di legno. «Grandi cantieri non ce n'ho mai avuti – ha spiegato ieri mattina ai ragazzi –, ho sempre fatto tutto nella mia cantina. Oggi è cambiato tutto, si parte dal progetto al computer e poi si passa alle macchine. Io invece ho sempre lavorato solo manualmente, senza disegni o progetti. Tutto partiva nella mia mente e poi lo realizzavo dal vivo. Ma in ogni caso, alla base del lavoro ci dev'essere la passione e l'amore per questo mestiere. Io proverò a tramandare la mia passione a questi studenti, sperando di poter dare un futuro ai maestri d'ascia livornesi». Finito di parlare, poi, Pacitto ha dato una rapida dimostrazione, levigando un pezzo di legno davanti agli occhi incuriositi ed emozionati dei ragazzi che non avevano mai visto fare una cosa del genere. «Questo corso è importante – ha spiegato la professoressa Cinzia Bufalini, responsabile dell'orientamento di ieri mattina – perché serve per connettere la nostra scuola al cantiere, dal quale dipendono il lavoro e l'economia della città. Aprirsi alle nuove tecnologie e alle materie d'avanguardia, mantenendo la tradizione è il difficile obiettivo che questo nuovo indirizzo vuole avere. E per farlo abbiamo in progetto di collaborare anche con lo stesso Fulvio Pacitto che nella sua cantina ospiterà i ragazzi per l'alternanza scuola-lavoro». —
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