«Mia moglie sta male, venite». Chiama il 118 e muore d’infarto
Livorno, dramma familiare per l’arbitro Luca Banti: il padre Piero, noto commerciante e storico commissario arbitrale, ha un malore fatale mentre aspetta l’ambulanza
LIVORNO. Un grave lutto ha colpito l'arbitro internazionale Luca Banti. Il dramma si è consumato all'alba di martedì 5 marzo, nella casa dei genitori, in via Benvenuto Cellini. Erano le 6 di mattina quando la madre Marcella si è sentita male. Il padre Piero - 76 nni, ex arbitro e storico commissario della sezione Aia di Livorno nella quale Luca ha iniziato a muovere i primi passi da fischietto ed è cresciuto fino ad arrivare a dirigere in Champions League - ha subito chiamato i soccorsi. «Correte, mia moglie sta male», ha detto al 118. Ma mentre attendeva l'arrivo dell'ambulanza sul terrazzo, si è sentito male anche lui. A niente sono serviti i tentativi del medico e dei volontari di rianimarlo, un infarto se l'è portato via in un attimo, mentre la moglie è stata trasportata d'urgenza al pronto soccorso dove si trova ancora ricoverata, nel reparto di Medicina.
La salma di Piero Banti è stata esposta alla camera mortuaria del cimitero della Misericordia, dove si sono svolti i funerali. Tra i presenti l'ex arbitro internazionale Piero Ceccarini, di cui Banti ha raccolto l'eredità, e l'assistente Gianluca Vuoto.
Con Piero Banti se ne va un pezzo di storia dell'arbitraggio livornese: con la giacchetta nera era arrivato fino ai campi della Casp, l’attuale serie D. Poi aveva iniziato una lunghissima carriera da osservatore che lo aveva portato tutti i sabati e tutte le domeniche, per almeno tre decenni, ad accompagnare i debutti delle nuove leve arbitrali e sostenere i giovani fischietti nel loro cammino di crescita. «Abbiamo perso un amico ma anche un maestro», ricorda il presidente della sezione Aia Alessio Simola. «Almeno la metà dei 150 arbitri livornesi in attività oggi, sono passati dagli insegnamenti di Piero, osservatore attento, appassionato, capace di trasmettere le dritte giuste ai giovani arbitri. Tra loro buona parte degli attuali dirigenti sono stati letteralmente iniziati all'arbitraggio da lui, penso a Paolo Gargini o a Giorgio Niccolai, ma anche quelli che ancora sono attivi a livello nazionale come Gianluca Vuoto e Edoardo Raspollini e naturalmente suo figlio Luca a cui ci stringiamo tutti».
Correva la metà degli anni Ottanta e la sezione Mario Cambi era guidata dal presidente Fernando Tani, allora fischietto di serie A, che proprio a Banti aveva affidato la responsabilità dei commissari e anche la cura del settore tecnico. «Di Piero c'era da fidarsi - ricorda Tani -, alle grandi doti umane grazie alle quali tutti gli volevano bene, univa una indiscussa capacità tecnica ed era bravissimo a scrutare i talenti. Io e lui poi siamo sempre stati amici anche fuori dalla sezione. È un dolore immenso».
Ma Piero Banti era anche un apprezzato maestro gelataio: a metà degli anni Novanta aveva aperto con la moglie la gelateria Aurora in via Solferino, davanti alle Micheli, che si era subito affermata come un piccolo regno della gola, gelati fatti con frutta vera, crepes e soprattutto cremolate di frutta fresca che in quegli anni a Livorno si trovavano soltanto da lui.
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