Autista aggredito, ma le telecamere del bus non funzionano
Livorno,picchiato da un ciclista che si era attaccato al mezzo per farsi trascinare. Il conducente: gli ho urlato di sganciarsi, lui mi ha aspettato alla fermata per vendicarsi
LIVORNO. Con lo specchietto retrovisore lo vede, attaccato al bus, mentre si fa trainare in sella alla sua bici. Il conducente dal finestrino lo redarguisce. Poi alla fermata successiva accade l'inimmaginabile: l’uomo lascia la bicicletta, sale a bordo e prende a pugni in faccia l'autista che poi ricorre alle cure del pronto soccorso. Qui via Grande: è un'aggressione in piena regola quella subita da un dipendente del Ctt Nord in servizio sulla linea 8 R.
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Un'aggressione che avrebbe potuto essere ripresa dalla telecamera a bordo del mezzo: purtroppo, sebbene installata, non è ancora in funzione. A raccontare lo spiacevole episodio è la vittima, Diego, 40enne livornese, dal 2003 al volante dei mezzi di trasporto pubblico. «Innanzitutto voglio partire da quello che mi è accaduto per lanciare un invito all'azienda, quello di attivare al più presto il sistema di videosorveglianza installato da tempo sui nostri mezzi: per noi è uno strumento di sicurezza fondamentale».
L'appello del 40enne è accorato. Lo fa oggi che si è ripreso dallo choc e dalle ferite subite da quell'uomo in bici, sulla cinquantina, dalla barba incolta e accento toscano (non livornese), secondo quanto racconta l’autista.
«Ero con il bus all'inizio di via Grande - ripercorre la vicenda - riparto dalla fermata e vedo, dallo specchietto, una persona in bicicletta attaccata al portellone che si faceva trainare: subito rallento, facendo attenzione che l’uomo non si facesse male. Lui si sgancia e mi passa accanto, io butto giù il finestrino spaventato, gli urlo di non farlo più e se si rendeva conto del pericolo di quell'azione». Della serie "ci sei o ci fai", in modo un po' più colorito: questo Diego dice al ciclista che, di tutta risposta, prosegue facendo un gestaccio. Il racconto va avanti. Il conducente pensa che l'episodio, pur bizzarro, sia finito lì. E invece no.
«Quando arrivo ad accostarmi all'ultima fermata di via Grande vedo che c'è quest'uomo che lancia in terra la bici, sale su, apre il gabbiotto e mi dà un pugno in faccia. Un primo cazzotto sull'occhio sinistro, poi me ne dà un altro che riesco a schivare: con le mani mi proteggevo il viso».
Diego oggi rientra al lavoro. Ha sporto regolare denuncia e spera che l'aggressore sia individuato al più presto, magari grazie alle telecamere installate lungo la via Grande. Non può fare a meno di sottolineare l'indifferenza delle persone. «Una donna che avrà avuto sui 50 anni è stata l'unica a gridare al ciclista di lasciarmi stare». Diego va avanti con il racconto: «Ho scelto di non reagire alle botte per evitare che la cosa degenerasse e che magari si potesse mettere a rischio l'incolumità dei passeggeri: comunque preso da un moto di impeto ho chiuso le porte per non farlo scendere, ma lui ha cominciato a minacciare di spaccare tutto e allora ho deciso di riaprire e lui è scappato».
L'uomo è scappato in sella ad una bici modello olandese, nera con il sellino bianco. Anche per Diego, nonostante i tanti anni di servizio, è una spiacevole prima volta. «Io ero convinto che la telecamera funzionasse - aggiunge - ho premuto il pulsante per attivarla: così ho detto anche ai carabinieri, poi invece ho saputo dall'azienda che la videosorveglianza è ancora inattiva». Diego chiude con un altro invito a Ctt Nord: «Nei bus a metano sigle b40 e b50 il gabbiotto dove stiamo noi conducenti può essere aperto da chiunque in un secondo, invece nei nuovi mezzi Mercedes Citaro c'è una sicurezza maggiore che dovrebbe essere allargata a tutti i mezzi».
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