Il Tirreno

Livorno

Si è spento Licio Gelli, ex capo della loggia P2

Mauro Zucchelli
Licio Gelli, ex capo della loggia massonica P2
Licio Gelli, ex capo della loggia massonica P2

E' morto a 96 anni Licio Gelli, protagonista dei segreti d'Italia e dello scandalo della loggia P2 che nel 1981 travolse buona parte della classe dirigente italiana dell'epoca. Di recente era stato ricoverato a Pisa nella clinica di San Rossore, negli ultimi giorni i familiari l'avevano riportato a casa a Arezzo dov'è spirato. I funerali giovedì a Pistoia

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AREZZO. Si è spento a 96 anni Licio Gelli, l'ex "venerabile" gran maestro della loggia massonica deviata P2, protagonista dei segreti d'Italia e dello scandalo che nel 1981 travolse parte della classe dirigente italiana dell'epoca. Il decesso è avvenuto poco prima delle 23 di martedì nella sua casa di Arezzo.

IL RICOVERO A PISA. Da alcuni giorni le condizioni di salute dell'ex capo della P2, già peraltro piuttosto precarie, risultavano assai peggiorate e questo aveva spinto la moglie Gabriela Vasile a farlo ricoverare a Pisa nella clinica di San Rossore. Risulta all'Ansa che fosse stato dimesso alla fine della scorsa settimana in quanto i medici lo giudicavano praticamente in fin di vita. Qualcosa del genere era stato detto ai familiari anche dopo una ulteriore visita all'ospedale di Arezzo, per questo i congiunti avevano stabilito di riportarlo a casa per fargli passare nella "sua" Villa Wanda le ultime ore di vita.

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I FUNERALI GIOVEDI A PISTOIA. Gelli - la cui prima moglie Wanda (alla quale era intitolata la villa di famiglia) era morta da tempo - lascia la seconda moglie Gabriela e tre figli Raffaello, Maurizio e Maria Rosa, mentre la quarta figlia Maria Grazia ha perso la vita in un incidente stradale pochi anni dopo l'esplosione dello scandalo della loggia deviata. La camera ardente sarà allestita nella chiesa della Misericordia, in pieno centro ad Arezzo. I funerali si svolgeranno giovedì 17 a Pistoia alle 15. Gelli sarà tumulato nella cappella di famiglia nel cimitero monumentale della Misericordia di Pistoia, dove già riposa la prima moglie, Wanda

MATTATORE DEGLI ANNI PIU' BUI. La scomparsa di Licio Gelli fa uscire di scena una figura-chiave degli anni più bui della storia d'Italia. L'ex "venerabile" porta con sé nella tomba alcuni dei segreti più torbidi d'Italia: salvo sorprese, a questo punto rimarranno tali. Al vertice di una loggia massonica P2 (Propaganda 2), sconfessata solo dopo lo scoppio dello scandalo dal Grande Oriente, Gelli era riuscito a tessere una trama di relazioni internazionali e nazionali che ne hanno fatto a lungo il burattinaio occulto del Paese: era riuscito a conquistare la fiducia dei vertici della massoneria di allora e a ottenere fuori regola la possibilità di accettare nuovi aderenti senza passare dal rituale massonico e in forma segreta solo a lui conosciuta. Una rete di rapporti estesa anche all'Argentina che, grazie all'abilità con cui portava all'interno dell'organizzazione figure di spicco, gli consentiva di scalare rapidamente posizioni dentro la gerarchia delle logge.

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IN SPAGNA CON LE CAMICIE NERE. Nato a Pistoia il 21 aprile 1919, a 18 anni si arruolo' come volontario nelle "camicie nere" in Spagna (combattendo nella guerra civile spagnola dalla parte dei franchisti), fu fascista e "repubblichino" (collaborando anche con le truppe tedesche) e poi partigiano (collaborando al piano di evasione di un gruppo di antifascisti in carcere). Poco prima del Natale '44 si sposa a Wanda Vannacci, che gli darà quattro figli. La ricostruzione postbellica lo vede in Sardegna, poi vola in Argentina: qui diventa amico di Lopez Rega e soprattutto di Peron, una amicizia che Gelli ha sempre rivendicato con forza. Al rientro in Italia entra a  lavorare nello stabilimento Permaflex (materassi) fino a diventare direttore della fabbrica che l'azienda ha a Frosinone. Più tardi l'ingresso in affari con i fratelli Lebole e l'acquisizione della proprietà dello stabilimento Gio.Le a Castiglion Fibocchi, non lontano da Arezzo.

L'ASCESA NELLA MASSONERIA. Si fa risalire al 1963 l'iscrizione di Gelli alla massoneria. Bastano tre anni ed ecco che il gran maestro Gamberini gli affida la loggia "Propaganda 2": si tratta di una loggia che è nata a fine Ottocento per consentire che figure pubbliche potessero aderire in maniera riservatissima. Nel 1975 lo scontro al vertice della massoneria è talmente forte che il numero uno del Grande Oriente Lino Salvini decide di sciogliere la P2 ma la reazione di Gelli e del suo gruppo è violentissima: Salvini finisce travolto da una durissima polemica e alla fine accetta di tornare sui propri passi. La P2, anziché essere sciolta, divenne ancor più potente e fuori controllo, tanto che si arrivò a affiliazioni in bianco gestite ormai unicamente da Gelli senza alcun vincolo. potere.

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LA P2, IL CENTRO DI POTERE. Nel corso degli anni '70, proprio mentre il Pci nel '75 per la prima volta conquistava la guida di tante grandi città, Gelli aveva creato con la P2 - che aveva forti radici in Toscana, a partire da Livorno - un centro di potere: ne facevano parte alti vertici delle forze armate, dei servizi segreti, politici, imprenditori e giornalisti. La P2 è stata chiamata in causa in tutti i più grandi scandali della storia d'Italia: la lista potrebbe aprirsi con il tentato golpe del principe Borghese, toccare drammatici casi fra finanza e cronaca nera come quelli relativi ai banchieri Michele Sindona e Roberto Calvi, arrivare alla battaglia per il controllo del Corriere della Sera (non bisogna dimenticare il ruolo di Bruno Tassan Din, tessera P2 e direttore generale della Rizzoli, così come fra gli affiliati P2 figurerà un imprenditore emergente in quegli anni a Milano: Silvio Berlusconi).

STRAGE DI BOLOGNA: DEPISTAGGIO. Non basta: il nome di Gelli rimbalza anche nelle inchieste sulla strage di Bologna, che con oltre 80 morti e più di duecento feriti nell'estate 1980 rappresentò il momento clou di dieci anni di stragismo. Gelli è stato condannato, tra l'altro, a 10 anni per depistaggio delle indagini su questa vicenda buia e mai sufficientemente chiarita.

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TUTTO NACQUE DALL'INCHIESTA SU SINDONA. Il Bel Paese non era esattamente candido e ingenuo: aveva già alle spalle gli anni del terrorismo, le stragi sui treni e l'assassinio di Aldo Moro. Ma è stato uno tsunami senza precedenti quando il 17 marzo 1981 è saltato fuori una sorta di Stato parallelo che sta nascosto "dentro" e "dietro" quello ufficiale: insieme al collega Giuliano Turone, l'allora giudice istruttore Gherardo Colombo - che ritroveremo nel pool di Mani Pulkite con Antonio Di Pietro ai tempi di Tengentopoli - stava indagando sul finto rapimento di Michele Sindona. Nel corso di una perquisizione abbastanza di routine a Villa Wanda e nella fabbrica Giole, nei pressi di Arezzo, spunta fra le carte un elenco di alti ufficiali delle forze armate e di altissime figure delle istituzioni: due mesi più tardi, il premier di quel tempo Giovanni Spadolini decide di rendere tutto pubblico.

I NOMI NELLA LISTA P2. La lista includeva 962 nomi tra cui anche l'intero gruppo dirigente dei servizi segreti italiani, 2 ministri (Gaetano Stammati e Paolo Foschi, entrambi Dc), 44 parlamentari, 12 generali dei Carabinieri, 5 della Guardia di Finanza, 22 dell'Esercito, 4 dell'Aeronautica e 8 ammiragli. Imprenditori come Silvio Berlusconi, giornalisti come Roberto Gervaso e Maurizio Costano e Vittorio Emanuele di Savoia. La P2 risulta coinvolta direttamente o indirettamente in tutti i maggiori scandali degli ultimi trent'anni della storia italiana: tentato golpe Borghese, strategia della tensione, crack Sindona, caso Calvi, scalata ai grandi gruppi editoriali, caso Moro, mafia, tangentopoli.

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LA FUGA IN SVIZZERA E I GRANDI MISTERI. Ma Gelli sparisce: scappa in Svizzera ma gli 007 riescono a arrestarlo qualche mese più tardi. Ma nel carcere elvetico di Champ Dollon non è rimasto a lungo: con una evasione forse non rocambolesca ma sicuramente misteriosa, tornerà poi a darsi alla fuga. Curioso che i quattro anni di latitanza dorata li abbia passati in Sud America dove contava parecchi buoni amici nelle alte sfere dei governi dittatoriali ma poi per costituirsi abbia scelto di nuovo Ginevra. Nell'aprile dell'anno seguente la Cassazione conferma la condanna a 12 anni per il crack del Banco Ambrosiano di Calvi. Il 4 maggio Gelli è di nuovo irreperibile: la fuga dura più di quattro mesi. Gli vengono concessi i domiciliari, che sconterà a Villa Wanda, la residenza dove è  morto e che nell'ottobre 2013 gli venne sequestrata a conclusione di una indagine per un debito col fisco. La villa - nella quale tuttavia ha continuato a vivere in tutti questi anni - è rientrata nella sua disponibilità piena nel gennaio scorso per la dichiarata prescrizione dei reati fiscali. Nell'aprile 2013 i pm di Palermo dell'inchiesta Stato-mafia lo hanno sentito per gli intrecci tra P2, servizi ed eversione.

BUONI RAPPORTI CON I GOLPISTI ARGENTINI (E LA CIA?). Nel corso della sua movimentata storia Gelli aveva coltivato buoni rapporti con i militari golpisti argentini che  nel 1976 avevano deposto Isabelita Peron: il generale Roberto Eduardo Viola e l'ammiraglio Emilio Massera. Si è spesso parlato di suoi legami con la Cia, mai provati, o quanto meno con personaggi legati indirettamente a Langley come lo storico conservatore Michael Ledeen.

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