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Livorno

«Non do un euro in più ad Aamps senza un vero piano industriale»

«Non do un euro in più ad Aamps senza un vero piano industriale»

Lemmetti conferma la linea dura del Comune: «Questa è un’azienda da risanare completamente Possiamo dare altre risorse soltanto se ci dimostreranno di essere in grado di restituircele»

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LIVORNO. «Il Comune non darà un euro in più ad Aamps rispetto al contratto di servizio fino a quando l'azienda non avrà messo in piedi procedure per tornare sana». Non ci gira intorno l'assessore Gianni Lemmetti, alla vigilia del Cda che ieri sera è stato convocato per discutere il bilancio della partecipata.

Il braccio di ferro è evidente: da una parte c'è Palazzo Civico che chiede di valutare gli effetti del Dl 78 e di portare quel bilancio a meno 11 milioni, anziché a meno 21, spostando in avanti i crediti Tia inesigibili (11 milioni, 3.8 dei quali già spalmati quest'anno sulla Tari di tutti); dall'altra c’è Aamps che ieri aveva ancora in mano il bilancio a meno 21 (già approvato dal cda e depositato in Comune a giugno) e che chiede comunque al Comune di tirare fuori 10 milioni extra per salvare la baracca. Che Aamps «è in crisi di liquidità» lo dice anche Lemmetti: «L'ordinario, come il pagamento degli stipendi riuscirebbe a mantenerlo, le poste straordinarie invece sono oggettivamente in crisi». Vedi il pagamento dei fornitori, sia il corrente che le rate della moratoria Rosi. «Questa è un'azienda da risanare completamente – ripete – devono cambiare il modello organizzativo, gestire diversamente le risorse finanziarie».

Ma di quei 10 milioni a oggi non se ne parla. «Vale il ragionamento che avevamo fatto a inizio anno – spiega Lemmetti – quando era stato previsto un prestito ponte di 5 milioni: il Comune può dare soldi in più solo se l'azienda dimostra di avere la capacità di restituirli: finché continuerà a pensare che deve essere finanziata con i soldi pubblici, facendo quello che le pare, con un partenariato politico per la gestione, sicuramente ne pagheranno le conseguenze tutti i livornesi». Perché «il rischio è che fatte tutte le procedure necessarie, piano piano si riesca a dichiarare che per legge i 25 milioni di crediti Tia sono tutti inesigibili: a quel punto il Comune li deve spalmare in tariffa, che cresce. Per scongiurare l'aumento della Tari, è obbligatorio che Aamps abbassi il costo del servizio». Lemmetti è un fiume in piena: «Questo lo devono dimostrare nel piano industriale, invece continuano a chiedere soldi per la ricapitalizzazione. Io per onestà intellettuale non ho intenzione di prendere soldi dalle tasche dei livornesi per sanare un'azienda che così crea esclusivamente deficit».

Il famoso prestito ponte di 5 milioni che il Comune avrebbe dovuto fare a inizio anno ad Aamps in realtà non c'è stato e i 2 milioni decisi dal consiglio «sono stati deliberati, ma sono condizionati alla presentazione del piano industriale, che al momento non c'è».

Un piano, però, il cda guidato da Iacomelli l'aveva già presentata a inizio estate: a bocciarlo sono stati giunta e consiglieri M5S. «Non era un piano industriale – controbatte – ma un piano di investimenti nel quale l'azienda chiedeva nuove risorse al Comune, tra l'altro contravvenendo ai principi ambientali delle linee di mandato. Perché se prevedi di fare il ravamping dell'inceneritore e di aumentare i rifiuti inceneriti, fai il contrario di quello che dice il programma: ecco perché il M5S ne ha chiesto una nuova versione».

Ma non c'è il rischio che nel frattempo Aamps vada a gambe all'aria? «Ci potrebbe essere», risponde di getto, poi corregge il tiro: «Il Comune può avere a diposizione le risorse e gli strumenti normativi affinché l'azienda non fallisca. Ma non alle condizioni di Aamps: avere soldi senza cambiare niente».

Lemmetti ci tiene a dire che «non ci sono frizioni tra noi e Iacomelli. Quando gli abbiamo esposto la teoria di come potevano essere trattati i crediti inesigibili e poteva essere formato il nuovo bilancio, ci ha portato una bozza: prevede di chiudere a meno 11, senza il rischio che l'azienda fallisca». Ma «dobbiamo avere l'ok dei sindaci revisori e in più lo stesso Iacomelli aveva chiesto che la modifica al regolamento Iuc Tari arrivasse prima dell'approvazione del bilancio per avere maggiore certezza degli impegni del Comune: i tempi tecnici, però, non ci sono e gli abbiamo ricordato che l'impegno di ribaltare in tariffa i crediti Tia è già negli atti che abbiamo approvato per il 2015, 2016 e 2017». «I sindaci revisori – conclude - contestano l'interpretazione sulla partita dei crediti inesigibili: sostengono che la perdita è talmente alta che il Comune deve ricapitalizzare. Vogliono10 milioni, punto. Ma lo ripeto: non glieli do a queste condizioni, a fondo perduto. Se Aamps non cambia regime, fra tre anni me ne viene a chiedere altri 10 e non possono sobbarcarseli i livornesi».

Juna Goti

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