Il Tirreno

Livorno

I tuffi "alla livornese": la strana arte della siuski - foto

Carlotta Nigiotti
I tuffi "alla livornese": la strana arte della siuski - foto

Presentando l'iniziativa estiva del Tirreno che vi invita a votare per il vostro bagno e per la vostra gabbionata preferita (con il tagliando in prima pagina dell'edizione cartacea in edicola), ecco una carrellata di tuffi made in Livorno

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LIVORNO. L’arte di arrangiarsi è tutto nella vita, si sa. E lo sanno altrettanto bene i giovani livornesi che non sapendo cosa fare nelle calde giornate di mare, hanno trovato la soluzione: Siuski. E potevamo per caso fermarci solo lì? Neanche per idea! E così dalla Siuski nascono le figlie, le nipoti, zie e suocere, insomma un ambaradan di annessi e connessi della famiglia dei tuffi con un unico obbiettivo: fare gli schizzi più alti. Chi fa più schizzi ha fatto jack pot, dando vita a gare di tuffi, o di schizzi meglio dire, tra ragazzi di tutte le età.

La lista degli exploit si è fatta lunga : Siuski (ci si lancia, con il corpo si resta paralleli al pelo dell’acqua e nell’istante prima di entrare in mare si chiudono su se stessi braccia e gambe così che dall’impatto con l’acqua ne escano quanti più possibili schizzi), Militare (ci si lancia coi piedi rivolti verso il mare, ma durante il volo con entrambe le braccia si prende la gamba al ginocchio, portandola al petto), Shizzan (ci si lascia cadere coi piedi rivolti verso il mare ma con un’inclinazione di circa 30°, e durante il volo si incrociano le mani sul petto e le gambe accavallate), L’ovo (la partenza prende spunto dal tuffo di testa, ma in aria il corpo ruota fino ad arrivare perpendicolare all’acqua e si portano le gambe al petto e le mani dietro alla testa ricordando, per l’appunto, la forma di un uovo), Cammellone (variante della siuski, ma in tal caso prima del tuffo si fischia e si prende con la mano il piede per poi chiudersi col contatto con l’acqua) la classica Bomba (ci si tuffa portando braccia e gambe piegate al petto, per esplodere all’impatto con l’acqua con gli schizzi) e, per i meno audaci, la Candela (ci si butta perpendicolari al mare, cadendo a braccia tese lungo il corpo e le gambe tese).

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Non sa chi sia il Pico Della Mirandola che abbia inventato questa disciplina olimpica di tuffi, né a cosa abbia avuto in mente quando ha coniato tutti questi termini orientaleggianti, ma di sicuro non esiste persona che non abbia fatto almeno una volta nella vita una Siuski. È uno status quo. Un esempio Niccolò Tammaro dei bagni Fiume: “Saranno più di tre anni che ho imparato a fare la Siuski, osservando i ragazzi più grandi che giocavano, ed incuriosendomi sempre di più”. O Tommaso Filippi che approfitta dell’alto trampolino dei Fiume per perfezionare la riuscita de L’ovo: “È ormai il tuffo che mi riesce meglio: ho imparato guardando i miei amici ma soprattutto sapendomi regolare col mio istinto; si gioca tutto sull’istante esatto in cui ti sei buttato e devi chiuderti su te stesso”.

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L’unione fa la forza, si dice. Così Lorenzo Cicala e Gioele D’Angelo danno dimostrazione ai bagni Fiume di una capriola in avanti ad effetto doppio, imparata Lorenzo con un insegnante d’eccezione, il padre, mentre Gioele da solo “prendendo gropponate e riprovando”. E per chi sembra già impossibile farla a terra una capriola in avanti, figuriamoci mentre si vola sopra il mare, svelano il trucco: “Bisogna tenersi le ginocchia appena si salta e spingersi mentre si gira. È importante prendere un punto di riferimento e ritrovarlo nel girare così da rimanere diritti”. In tal casi la cultura del tuffo diventa una questione di famiglia. Come per la famiglia Mancini col babbo Erik, fedele al pulito e tecnico tuffo di testa e le figlie Carolina, col tuffo a candela, e Matilde che sfida i giovanotti dei bagni Fiume a colpi di Militare e salto indietro.

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C’è poi chi prende spunto dalla quotidianità, dai piccoli gesti che compiamo ogni giorno per creare tuffi personalizzati, e Rachele Giovannini ne sa qualcosa: “Non ha un nome vero e proprio; è il tuffo che faccio sempre dopo l’animazione ai bagni Lido. Un tuffo dinamico, che rappresenta la vitalità, la forza, la gioia, proprio quei sentimenti che ha provato la mia amica appena uscita dalla discussione della tesina per la maturità. Così mi sono detta “perché no?” ed ho provato a rifarlo in mare”. E c’è chi invece rimane fedele al tuffo di testa, senza sperimentare troppo e ci ironizza sopra come Lorenzo Matteucci, per gli amici Ucci: “Fin da piccolo vedevo i miei amici fare Siuski o Shizzan, ma a me non venivano proprio. Quindi alla terza schienata ho rinunciato e mi sono dedicato solo al tuffo di testa”.

I più piccoli di certo non vogliono rimanerne fuori, anzi. È il caso di Gabriele Fastame, che non si lascia intimidire dai suoi 10 anni: “Il mio tuffo preferito è L’ovo, che ho imparato guardando i ragazzi grandi farlo, perché faccio tanti schizzi e mi diverto un sacco”. O Aurora Betti di 9 anni: “Il tuffo che mi piace di più è quello a capriola perché faccio una capriola per aria e poi mi tuffo in mare. C’è un trucco per farlo bene: rimanere in asse, diritti, sennò si va da una parte e non viene”. Ed anche Virginia Cinapri, 11 anni: “Mi diverto tantissimo a fare il tuffo a bomba perché mi chiudo tutta come una palla e gioco coi miei amici a fare delle gare a chi fa schizzi più alti”. E la piccola Aurora Fedi di 9anni: “Ho imparato a fare i tuffi a nuoto. Quelli che preferisco sono la capriola e la bomba, ma anche il tuffo di testa che è quello che mi riesce meglio: è come se facessi una verticale e subito dopo mi trovo in acqua”.

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