L'immensità: Gianna Nannini canta Don Backy. Tra i due fu amore a prima vista....
La rocker senese, nel suo ultimo singolo, interpreta il grande succeso del cantautore di Santa Croce sull'Arno. È lui a raccontarci come nacque la canzone e il primo incontro a Livorno con la musicista tanti anni fa, quando lei gli disse che voleva fare la cantante
Nel video di "L'immensità", il nuovo singolo di Gianna Nannini, la rocker senese, con il suo spiccato accento toscano, spiega con una intro rap perché ha scelto questa canzone e racconta dell'incontro con l'autore, Don Backy, toscano di Santa Croce sull’Arno, dopo un travolgente concerto che il conterraneo tenne a Livorno un bel po’ di anni fa.
Nella clip, la giovane attrice che interpreta la Nannini, lascia una cassetta registrata che l'interprete del cantautore getta via non appena la ragazzina lascia il camerino. «Io, senza prima averla ascoltata, non l'avrei gettata - afferma Don Backy con convinzione quando lo raggiungiamo nella sua casa di Santa Croce sull'Arno - Anzi. L'incontro che lei racconta nel video c'è stato davvero, ma è stato molto più lungo di pochi minuti. Di vero c'è che quando venne da me, a vederla tutta fasciata di pelle nera, io le dissi davvero che il personaggio c'era e che avrei dovuto sentire la voce, ma lei, al tempo, una cassetta non se l'era portata dietro e, fino a poco tempo fa, io non l'ho mai rivista. Un vero peccato - aggiunge - oggi, se lei avesse avuto una registrazione, potevo essere il produttore della Gianna nazionale».
VIDEO "L'immensità" di Don Backy
L'incontro tra i due artisti, poi, è ricco anche di altri aneddoti. «Quando lei mi disse di chiamarsi Nannini - ricorda - io le raccontai che, sotto Natale, per aiutare un amico che aveva un negozio consegnavo nelle concerie delle mia città pacchi regalo con dentro panforti che si chiamavano come lei. Fu solo dopo averglielo raccontato che lei mi disse che a fare quei dolci era proprio suo padre».
Il celebre autore di brani come "Poesia" o "Sognando" è davvero entusiasta di questa nuova rilettura del suo classico. "Sentire la Nannini che canta "L’immensità" è una bella soddisfazione - spiega - anche perchè lei ha rifatto proprio la mia versione e non una cover dell'interpretazione di Johnny Dorelli che, in gara con me a Sanremo, aveva stravolto le strofe invertendo la prima con la seconda. E non si tratta solo di orgoglio per il fatto che pure lei è toscana come me - puntualizza - è che nel rileggere questa canzone ha saputo coglierne l'essenza rock. Quel trattare di temi universali e non di cuori spezzati o labbra da baciare che fanno di questo pezzo un brano sempre attuale e non un successo degli anni Sessanta».
Di versioni di "L'immensità" ce ne sono tante. Qualcuna a Don Backy piace. Quella di Francesco Renga, per esempio. Qualcun' altra lo ha deluso come quella dei Negramaro che, a suo dire, hanno stravolto il pezzo senza rispetto alcuno. Gianna Nannini, però, secondo lui, ha fatto un lavoro speciale. « E poi è la Nannini - chiosa - una con cui le affinità sono tante perché, oltre a essere rock, è una che come me non ha mai smesso di studiare e di cercare di essere ogni giorno migliore». "L’immensità", come in altri clamorosi casi musicali, venne presentata al Festival di Sanremo 1967, finì in bassa classifica e vendette milioni di copie. «Segno che allora come oggi, chi vota al Festival, ammesso che le votazioni siano reali, non capisce molto di musica - dice senza esitazioni l'artista toscano - Proprio quell'anno, con me, finì in fondo anche "Cuore matto" di Little Tony. Anni dopo una sorte simile è toccata anche a Vasco Rossi, ma così vanno le cose. E in fondo chi se ne importa. Chi scrive una canzone non lo fa per vincere una gara, vuole che il suo brano sia come una farfalla e voli il più lontano possibile da lui. La vera vittoria è quando la gente prende quello che canti e ne fa una cosa sua portandosela ovunque».
AUDIO "L'immensità" di Gianna Nannini
Nonostante abbia appuntato al petto medaglie luccicanti come aver dato le sue canzoni a Mina, però, Don Backy qualche dispiacere ce l'ha. «Come viene trattata la musica in Italia adesso non mi piace per niente - ci tiene a dire - E' un mondo che sento lontano. I discografici di oggi pescano solo nei talent perchè è l'unico modo con cui riescono a fare soldi facili. Prendono un tizio dalla strada ne fanno una star, per un annetto lo portano nei palazzetti o negli stadii e poi lo lasciano per strada dove lo hanno trovato. Non mi piace neppure la maggior parte di quelli che tentano di fare i cantanti oggi perché in realtà sembra che non vogliano costruirsi una carriera, ma solo fare i divi. Una bella differenza con quelli della mia generazione che mettevano la musica davanti a tutto e si sono accorti solo dopo essere diventati famosi che si poteva anche guadagnare bene. A gente come Gino Paoli, Giorgio Gaber e me, i discografici davano solo briciole, ma eravamo felici lo stesso. Si poteva suonare davanti a un pubblico e questo era il massimo».
Un piccolo cruccio, poi, ce l'ha anche a proposito di questa splendida "Immensità" di Gianna Nannini. "Per me è un onore enorme. Per l'ennesima volta, però, chi ci guadagnerà sarà il Clan ovvero la casa editrice di Adriano Celentano che ne detiene i diritti - spiega - A me dispiace perché, per me, non hanno fatto niente. Col senno di poi sono convinto che se fossi stato con la RCA, la Ricordi o un'altra casa discografica la mia carriera sarebbe stata ben diversa. Essere sotto contratto al Clan, dove l'artista di punta era Adriano che era anche il proprietario mi ha penalizzato. C'era solo lui. Gli altri non contavano nulla. Al massimo fungevano da contorno. Perfino quando è uscita "L’immensità" io sono stato messo da parte - ricorda - A me il brano in tv lo hanno fatto cantare solo durante le serate del Festival. Finita la manifestazione, l'ufficio stampa dell'etichetta non mi ha mai più trovato un passaggio in nessun programma televisivo».
