Il Tirreno

Livorno

Traffico di doping, due arrestati

di Federico Lazzotti
Traffico di doping, due arrestati

Fabrizio Boccolini, 48 anni, e Antonio Catarsi, 50, vendevano a due ciclisti professionisti farmaci con sostanze vietate

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LIVORNO. Fabrizio Boccolini e Antonio Catarsi sono arrivati all’appuntamento con l’ex campione di ciclismo Roberto Riccò e il gregario rosignanese Matteo Cappé a bordo di uno scooter.

Sotto la sella, una pony-farmacia clandestina nascosta in una scatola per le scarpe contenuta in una busta celeste per tenere i prodotti al fresco. Dentro una trentina di confezioni di farmaci: Eprex, Binocrit, Aranesp, medicinali che contengono sostanze come l’epoietina alfa e il testosterone, entrambe impiegate per «esclusivo uso ospedaliero» sui pazienti affetti, ad esempio, da l’insufficienza renale. Ma roba vietatissima per gli sportivi, tanto che sul retro della confezione è stampata la scritta “doping” e un segno rosso che ricorda il divieto di accesso.

«Trenta dosi per oltre mille euro», doveva essere questo il prezzo dell’accordo, visto che nella felpa dell’ex campione, già squalificato nel 2011 e fino al 2014 per una emotrasfusione, sono stati trovati circa 1200 euro in contanti.

Il blitz è scattato martedì dopo pranzo, nel parcheggio del McDonald’s di Stagno, lungo l’Aurelia, dove oltre ai due venditori e ai ciclisti, si sono presentati anche i carabinieri dei Nas di Livorno che appena è avvenuto lo scambio sono intervenuti bloccando i quattro.

I due livornesi, Boccolini è un operatore socio sanitario dell’Asl 6 di 48 anni, mentre Catarsi è un commerciante con un passato da buttafuori che di anni ne ha 50, sono stati arrestati con l’accusa di «commercio e ricettazione di farmaci ad uso dopante». E adesso sono ai domiciliari, mentre i ciclisti sono stati denunciati.

L’operazione - spiegano gli investigatori - fa parte di un’indagine molto più complessa condotta della Procura di Lucca in collaborazione con i colleghi di Livorno, su un presunto traffico di sostanze dopanti in Toscana.

I carabinieri, a conferma di questo, a casa dei venditori livornesi hanno trovato una ottantina di confezioni di medicinali e fiale con all’interno prodotti simili all’Epo per un valore complessivo di circa 15mila euro, oltre a una sostanziosa somma di denaro che potrebbe essere il frutto della commercializzazione di farmaci vietati.

Il sospetto è che dietro a questi due arresti si nasconda anche un giro di farmaci che vengono rubati dai magazzini dell’Asl per poi essere commercializzati sul mercato nero agli sportivi, in particolare ciclisti, che non rispettano le regole.

Ai militari però, Cappè ha detto di essere lui il destinatario di quei farmaci. Una spiegazione che però non ha convinto gli investigatori, che hanno denunciato anche Riccò.

«Ero nel posto sbagliato al momento sbagliato», ha spiegato il campione arrivato secondo al Giro d’Italia del 2008, che ieri ha incontrato i propri legali, gli avvocati fiorentini Fiorenzo e Alberto Alessi. Il ciclista si difende sostenendo che i medicinali non erano per lui e che i soldi erano di Cappè.

«A Riccardo - precisano gli avvocati - non è stato sequestrato alcun farmaco, non vi è alcuna attinenza tra l'addebito formulatogli e il tentativo sportivo di cui lo stesso Riccò aveva parlato l'anno scorso». Si tratta del progetto di compiere il record di ascesa del Mont Ventoux, una delle ci più prestigiose delle Alpi e che avrebbe dovuto segnare il suo ritorno nel ciclismo. Diceva Riccò presentando la sfida. «Nessuno mi può impedire di correre in bicicletta, ma farò tutto in modo pulito».

Adesso l’inchiesta dovrà accertare se e in che mondo l’ex campione è coinvolto, ma soprattutto quanto sia esteso il traffico di sostanze dopanti scoperto da martedì pomeriggio nel parcheggio dell’area di servizio di Stagno.

«L’indagine - spiega il comandante dei Nas di Livorno Gennaro Riccardi - è iniziata dal monitoraggio di diverse gare ciclistiche e siamo arrivati alla conclusione che ci potesse essere un mercato nero legato alla vendita di sostanze vietate».

C’è poi un altro aspetto che andrà chiarito e che riguarda la provenienza dei farmaci sequestrati.

Quasi sicuramente, infatti, provengono dai magazzini delle aziende ospedaliere e dunque sarebbero state rubate nei mesi precedenti per poi essere immesse sul mercato nero. Adesso bisognerà capire da dove provengono e quante persone fanno parte dell’organizzazione.

Altro servizio a pagina 10

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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