Il Tirreno

Livorno

Calano i prezzi per effetto della crisi Livorno maglia nera

di Giorgio Carlini

È la città dove le tendenze di deflazione sono maggiori rispetto al resto d’Italia: segno negativo per l’economia

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LIVORNO. Va bene: stiamo parlando di variazioni percentuali minime. Ok: tra uno “zero virgola” con segno più e uno con segno meno la differenza non sarà un granché. Ma il dato, per Livorno, resta pur sempre significativo. E piuttosto preoccupante. La nostra città, insieme a Venezia, nella tabella elaborata dall’Istat e ripresa dalla Confesercenti nazionale, in tema di inflazione, è l’unica che nel mese di gennaio presenta il segno negativo per l’indice dei prezzi al consumo.

Spieghiamo meglio: l’Istat ha calcolato la variazione percentuale dei prezzi, per l’intera collettività, nel mese di gennaio 2014 rispetto al gennaio 2013. Se è vero che, nella stragrande maggior parte dei comuni, i prezzi sono rimasti inalterati (in pochi casi gli aumenti superano l’1%), a Livorno e Venezia c’è stata una deflazione (-0,3% e -0,2%).

Tradotto: i consumatori livornesi, fiaccati dalla crisi, non comprano, in attesa che i listini si abbassino. Un segnale che solo a una lettura superficiale può sembrare positivo per le tasche dei cittadini, ma è in realtà distruttivo per il sistema economico locale. Lo si intuisce con un altro dato, stavolta nazionale: dal 2007 al 2012 gli italiani hanno speso complessivamente 47 miliardi di euro in meno. Non potendo toccare le spese obbligate (bollette, affitti, sanità) a ridursi è la spesa per l’istruzione, l’abbigliamento e gli alimentari.

Così i commercianti non hanno un profitto, i fornitori hanno meno ordini, le aziende licenziano il personale, le piccole-medie imprese falliscono e milioni di famiglie finiscono in grande difficoltà.

Confcommercio. «Le variazioni percentuali sono difficilmente quantificabili, ma è fuori di dubbio che in questa città il potere di acquisto è ormai ridotto all’osso». Giannantonio Cesari commenta così il dato di “maglia nera” di Livorno. «Oltre alla crisi - prosegue il presidente di Confcommercio - in questo momento pesa anche lo stato di incertezza, in attesa che il nuovo governo prenda provvedimenti che rilancino i consumi interni».

La Confcommercio livornese (insieme a Confesercenti, Cna e altre organizzazioni di categoria) ha partecipato in massa alla manifestazione nazionale tenutasi a Roma il 18 febbraio. «Lo slogan - ricorda Cesari - era “Senza impresa non c’è futuro”. Chiediamo che il governo rimetta un po’ di soldi in tasca alle persone, altrimenti i consumi non potranno mai ripartire. Centinaia di imprese del nostro territorio, che danno lavoro a migliaia di persone, rischiano di alzare bandiera bianca».

La deflazione su Livorno «è un dato significativo e poco felice. Più che alla legge elettorale - ripete Cesari - si pensi alle piccole e medie attività. Non servono tante leggi - conclude - quanto denaro fresco per i cittadini, con una diminuzione della pressione fiscale che permetta ai consumatori di tornare a spendere».

Confesercenti. «Il dato nazionale è una conferma del trend tristemente noto. A Livorno le vendite sono tra le più basse della Toscana. Siamo tra coloro che stanno subendo di più la crisi». Questa l’analisi di Maristella Calgaro, numero uno di Confesercenti.

«L’orientamento che abbiamo dai nostri associati - continua - è che ci siano grosse difficoltà. Tra i settori più colpiti c’è l’abbigliamento. Al di là della prima settimana dei saldi - rivela Calgaro - la tendenza è sempre stata negativa».

La crisi viene da lontano: «L’inverno del 2013 è stato il peggiore degli ultimi anni, ma la sofferenza parte almeno dal 2008. Tutto il comparto non gira. Non ci sono soldi e i livornesi fanno acquisti con difficoltà. Un segnale poco incoraggiante - sottolinea Calgaro - arriva da imprenditoria femminile e giovanile: nonostante incentivi e trend positivi in passato, ora anche queste realtà rischiano di non sopravvivere».

Le possibile soluzioni? «Intanto - dicono da Confesercenti - le banche, più che pensare agli investimenti finanziari, dovrebbero dare credito alle imprese. Dal governo, inoltre, ci aspettiamo una svolta positiva: le promesse sulla riduzione della tassazione e sul taglio del cuneo fiscale devono essere mantenute. Non si può continuare a tassare i capannoni: non sono oggetti di lusso, ma servono per lavorare» Conclusione sul centro cittadino: «I negozi stanno chiudendo uno dopo l’altro. Servono risorse e investimenti - termina Calgaro - altrimenti l’economia resterà in mano alla grande distribuzione e le piccole e medie imprese moriranno».

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