Il Tirreno

Livorno

Dalla spada alla cucina La nuova vita di Tanzini

di Mario Orsini
Dalla spada alla cucina La nuova vita di Tanzini

Prima i successi con la scherma, ora quelli da chef citato sul Gambero Rosso

5 MINUTI DI LETTURA





Un maghetto tra pentole e fornelli, letteralmente innamorato del suo lavoro. Ad Athos Tanzini, spadaccino e maestro di scherma per tradizione e chef per passione, presso la locanda Garzelli di Quercianella, i complimenti arrivano da tutte le parti. Cominciando da quelli di due riviste specializzate: la guida 2014, dei migliori ristoranti, del Gambero Rosso e il libro “Te la do io la mia cucina” della fiorentina Luisanna Messeri, uno dei volti più conosciuti del piccolo schermo in ambito culinario.

Montano preso per la gola. E proseguendo con quanti abitualmente fanno una capatina, al ristorante, che si affaccia sul golfo di Quercianella, per stuzzicare il palato con le delizie preparate da Athos Tanzini e dal suo staff. Tra i clienti più affezionati anche Aldo Montano quando fa tappa nella sua Livorno. «Ad Athos mi lega un’amicizia con radici lontane. I suoi piatti hanno qualcosa di speciale. Lui sa davvero come prendermi per la gola. Come schermitore e maestro era bravissimo, ma come chef è insuperabile», ha detto l’olimpionico di sciabola d’Atene 2004.

I vip sul golfo. Sulla stessa lunghezza d’onda la sciabolatrice Irene Vecchi e il maestro Nicola Zanotti. Da entrambi parole al miele per il “super cuoco” Athos. Tra quanti frequentano la locanda Garzelli, anche il maestro Paolo Paoletti, Andrea Baldini, Beppe Pierucci, Mario e Paola Montano, gli olimpionici Alessandro Puccini e Mario Numa. Ma l’elenco di personaggi più o meno conosciute è davvero chilometrico. Tra i più in vista anche il regista vincitore premio Oscar (con il famoso film Mediterraneo) Gabriele Salvatores e il commissario tecnico di sciabola della nazionale russa Cristian Bauer. Tanto per volare alto.

L’autografo di Sofia Loren. Diploma di geometra nel primo cassetto, omonimo di nonno Athos, olimpionico a Berlino nel 1936, bravo spadaccino e ottimo maestro di scherma, tre anni fa attaccato il fioretto al chiodo ed ha deciso di dedicarsi anima e corpo alla sua passione: la cucina. «Mentre scorrazzavo sulle pedane iniziai a lavorare come cameriere e mi piacque molto. Il rapporto con la gente mi ricordava quando, da piccolo, passavo molte ore, insieme a nonno, babbo e mamma, nel negozio di famiglia il “Guardaroba” in piazza Attias. Nonno aveva un altro negozio “Guardaroba” anche a Castiglioncello, dal 1959 al 1996. Tra gli habitué, quando venivano in villeggiatura, c’erano anche Marcello Mastroianni, Alberto Sordi il maestro Nino Rota. A casa ho anche una foto autografata di Sofia Loren, cliente di nonno nel negozio di Roma aperto prima di quello di Castiglioncello». E proseguendo nel racconto, Tanzini svela che gli esordi nel mondo della ristorazione risalgono al 1999, quando ha lavorato all’osteria numero nove di Fabio Baldi e Susanna Conforti fino al 2001. «Poi in altri locali cittadini tra cui La Filibusta, il Pallaio di Andrea Scardino, la Caciaia del mitico Gangio. In ogni posto ho imparavo qualcosa di diverso. Mi piaceva e sentivo dentro il desiderio di apprendere. Ma soprattutto mi affascinava la logistica della cucina di un ristorante. Fu così che cominciò a passarmi per la testa l’idea di spostarmi dalla sala alla cucina. Fin da piccolo mi piaceva stare a vedere mamma mentre cucinava. Lei assecondava la mia passione facendomi fare piccole cose».

Chef per passione. «Nel 2004 iniziai il mio percorso di cuoco in Kenya, nell’ albergo di zio Armando - racconta Athos - Per quattro mesi gestii la cucina coadiuvato da quattro cuochi africani. Pur essendo all’inizio me la cavai abbastanza bene e presi ulteriore fiducia. Quando rimisi piede a Livorno cominciai a lavorare con la mia amica Veronica Campanile, titolare insieme al babbo Giovanni, detto Baffo, del ristorante il  “Fischietto”. Poi mi spostai al ristorante “O Scugnizzo” a Quercianella come aiuto di Carla Ciliberti e a Caletta al Bagno Tirreno, in quello dei cugini Garzelli, come aiuto cuoco di Rita Cozzatelli. È nato così un bellissimo rapporto. Per sei anni la mia vita si divideva fra stagioni estive in cucina e Maestro di scherma d’inverno al Fides e al Club Scherma».

Stakanovista. «Non sentivo la fatica e avevo tanta voglia di imparare - prosegue l’atleta-chef - Un’estate ho lavorato in 3 ristoranti, più un quarto nel periodo di effetto Venezia. È grazie alla famiglia Garzelli, Valentina, Alberto, Federico e Simone, che hanno sempre creduto in me, che oggi, ormai da tre anni, sono chef della loro locanda di Quercianella. Mio braccio destro è Luca Ianiro di 48 anni e cuoco da 35 anni. Sono il responsabile della cucina. Mi occupo degli ordini degli alimenti, creo il menù, organizzo la logistica e coordino il lavoro di un minimo di tre cuochi a un massimo di cinque a seconda della mole di lavoro. L’anno scorso durante le ferie sono andato a fare uno stage a Roma all’hotel Majestic alla “corte” del grande cuoco Filippo Lamantia, perché sentivo il bisogno di crescere e di imparare ancora di più. A gratificarmi oltre alle parole dei clienti anche la recensione sul Gambero Rosso, la guida dei migliori ristoranti d’Italia del 2014 e una citazione sul libro “Te la do io la mia cucina” di Luisanna Messeri».

Recenzioni, gusti e sogni. A pagina 345 del Gambero Rosso si legge: «In cucina c’è Athos Tanzini cuoco livornese dalla mano felice». E sul libro della Messeri a pagina 235 c’è addirittura una foto di Athos. Ma torniamo a Tanzini. Il suo piatto più apprezzato? «Il mio cavallo di battaglia sono le linguine al riccio fresco nostrale che mi porta il mio amico Claudio». E quando si tirano in ballo i più bei complimenti ricevuti, Tanzini si dimostra preciso. «A dire la verità ne ricordo due. Uno è di un cliente abituale che tutte le volte prima di andare via mi dice: ma te le sei assicurate le mani? Perché te c’hai l’hai d’oro! E l’altro me lo ha fatto una signora. Mi disse che i miei piatti trasmettevano allegria e passione e si sentiva l’amore per il mio lavoro». E per il sogno nel cassetto lo chef va sul classico. «Aprire un ristorante azienda agricola, cioè riuscire ad avere un orto per coltivare le verdure genuine, ulivi per produrre olio buono. Ovviamente a dimensione umana. Una piccola nicchia di qualità dove fare pane e pasta fresca. Per ora lasciamolo nel cassetto. C’è ancora tempo ora sono felice così».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Turismo

Mare più bello d’Italia 2026: la Toscana sul podio con 4 località (una è nella top 10)

di Redazione web
Speciale Scuola 2030