Caccia all’auto del killer «I cani uccisi e abbandonati lo stesso giorno nel campo»
Gli inquirenti stanno setacciando le telecamere nelle zona di Collinaia La pista privilegiata è quella del traffico di droga dal Sud America
LIVORNO. Il killer dei cani potrebbe essere uno solo, essere arrivato in auto in via del Vecchio Lazzeretto e aver abbandonato le carcasse degli animali in quel campo ai margini della strada lo stesso giorno, probabilmente tra giovedì notte e venerdì pomeriggio quando un passante ha trovato i resti di una femmina di labrador sventrata e ha chiamato i vigili urbani.
Lunedì – intorno alle 18,30 – il secondo ritrovamento a meno di cento metri dal primo: «Sono stato attirato dal cattivo odore – ha spiegato un residente – poi ho visto l’animale: aveva il muso chiuso da una fascetta e dal ventre usciva una busta nera».
È un’indagine in salita quella aperta ieri mattina dalla Procura di Livorno sul ritrovamento dei due cani uccisi e abbandonati nella zona di Collinaia. Ma la pista privilegiata dai carabinieri coordinati dal pubblico ministero Luca Masini è quella legata al traffico di sostanze stupefacenti, in primis cocaina.
A spingere gli investigatori in questa direzione almeno cinque elementi: l’assenza sulle carcasse di chip o tatuaggi di riconoscimento, il taglio che entrambi gli animali avevano all’altezza dello stomaco, la busta nera trovata tra le viscere del dogue de bordeaux. E ancora: il fatto che si trattasse di due femmine, più capienti rispetto ai maschi e l’inquietante precedente del maggio scorso quando in una casa nella zona di Pontedera vennero trovati e salvati un rotwailler e un dogue de bordeux usati da un presunto trafficante livornese poi arrestato per trasportare ovuli pieni di droga.
È in questo dedalo di sospetti che gli investigatori si stanno muovendo. La prima mossa è stata quella di setacciare le telecamere di tutta la zona con la speranza di trovare un’immagine che potesse aver registrato l’auto o il camioncino a bordo del quale il killer è arrivato in via del Vecchio Lazzeretto.
Sì, perché l’idea di chi indaga è che gli animali siano stati uccisi altrove, magari in un ambulatorio clandestino o magari in un allevamento improvvisato, troppo rischioso farlo nel campo, soprattutto se c’era anche da prendere il carico che trasportavano.
«Nessuno delle persone che abbiamo ascoltato – spiegano gli investigatori – ci ha fornito elementi utili per rintracciare gli autori, ad esempio macchine sospette, viste arrivare in zona tra giovedì e venerdì». Ecco perché qualsiasi spunto sarebbe bene accetto per il proseguo dell’inchiesta.
L’idea che rimbalza nella testa degli investigatori è che dopo l’arresto di Massimo Pracchia padrone dei due cani salvati nel maggio scorso, qualcuno possa aver preso il suo posto. Ecco perché è molto probabile che nei prossimi giorni ci sia un faccia a faccia tra gli investigatori pisani e quelli livornesi. Nel frattempo il sacchetto nero trovato nello stomaco di uno dei due cani sarà analizzato per verificare eventuali tracce di sostanze stupefacenti.
È un coro di indignazione quello che si è alzato il giorno dopo non solo dalle associazione animaliste ma anche sul web. Spiegano dall’Enpa: «Speriamo che la magistratura faccia in fretta». Fa eco il capogruppo dell’Idv in consiglio regionale Marta Gazzarri che si dice «sconcertata» e invoca l’applicazione della normativa sulla tutela dei diritti degli animali.
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