Nuovo colpo del bandito con la pistola
Lara Loreti
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Carla e Daniele Barbetti gestiscono insieme la tabaccheria sugli scali delle Cantine: eccoli subito dopo la rapina Ha rapinato la tabaccheria sul Pontino. Caccia all'uomo nella notte
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LIVORNO. Giubbotto di pelle - forse antiproiettile - passamontagna, pantaloni, scarpe e persino gli occhiali da sole. Tutto nero. Il bandito in black, armato di pistola (anche quella rigorosamente scura) ha fatto irruzione ieri sera nella tabaccheria sugli Scali delle Cantine 72. «State calmi, non vi muovete e datemi i soldi», ha detto ai titolari, i fratelli Daniele e Carla Barbetti, che stavano facendo le pulizie insieme al marito di lei. Era infatti l'ora della chiusura. L'uomo ha arraffato 400 euro e poi è scappato in bicicletta. Inutilmente inseguito da un carabiniere fuori servizio che si trovava lì di passaggio. Sono circa le 20. La tabaccheria ha la saracinesca semi-abbassata per far capire ad eventuali clienti che ormai è chiusa. Il rapinatore lo sa ed è per questo che entra in azione a quell'ora. In quel momento Carla Barbetti sta facendo pulizie nell'ingresso, accanto al marito, mentre il fratello gemello di lei si trova dietro al bancone. L'uomo nero irrompe con la pistola in mano. Minaccia tutti, puntando l'arma sui tre. Poi si avvicina alla cassa e intima a Daniele di dargli i soldi. Il tabaccaio cerca di mantenere la calma e gli dice che tutto quello che ha sono 400 euro. Il bandito sembra deluso, ma afferra subito i soldi. Poi, minaccia di nuovo i tre, obbligandoli a restare dentro la tabaccheria. Quindi fugge in sella a una bici. In quel momento, passa di là un carabiniere della Tuscania che capisce al volo la situazione e rincorre il bandito fino a via della Campana. Ma quest'ultimo riesce a far sparire le proprie tracce tra le stradine del Pontino. Torna l'incubo del rapinatore con la pistola. Alto circa un metro e 80, robusto e con l'accento meridionale. Dalla descrizione, fornita dalle vittime, il malvivente in azione ieri sera sul Pontino potrebbe sembrare lo stesso che nelle scorse settimane ha già colpito (tra gli altri) il bar Tassara in via Mentana e il Penny in viale Petrarca. Tuttavia, non è possibile affermare con certezza che si tratti della stessa persona in quanto il bandito di ieri era tutto coperto, dalla testa ai piedi. E i titolari della tabaccheria hanno avuto l'impressione che l'uomo indossasse un giubbotto pesante, forse antiproiettile. In questo caso, si potrebbe pensare che il bandito sia non solo sempre più consapevole del rischio che corre ma anche spaventato. Ed è la sensazione che hanno avuto le vittime: «All'inizio era tranquillo - dice Daniele Berbetti - poi però, man mano che passavano i secondi, appariva sempre più agitato e nervoso». C'è un altro elemento, fornito dalle vittime, su cui i carabinieri stanno lavorando: l'accento. Secondo i tabaccai rapinati ieri sera, il bandito aveva un accento forzatamente del sud: «Sembrava che calcasse apposta la cadenza, almeno questa è stata la nostra sensazione», dicono Daniele e Carla Barbetti. Se così fosse, si potrebbe ipotizzare che il malvivente di ieri sia qualcuno che cerca di imitare il bandito con la pistola che ha già colpito in città. Ma queste sono ipotesi che solo le indagini delle forze dell'ordine potranno confermare o smentire. Una cosa è certa: il colpo di ieri è il sedicesimo nel giro di un mese e mezzo. La gente, soprattutto i commercianti, sono spaventati. Anche perché, in tre casi, il malvivente non ha esitato ad usare la pistola, sparando e ferendo l'imprenditore Sirio Savi, un marocchino di 23 anni e danneggiando la cassa al Penny.
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