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L’omicidio

Livornese in carcere per omicidio, «Bruno come un figlio, ha sbagliato a lasciare la città»


	A sinistra Riccardo Ripoli, a destra Bruno Macchi, fermato per l'omicidio a Udine
A sinistra Riccardo Ripoli, a destra Bruno Macchi, fermato per l'omicidio a Udine

Livorno, Riccardo Ripoli (“Amici della Zizzi”) al Tirreno: «Noi non possiamo cambiare i ragazzi, ma consentirgli di fare una scelta»

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LIVORNO. «Per me Bruno era come un figlio: noi "Amici della Zizzi" lo abbiamo messo sulla retta via e non ci spieghiamo come mai, dopo tanti anni dal trasferimento a Udine, sia andato a finire sulla cattiva strada». È quasi in lacrime Riccardo Ripoli, il fondatore e presidente dell’associazione livornese di via Piemonte che si occupa di accogliere i ragazzi a rischio, prendendosi cura delle famiglie. Bruno Macchi, il ventottenne accusato dell’omicidio di un senzatetto cinquantottenne a Udine, è stato ospite della onlus labronica per più di dieci anni, all’incirca fino a sette anni fa, ed era diventato per tutti un punto riferimento.

Mai un problema durante la sua permanenza, solo un banale litigio con una persona che gli aveva tagliato la strada facendolo cadere dalla bicicletta. «Noi non possiamo cambiare i ragazzi - prosegue Ripoli - ma possiamo mostrare loro una realtà diversa rispetto a quello che hanno vissuto, consentendogli di scegliere. Bruno ha sbagliato ad andare via, avrebbe dovuto restare con noi, il fatto che avesse 21 anni non era un problema. Qui ho avuto anche ragazzi fino a 23-24 anni, fin quando non decidono di andare via e non si sentono pronti per essere autonomi possono rimanere».

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