Il Tirreno

Livorno

Il ritratto

Adozione, abbandoni e la ricerca della pace. La storia di Bruno Macchi, in carcere per l’omicidio di un senzatetto

di Stefano Taglione

	Bruno Macchi
Bruno Macchi

Livorno, nato in una favela brasiliana, la mamma lo abbandona in un orfanotrofio per dargli miglior chance di vita. A dieci anni, dopo un’infanzia terribile, la nuova vita con l'associazione “Amici della Zizzi”

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LIVORNO. A Livorno, Bruno Macchiil ventottenne fermato per l’omicidio di un senzatetto a Udine, aveva trovato la pace dopo un’infanzia terribile. Nato in una favela brasiliana di Paulínia, non lontano da San Paolo, la mamma lo abbandona in un orfanotrofio per dargli miglior chance di vita, sperando che possa crescere lontano dalla povertà. Ma in quel momento inizia un percorso a ostacoli, ricco di traumi difficili da superare: affidato inizialmente a una famiglia brasiliana, viene poi riportato in una struttura per minori e adottato da una famiglia italiana di Monza, in Lombardia.

L’arrivo in Italia

Poteva essere la salvezza, ma purtroppo le cose vanno diversamente. Perché i genitori adottivi, che già hanno due figlie biologiche, non lo vogliono più. E lo affidano alla onlus livornese “Amici della Zizzi”, prima direttamente, poi rinunciando anche alla patria potestà. All’associazione guidata dal fondatore e responsabile Riccardo Ripoli, che si occupa proprio dell’accoglienza dei minori, verrà affidato anche dal tribunale, che stabilirà quella come sua unica casa. Bruno ha all’incirca dieci anni quando si stabilisce in città in pianta stabile. Si integra benissimo, ha molti amici, mai nessun problema. Sembra apparentemente essersi messo alle spalle quell’infanzia difficile, realizzando che la madre biologica non l’ha abbandonato al suo destino, ma lasciato in un orfanotrofio per dargli miglior chance di vita rispetto alla povertà della favela brasiliana.

Il Nautico

A 14 anni lui e il suo amico del cuore diventano giardinieri provetti, prendendosi cura degli spazi esterni della casa famiglia, tanto che il compagno quando si trasferirà a Udine inizierà proprio a svolgere questo lavoro, venendo assunto a tempo indeterminato da un’azienda, mentre pure Macchi in Friuli Venezia Giulia troverà un impiego analogo, anche se non stabile. Testimonianza che la preparazione sul campo, con la onlus, ne ha formato anche le capacità professionali. Nei suoi oltre dieci anni a Livorno frequenta con successo l’istituto nautico, con ottimi voti. «Era appassionato di mare – lo ricorda il fondatore della onlus, Riccardo Ripoli – e noi, che abbiamo anche un’imbarcazione, avremmo voluto dargli una chance di impiego. Ma è andato via...».

Il trasferimento al nord

A Livorno Macchi vive le prime esperienze giovanili: «Era corteggiatissimo dalle ragazze – prosegue il responsabile dell’associazione, che lo ha trattato come un figlio – visto che era ed è un ragazzo di bell’aspetto e ci sapeva fare». La sua casa ufficialmente era in viale Goffredo Mameli, non lontano dalla caserma dei carabinieri, un appartamento degli “Amici della Zizzi” che oggi, visto che altrimenti sarebbe rimasto vuoto, è stato adibito a un uso diverso. Ma in realtà, il ventottenne accusato dell’omicidio del cinquantottenne senzatetto Luca Tisi, è spesso nella sede centrale dell’associazione, a stretto contatto con gli altri ragazzi e con i responsabili, che lo adorano trattandolo come un figlio. Nonostante avesse potuto rimanere con la onlus anche da maggiorenne, e nessuno avesse minimamente idea di allontanarlo, a 21 anni decide di salutare tutti e fare le valigie, destinazione Udine.

Bagnino e giardiniere

Macchi si trasferisce in Friuli Venezia Giulia perché a Udine, pochi mesi prima, si era spostato il suo amico del cuore, con il quale era cresciuto nella casa famiglia. Persona con la quale, da qualche anno, non ha però più rapporti. Contatti, invece, ne ha mantenuti con altri ragazzi livornesi, suoi amici anche su Facebook. È da quasi sette anni che Bruno vive nel Nord Italia: inizialmente aveva trovato impiego come giardiniere, sfruttando le conoscenze maturate a Livorno, poi il bagnino durante la stagione estiva per quattro o cinque mesi ogni anno e infine il cameriere. Ultimamente era disoccupato. E ora è in carcere perché, secondo la procura di Udine, ha ucciso a coltellate un senzatetto. l

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