Iran: tregua a rischio dopo i raid Idf in Libano. Primo round colloqui sabato in Pakistan con Vance
Secondo il capo del Pentagono l'Iran "ha implorato questo cessate il fuoco"
La tregua di due settimane annunciata da Donald Trump, a 88 minuti dallo scadere dell'ultimatum imposto a Teheran, mostra già le prime crepe. La minaccia di "scatenare l'inferno" lanciata dal presidente Usa non si è concretizzata, lasciando spazio a un cessate il fuoco temporaneo. "Abbiamo ricevuto una proposta di 10 punti dall'Iran e crediamo che sia una base praticabile su cui negoziare", ha dichiarato il tycoon, secondo cui gli Stati Uniti in Iran hanno raggiunto "tutto ciò che volevamo ottenere sul piano militare" ed è "una vittoria totale da ogni punto di vista".
Per il capo della Casa Bianca l'accordo è "buono", ma ha aggiunto che, se così non fosse, gli Usa sarebbero "immediatamente, molto facilmente" pronti a tornare in guerra. "Ora c'è la possibilità di una pace vera e di un accordo reale", ha commentato Pete Hegseth, secondo cui l'operazione Epic Fury "è stata una vittoria storica e schiacciante sul campo di battaglia". Secondo il capo del Pentagono l'Iran "ha implorato questo cessate il fuoco".
Nella proposta di tregua, che prevede anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, è stata decisiva la mediazione del Pakistan e, secondo i media Usa, un intervento dell'ultimo minuto della Cina. La Casa Bianca ha confermato che negli scorsi giorni "ci sono state conversazioni tra i massimi livelli del nostro governo e di quello cinese".
Il primo round dei negoziati con l'Iran, ha annunciato la Casa Bianca, si svolgerà "sabato mattina" a Islamabad, con la delegazione americana guidata dal vicepresidente JD Vance e composta da Steve Witkoff e Jared Kushner.
Riguardo alla proposta in 10 punti, Trump ha chiarito: "Esiste un solo insieme di 'punti' rilevanti che risultano accettabili per gli Stati Uniti, e ne discuteremo a porte chiuse nel corso di questi negoziati. Sono questi i punti che costituiscono la base su cui abbiamo concordato un cessate il fuoco. Si tratta di una soluzione ragionevole, che può essere facilmente attuata". Secondo i media, la proposta iraniana include: impegno di non aggressione, controllo sullo Stretto di Hormuz, diritto all'arricchimento dell'uranio, revoca di tutte le sanzioni e risoluzioni internazionali contro Teheran, risarcimento dei danni subiti, ritiro delle truppe statunitensi e cessazione dei conflitti su tutti i fronti, incluso il sostegno a Hezbollah. La tregua, secondo i media, ha avuto il via libera dalla Guida suprema, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, anche se i Pasdaran iraniani hanno ribadito di avere ancora "il dito sul grilletto" nel caso in cui Stati Uniti e Israele non mantengano le promesse. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha dichiarato di aver "ascoltato gli ordini" di Khamenei, ma che "il nemico è sempre stato ingannevole e non abbiamo fiducia nelle sue promesse".
Quanto a Israele, l'ok al cessate al fuoco è arrivato, seppur con riluttanza: Tel Aviv, secondo i media ebraici, conserva altri obiettivi nella sua lista e altri risultati da raggiungere attraverso un'azione militare. Nonostante il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, abbia affermato che la tregua include anche il Libano, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rapidamente smentito. Anche la Casa Bianca ha precisato che il Libano non rientra nell'accordo. E Israele ha subito ripreso le operazioni militari, annunciando il proseguimento della campagna contro Hezbollah e lanciando massicci attacchi su Beirut e altre zone del Libano. L'Idf ha parlato di "la più grande ondata di raid aerei contro Hezbollah in Libano dall'inizio della guerra", con 100 obiettivi colpiti in 10 minuti. Il bilancio è di oltre 250 morti e 1100 feriti. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito che "una colonna italiana dell'Unifil che portava elementi a Beirut per il rimpatrio è stata bloccata dall'Idf. I colpi di avvertimento israeliano hanno danneggiato un nostro veicolo. Per fortuna nessun ferito ma la colonna è dovuta rientrare".
Israele ancora attivo in Libano, dunque, ma Netanyahu ha lanciato un avvertimento anche a Teheran: "Abbiamo ancora altri obiettivi da raggiungere" e "li raggiungeremo, o attraverso un accordo, o attraverso una ripresa dei combattimenti. Israele è pronto a tornare a combattere in qualsiasi momento", ha spiegato il premier. Il cessate il fuoco è stato raggiunto "in pieno coordinamento con Israele. Non ci hanno colto di sorpresa all'ultimo minuto", ha assicurato Netanyahu. "Questa non è la fine della campagna. Questa è una tappa nel raggiungimento di tutti gli obiettivi della campagna". Teheran ha subito intimato a Israele di fermare gli attacchi in Libano. Secondo l'agenzia Fars, che cita funzionari di Teheran, in seguito alle "violazioni del cessate il fuoco" da parte dell'Idf l'Iran "sta valutando i piani per condurre un'operazione di deterrenza contro le posizioni militari israeliane nei territori occupati".
I media iraniani riferiscono che, dopo i raid israeliani, il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è stato nuovamente interrotto. Una chiusura "completamente inaccettabile", ha affermato la Casa Bianca, chiedendo che lo Stretto sia "riaperto immediatamente".
