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Guerra, caro carburante: scatta la mossa del governo per far calare subito il prezzo – Ecco le “accise mobili”

di Redazione web

	Carburante sempre più caro
Carburante sempre più caro

Nel frattempo prosegue l’iter parlamentare del decreto Bollette, approvato prima dell’escalation in Medio Oriente

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L’impennata del prezzo del petrolio torna a far tremare i mercati e il portafoglio degli automobilisti. Nelle ultime ore le quotazioni internazionali di Wti e Brent hanno superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, un livello che non si vedeva da tempo e che rischia di aggravarsi con l’evoluzione del conflitto in Iran. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sta preparando un intervento d’urgenza per contenere gli effetti sui carburanti, ma l’efficacia delle misure allo studio appare, almeno per ora, limitata.

Pressione sui prezzi e margini di manovra ridotti

Il governo punta a riattivare il meccanismo delle accise mobili, introdotto nel 2023 per compensare gli aumenti alla pompa. Il principio è semplice: quando il prezzo del carburante sale, cresce anche il gettito dell’Iva; una parte di questo extra-incasso può essere utilizzata per ridurre il costo del pieno. Oggi le accise pesano 67 centesimi al litro sia su benzina che su gasolio, a cui si aggiunge l’Iva al 22%. Il problema è che l’intervento, così com’è, rischia di incidere poco. Gli aumenti registrati nelle ultime settimane sfiorano i 20 centesimi al litro, mentre il taglio ottenibile con le accise mobili, secondo diversi analisti, difficilmente supererebbe i 5-10 centesimi.

La minaccia sulle “speculazioni”, ma senza dettagli operativi

Meloni ha evocato anche un possibile aumento delle tasse per le aziende accusate di comportamenti speculativi. Una linea dura che, però, al momento non ha trovato una traduzione concreta in norme o proposte tecniche. Gli esperti sottolineano che eventuali distorsioni di mercato sembrano riguardare soprattutto le compagnie petrolifere, ma non esiste ancora un quadro chiaro su come il governo potrebbe intervenire.

Cosa succede ora: il decreto e i possibili scenari

Il Consiglio dei ministri è atteso per martedì 10 marzo per approvare un decreto dedicato alle accise. La norma attuale prevede che gli sconti scattino quando il prezzo del petrolio supera per due mesi consecutivi la soglia prevista nei documenti di bilancio: per il 2026 la stima era di 66,1 dollari al barile, un livello superato già da fine gennaio. Il vero nodo, però, non è l’attivazione del meccanismo, bensì la sua capacità di incidere realmente sui prezzi. Se la crisi internazionale dovesse protrarsi, gli aumenti potrebbero continuare, rendendo necessario un intervento più incisivo. Nel frattempo prosegue l’iter parlamentare del decreto Bollette, approvato prima dell’escalation in Medio Oriente. Non sono attese modifiche sostanziali, se non qualche ritocco a favore delle imprese.

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