Il Tirreno

Il conflitto

Missili, droni e città in fuga: tutti gli aggiornamenti di oggi sulla guerra che sta travolgendo il Medio Oriente

di Mario Moscadelli, Luca Barbieri e Tommaso Silvi

	Un palazzo distrutto dalle bombe in Iran
Un palazzo distrutto dalle bombe in Iran

Dalle esplosioni nel Golfo ai raid su Israele e Libano, fino alla chiusura dello Stretto di Hormuz: una giornata di attacchi incrociati, blackout, evacuazioni e tensioni diplomatiche che ridisegna gli equilibri della regione

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La crisi in Medio Oriente è entrata in una fase apertamente regionale dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, in cui è rimasto ucciso la Guida suprema Ali Khamenei. L’operazione, battezzata dagli Usa “Epic Fury” e da Israele “Roar of the Lion”, ha preso di mira la leadership politica e militare del regime e una serie di obiettivi strategici sul territorio iraniano. Teheran ha risposto con una massiccia ondata di missili balistici e droni contro Israele, basi e interessi statunitensi e Paesi del Golfo, trasformando il confronto in un conflitto a più fronti che coinvolge direttamente anche Libano, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Oman e, indirettamente, l’Europa attraverso Cipro.

Il fronte interno iraniano: bombardamenti, vittime e blackout

Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, dall’inizio dei raid israelo-americani di sabato sarebbero almeno 555 i morti in 131 distretti urbani colpiti. Un parlamentare citato dall’agenzia semi-ufficiale Mehr parla di almeno nove ospedali “gravemente danneggiati” dai bombardamenti negli ultimi tre giorni e di cinque morti in un attacco in Iran Street, a Teheran, con edifici residenziali resi “inabitabili”. Nella mattina di lunedì 2 marzo nuove raffiche di missili ed esplosioni hanno colpito la capitale e la città occidentale di Sanandaj, dove aree residenziali sono state ridotte in macerie e, secondo l’agenzia IRNA, almeno tre persone sono state uccise. A Teheran, i media statali hanno mostrato l’ospedale Gandhi gravemente danneggiato, con pazienti evacuati in fretta.

Il nodo nucleare e la riunione straordinaria dell’Aiea

Teheran accusa Usa e Israele di aver preso di mira anche il sito di arricchimento nucleare di Natanz. L’ambasciatore iraniano presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Reza Najafi, parla di “attacchi contro impianti nucleari pacifici” e definisce “una grande bugia” la giustificazione secondo cui l’Iran vorrebbe sviluppare armi nucleari. Il direttore generale Rafael Grossi, però, afferma che l’Agenzia non ha indicazioni di impianti nucleari danneggiati o colpiti, mentre Stati Uniti e Israele negano di aver preso di mira Natanz. A Vienna si tiene una sessione straordinaria dell’Aiea, convocata su richiesta di Russia e Iran, per discutere i rischi di un possibile coinvolgimento di centrali e siti sensibili. Grossi avverte che non si può escludere «un possibile rilascio radiologico con gravi conseguenze, inclusa la necessità di evacuare aree grandi o anche più grandi delle principali città».

Internet oscurata e mobilitazione nelle strade

L’organismo di monitoraggio NetBlocks segnala un blackout di Internet in Iran che dura da oltre 48 ore, con una connettività crollata fino a un “quasi totale” oscuramento. Una tattica già usata dal regime durante le proteste interne, che rende più difficile verificare in modo indipendente l’entità dei danni e delle vittime. Sul piano interno, Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica islamica e possibile candidato alla carica di prossima Guida suprema, ha esortato i cittadini a “non abbandonare le strade e le moschee nemmeno per un momento”. “Le nostre roccaforti sono le moschee e le piazze della città. Ogni piazza deve essere occupata dalla gente, che indossa abiti neri e tiene in mano la bandiera dell’Imam Hussein”, ha dichiarato, invitando a una presenza continua nello spazio pubblico “fino alla fine della guerra”.

Nuove ondate di missili dall’Iran verso Israele

Le forze armate israeliane (Idf) riferiscono di aver individuato più ondate di missili in arrivo dall’Iran. “I sistemi di difesa sono in funzione per intercettare la minaccia”, si legge in una nota, mentre alla popolazione viene chiesto di seguire le istruzioni di sicurezza. Le sirene sono risuonate a Tel Aviv, nell’area di Gerusalemme e in tutto il centro del Paese, con la popolazione invitata a rifugiarsi nei bunker. Un missile balistico iraniano ha colpito Beersheba, causando almeno dieci feriti, alcuni in condizioni gravi, in una zona residenziale. Teheran sostiene di aver preso di mira l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu e il comando dell’Aeronautica israeliana, ma al momento non ci sono conferme. Israele afferma che negli ultimi attacchi non si sono registrati feriti.

Eplosioni nel Golfo: ambasciata Usa in Kuwait, allarmi in Bahrein

Nella mattina di lunedì 2 marzo gli abitanti degli Stati del Golfo si sono svegliati con il rumore di nuove esplosioni, dopo una notte di attacchi in tutta la regione che ha visto il coinvolgimento anche di Hezbollah. Forti boati sono stati avvertiti a Gerusalemme, Tel Aviv, Abu Dhabi, Doha e Dubai. Nella capitale emiratina è stata segnalata una grande esplosione, mentre a Dubai i giornalisti hanno udito detonazioni seguite dal sorvolo di aerei militari. In Bahrein le sirene d’allarme sono risuonate a lungo e il ministero dell’Interno ha invitato la popolazione a “mantenere la calma e dirigersi verso il luogo sicuro più vicino”. Una persona è morta e altre sono rimaste gravemente ferite nell’incendio di una nave nella città industriale di Salman, colpita da detriti di un missile intercettato. A Kuwait City una colonna di fumo è stata osservata levarsi dall’area dell’ambasciata statunitense, secondo un corrispondente Afp. La sede diplomatica aveva appena diffuso un avvertimento ai cittadini americani, invitandoli a non recarsi in ambasciata e a ripararsi nelle proprie abitazioni “al piano più basso disponibile e lontano dalle finestre”, a causa della “continua minaccia di attacchi missilistici e con droni”.

Attacchi a infrastrutture energetiche e navigazione

Nel Golfo, l’Iran ha lanciato missili e droni contro infrastrutture energetiche e obiettivi marittimi. In Qatar, il ministero della Difesa segnala due droni contro impianti energetici: uno ha colpito un serbatoio d’acqua di una centrale a Mesaieed, l’altro un impianto nella zona industriale di Ras Laffan. Non risultano vittime, ma i danni sono in fase di valutazione. In Arabia Saudita, il portavoce del ministero della Difesa riferisce di un attacco di droni contro l’impianto petrolifero di Ras Tanura: dieci velivoli distrutti, nessun ferito, un incendio “limitato” e la temporanea chiusura di alcuni impianti di Aramco. In Kuwait, una grande raffineria di Mina Al-Ahmadi è stata colpita da schegge di missili: due lavoratori sono rimasti feriti in modo non grave, ma la produzione non sarebbe stata compromessa. Nel Golfo di Oman, una petroliera, la MKD VYOM, è stata attaccata da un’imbarcazione carica di esplosivo a circa 52 miglia nautiche dalla costa del governatorato di Mascate: almeno un membro dell’equipaggio è morto, altri 21 sono stati evacuati. Una nave della marina dell’Oman monitora la situazione.

Cieli chiusi, Hormuz bloccato: l’impatto su voli, crociere e mercati

La guerra ha travolto il traffico aereo globale. Migliaia di voli sono fermi negli aeroporti di tutto il mondo, con centinaia di collegamenti verso Asia, Australia e Africa cancellati o dirottati. Solo domenica 1 marzo oltre 3.400 voli sono stati annullati in sette scali chiave del Medio Oriente (Dubai, Doha, Abu Dhabi, Sharjah, Kuwait, Bahrein) per ragioni di sicurezza, con gli spazi aerei della regione chiusi o fortemente limitati. Le grandi compagnie del Golfo - Emirates, Etihad, Qatar Airways - hanno sospeso o ridotto le operazioni, e anche le crociere sono state colpite. A Dubai, centinaia di turisti italiani sono bloccati a bordo della nave da crociera Msc Euribia, ferma in porto dopo lo stop al trasferimento verso Doha, da cui sarebbero dovuti ripartire per l’Italia. A bordo cresce la preoccupazione: alcuni passeggeri valutano di raggiungere via terra l’Oman per imbarcarsi su voli europei, mentre molti attendono l’organizzazione di una task force della Farnesina.

Lo Stretto di Hormuz chiuso e la corsa di petrolio e gas

Dopo l’escalation, l’Iran ha bloccato lo Stretto di Hormuz, impedendo il transito di petroliere e navi commerciali. Si tratta di uno snodo da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale e che serve Iran, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar e Oman. Secondo stime citate da Reuters, almeno 150 petroliere, tra cui navi che trasportano greggio e gas naturale liquefatto, hanno gettato l’ancora nelle acque del Golfo oltre lo stretto. La chiusura ha avuto un effetto immediato sui mercati energetici: il Brent, dopo un picco intraday del +13%, viene scambiato intorno a 78,80 dollari al barile, mentre il Wti è a 72,24 dollari. Il prezzo del gas in Europa è salito di circa il 25%, con il Ttf di Amsterdam a 39,85 euro al megawattora, ai massimi da febbraio 2025.

Libano e Hezbollah: il fronte nord si accende

La guerra si è allargata al Libano dopo gli attacchi missilistici di Hezbollah contro Israele. Per la prima volta dal cessate il fuoco del novembre 2024, razzi sono stati lanciati dal Libano verso Haifa, nel nord di Israele. L’Idf ha risposto colpendo numerosi obiettivi nel sud del Paese e a Beirut. Secondo il ministero della Salute di Beirut, il bilancio è di almeno 31 morti e 149 feriti. L’esercito israeliano ha ordinato alla popolazione di una cinquantina tra città e villaggi del sud del Libano di lasciare le case in vista di possibili attacchi contro Hezbollah: “Devono evacuare immediatamente le loro case e allontanarsi dai villaggi di almeno mille metri verso aree aperte. Chiunque si trovi vicino a elementi, strutture e mezzi di combattimento di Hezbollah mette in pericolo la propria vita”, è l’avvertimento di Tel Aviv. L’agenzia nazionale libanese parla di un “massiccio esodo” dalla regione di Tiro verso Beirut e il nord del Paese. L’Afp descrive lunghe colonne di auto cariche di famiglie e materassi dirette verso Saida e oltre.

La “campagna offensiva” israeliana e la risposta di Hezbollah

Il capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, Eyal Zamir, ha annunciato il lancio di una “campagna offensiva” contro Hezbollah che potrebbe durare “molti giorni”. “Non ci limitiamo alla difesa, ora passiamo all’attacco”, ha dichiarato, parlando di “forte prontezza difensiva e continua preparazione offensiva, a ondate”. Hezbollah, in un comunicato, afferma di aver lanciato “una raffica di missili e uno sciame di droni” contro Israele “in rappresaglia per il sangue puro dell’ayatollah Imam Sayyid Ali Al-Husseini Khamenei, in difesa del Libano e del suo popolo, e in risposta ai ripetuti attacchi israeliani”. Israele ribadisce che “l’organizzazione terroristica Hezbollah opera per conto del regime iraniano” e promette che l’Idf “non permetterà all’organizzazione di costituire una minaccia per lo Stato di Israele e di danneggiare i civili del nord”. Il ministro della Difesa Israel Katz ha definito il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, “un obiettivo da eliminare”, affermando che “chi segue la strada di Khamenei si ritroverà presto con lui nelle profondità dell’inferno”. L’Idf sostiene di aver colpito “con precisione” un importante esponente di Hezbollah a Beirut; secondo indiscrezioni, potrebbe trattarsi proprio di Qassem, ma non ci sono conferme ufficiali.

Incidenti e basi occidentali: dal “fuoco amico” in Kuwait ai droni su Cipro

Nelle prime ore di lunedì 2 marzo, diversi video hanno mostrato un caccia in fiamme schiantarsi nei pressi della base statunitense di Ali Al Salem, in Kuwait. L’agenzia iraniana Tasnim ha parlato di un jet americano abbattuto, con i due piloti paracadutati in salvo. La Cnn, analizzando le immagini, ha ritenuto compatibile il velivolo con un F-15E o un F/A-18. Successivamente il Pentagono ha confermato che tre caccia F-15E Strike Eagle statunitensi sono stati abbattuti “per errore” dalle difese aeree kuwaitiane, impegnate a contrastare minacce in arrivo durante un intenso scenario di combattimento che includeva aerei iraniani, missili balistici e droni. Tutti e sei i membri degli equipaggi si sono eiettati, sono stati recuperati e risultano in condizioni stabili. Il ministero della Difesa del Kuwait ha parlato di “diversi aerei militari statunitensi” schiantati e di equipaggi sopravvissuti.

Cipro e la base britannica di Akrotiri

La crisi tocca anche l’Europa attraverso Cipro. La base della Royal Air Force ad Akrotiri è stata colpita da un drone, attribuito da fonti locali all’Iran, con danni limitati. Le sirene di allarme sono risuonate più volte e due droni diretti alla base sarebbero stati “intercettati con successo”, secondo il portavoce del governo cipriota Konstantinos Letymbiotis. Per precauzione, l’aeroporto internazionale di Paphos è stato evacuato dopo l’avvistamento di un drone non identificato nello spazio aereo riservato, e la Repubblica di Cipro resta in stato di massima allerta. Il governo britannico ha deciso di evacuare i familiari del personale dispiegato ad Akrotiri, pur mantenendo operativa la base. La presidenza cipriota di turno dell’Ue ha annullato un Consiglio Affari Generali informale previsto sull’isola.

Trump, i negoziati smentiti e il dopo-Khamenei

Sul piano politico, il presidente americano Donald Trump ha rivendicato l’uccisione di Khamenei con toni trionfalistici: “L’ho preso prima che lui prendesse me. Ci hanno provato due volte. Beh, l’ho preso prima io”, ha dichiarato, aggiungendo che “l’attacco ha avuto un tale successo che ha eliminato la maggior parte dei candidati” alla successione. Trump ha parlato di una guerra che potrebbe durare “quattro-cinque settimane” se necessario, spiegando che non sarà “difficile” per Usa e Israele mantenere l’intensità dei combattimenti grazie alle “enormi quantità di munizioni” stoccate nel mondo. Ha ammesso che la sua amministrazione si aspettava più vittime, sulla base delle stime del Pentagono, e ha riconosciuto che “ci aspettiamo vittime” ulteriori. Il presidente ha anche affermato di avere “tre ottime scelte” per la futura leadership iraniana, senza rivelarne i nomi, e ha lasciato intendere che potrebbe revocare le sanzioni se la nuova guida si dimostrasse un partner pragmatico.

Teheran smentisce i negoziati e accusa Trump

Teheran respinge la narrativa americana sui negoziati. Il segretario del Supremo Consiglio nazionale di sicurezza, Ali Larijani, ha smentito l’esistenza di un dialogo con gli Stati Uniti sul programma nucleare iraniano e ha accusato Trump di aver “gettato la regione nel caos con false speranze”. Secondo Larijani, il presidente Usa avrebbe trasformato lo slogan “America First” in “Israel First”, “sacrificando soldati americani per la sete di potere di Israele” e imponendo “ancora una volta il prezzo del suo culto della personalità ai soldati e alle famiglie americane”. “Oggi la nazione iraniana si sta difendendo”, ha scritto.

Reazioni internazionali: Ue, Francia, Russia, Cina

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito “profondamente preoccupanti” gli sviluppi in Medio Oriente, ma ha parlato anche di “rinnovata speranza per il popolo oppresso dell’Iran”, ribadendo il sostegno al diritto degli iraniani a “determinare il proprio futuro”. Per Bruxelles “l’unica soluzione passa attraverso la diplomazia”, con una “transizione credibile per l’Iran, la fine definitiva dei programmi nucleare e balistico e la fine delle attività destabilizzanti nella regione”. La Francia, per voce del ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, ha condannato l’escalation e ha chiesto che “il regime iraniano ponga fine ai suoi attacchi e sia disposto a fare importanti concessioni”, denunciando le violazioni del diritto internazionale e delle risoluzioni Onu sul nucleare. Parigi si è detta pronta a partecipare alla difesa dei Paesi del Golfo “coinvolti in una guerra che non avevano scelto”, citando Emirati, Arabia Saudita, Qatar, Iraq, Bahrein, Oman, Kuwait e Giordania. La portaerei Charles de Gaulle ha interrotto il previsto dispiegamento nel Baltico per dirigersi verso il Mediterraneo orientale. Il Cremlino, tramite il portavoce Dmitri Peskov, si dice “profondamente deluso” dal fatto che, nonostante “significativi progressi” nei negoziati tra Usa e Iran mediati dall’Oman, la situazione sia “peggiorata fino a raggiungere un’aggressione vera e propria”. La Cina ha condannato l’uccisione di Khamenei e i raid su Teheran come “grave violazione della sovranità e della sicurezza” iraniana, ha confermato la morte di un cittadino cinese nei bombardamenti e ha esortato a “cessare immediatamente le operazioni militari” per evitare un’ulteriore escalation.

Uno scenario aperto

Tra cieli chiusi, mari bloccati, blackout informatici e bombardamenti incrociati, la guerra tra Iran, Usa e Israele ha già travolto milioni di civili: dagli iraniani sotto le bombe e senza rete, ai libanesi in fuga dal sud, ai lavoratori e ai marittimi nel Golfo, fino ai turisti bloccati su navi e negli aeroporti. Le dichiarazioni di Trump su una possibile guerra di “quattro-cinque settimane”, la campagna offensiva annunciata da Israele contro Hezbollah e la chiusura dello Stretto di Hormuz indicano che lo scontro rischia di non essere né breve né circoscritto. La partita, ormai, non riguarda più solo il futuro del regime iraniano, ma la stabilità dell’intero Medio Oriente e l’equilibrio energetico globale.

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