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Carburanti, gasolio e benzina: prezzi in rialzo. «E ancora non ci sono effetti Iran» – Le cifre

di Redazione web

	Un attacco delle scorse ore
Un attacco delle scorse ore

Il Brent è balzato del 10% superando gli 80 dollari al barile negli scambi infragiornalieri: l’ultima chiusura sopra gli 80 dollari risale al luglio 2024

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ROMA. In deciso rialzo i prezzi di benzina e gasolio alla pompa, con nuovi rialzi sui listini dei prezzi consigliati dei maggiori marchi. Il gasolio è al livello più alto da oltre undici mesi, dal 28 febbraio 2025.

Ma è solo l’inizio: gli aumenti che si registrano questa mattina – lunedì 2 marzo – non tengono infatti conto del balzo delle quotazioni petrolifere registrato questa mattina dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, sabato mattina.

Gli aumenti

Il Brent è balzato del 10% superando gli 80 dollari al barile negli scambi infragiornalieri (l’ultima chiusura sopra gli 80 dollari risale al luglio 2024). Gli effetti sui prezzi alla pompa si vedranno a partire da domani, 3 marzo. A preoccupare è anche il gas, con il Ttf schizzato del 30% negli scambi infragiornalieri.

La rilevazione

Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, IP ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio.

Queste sono le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy ed elaborati dalla Staffetta, rilevati alle 8 di ieri mattina – primo marzo – su circa 20mila impianti:

  • benzina self service a 1,673 euro/litro (+3 millesimi, compagnie 1,682, pompe bianche 1,655);
  • diesel self service a 1,728 euro/litro (+8, compagnie 1,738, pompe bianche 1,706);
  • benzina servito a 1,813 euro/litro (+3, compagnie 1,860, pompe bianche 1,725);
  • diesel servito a 1,865 euro/litro (+7, compagnie 1,913, pompe bianche 1,774);
  • Gpl servito a 0,690 euro/litro (+1, compagnie 0,701, pompe bianche 0,678);
  • metano servito a 1,404 euro/kg (invariato, compagnie 1,415, pompe bianche 1,394);
  • Gnl 1,232 euro/kg (-1, compagnie 1,239 euro/kg, pompe bianche 1,227 euro/kg).

Questi sono i prezzi sulle autostrade

  • benzina self service 1,778 euro/litro (servito 2,038);
  • gasolio self service 1,829 euro/litro (servito 2,088);
  • Gpl 0,829 euro/litro, metano 1,464 euro/kg;
  • Gnl 1,321 euro/kg 

Il parere dell’esperto

La “variabile decisiva” in Medio Oriente “è la durata del conflitto; se dovesse essere breve e si trovasse rapidamente un armistizio, il prezzo potrebbe anche recuperare al ribasso rispetto ai livelli attuali, tornando vicino a quelli precedenti, pur senza necessariamente rivederli completamente. Se invece il conflitto dovesse protrarsi e soprattutto lo Stretto di Hormuz restasse bloccato a lungo, gli obiettivi diventerebbero molto più ambiziosi”.

È l’analisi che fa Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. “Si parla di area 90 dollari e crediamo che l’obiettivo 100 dollari sia possibile nel caso in cui il conflitto durasse più di un mese. Un petrolio su questi livelli rappresenta il principale problema macroeconomico. Se si arrivasse davvero a 90 o 100 dollari, con alcune proiezioni che parlano addirittura di 120 o 130 dollari, l’impatto su economia e inflazione sarebbe significativo, con inevitabili conseguenze sulle scelte delle banche centrali”, osserva.

“Dal punto di vista tecnico, sull’Us Crude abbiamo una prima resistenza a 74,75 dollari, corrispondente ai massimi segnati in apertura delle contrattazioni ufficiali dei futures. Guardando un grafico di più lungo periodo, il primo obiettivo è in area 77,70 dollari, sui massimi di giugno 2025, mentre un secondo obiettivo si colloca intorno agli 80 dollari, in area 79,60, corrispondente ai picchi di gennaio 2025. Sono livelli di riferimento di medio-breve periodo che diventano rilevanti in uno scenario di ulteriore escalation”. prosegue Diodovich.

L’analista rileva che “molti Paesi, in particolare il cartello Opec+, cercheranno di aumentare la produzione, cosa che è già stata fatta nei giorni scorsi. Tuttavia, il problema è la capacità effettiva di incremento nel brevissimo periodo. I Paesi che possono farlo rapidamente sono pochi, essenzialmente Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ma proprio questi Paesi sono sotto attacco e l’Iran potrebbe colpire le loro infrastrutture petrolifere, scenario che spingerebbe il greggio ben oltre gli 80 dollari nel breve e potenzialmente verso 100 dollari o più nel medio periodo, soprattutto in caso di coinvolgimento delle proxy iraniane in Medio Oriente, come Hezbollah in Libano, Hamas nella Striscia di Gaza e gli Houthi nello Yemen”.

Approvvigionamento energia

“La nostra analisi è che non vi siano preoccupazioni immediate in merito alla sicurezza dell’approvvigionamento per l’Unione Europea; abbiamo chiesto ai nostri Stati membri di condividere con noi le loro valutazioni nazionali entro la fine della giornata e convocheremo un gruppo di coordinamento per il petrolio entro le prossime 48 ore”.

Lo dice la portavoce della Commissione europea per l’Energia Anna Kaisa Itkonen nel briefing quotidiano con la stampa. “Per quanto riguarda i prezzi – aggiunge –, venerdì si terrà un dibattito orientativo dedicato a questo argomento, e non è escluso che questo argomento venga affrontato anche oggi al Collegio di sicurezza. Non commentiamo i prezzi dell’energia, è chiaro che l’aspetto delle rotte e dei modelli di trasporto globali è un aspetto che a lungo termine, determinerà anche la struttura dei prezzi. Ma a parte questo, non commenterei e ricordo che ci saranno due discussioni ad altissimo livello su questo argomento questa settimana”.

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