Venezuela, liberati Alberto Trentini e Mario Burlò
Il cooperante e l’imprenditore sono stati trasferiti nell’ambasciata a Caracas: potrebbero tornare in Italia già stasera
Il cooperante Alberto Trentini e l’imprenditore Mario Burlò sono stati liberati dopo una lunga detenzione in Venezuela. «Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione». Poche parole pronunciate dalla famiglia del cooperante umanitario originario di Lido di Venezia e detenuto nel carcere El Rodeo I di Caracas da circa 14 mesi. «Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza – si legge ancora nel messaggio della famiglia – Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!». L’aereo che riporterà a casa Trentini e Burlò è partito da Roma e i due potrebbero tornare in Italia già stasera.
Il messaggio di Tajani
A dare l’annuncio della liberazione dei due italiani è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell'ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sempre seguito la vicenda in prima persona», il messaggio di Tajani sui social. «Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto», aggiunge Tajani.
Il messaggio della premier
«Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa», dichiara la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Desidero esprimere, a nome del governo italiano - aggiunge Meloni -, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal residente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato», conclude la presidente del Consiglio.
Chi è Alberto Trentini
Alberto Trentini, 46enne cooperante umanitario originario del Lido di Venezia, era detenuto in Venezuela dal 15 novembre 2024 senza accuse ufficiali a suo carico. Esperto di cooperazione internazionale, ha lavorato con ong come Save the Children e Medici Senza Frontiere, partecipando a missioni in Etiopia, Nepal, Libano e Sud America. Al momento dell'arresto collaborava con l'organizzazione francese Humanity & Inclusion, attiva in 60 Paesi nell'assistenza alle persone con disabilità e inclusione sociale. Arrivato a Caracas il 17 ottobre 2024 per una missione umanitaria, era stato fermato durante un controllo mentre viaggiava verso Guasdualito, nello stato di Apure, insieme all'autista locale Rafael Ubiel Hernández Machado, poi rilasciato dopo alcuni mesi. Da allora Trentini era recluso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo I, vicino a Caracas, struttura nota per sovraffollamento e gravi violazioni dei diritti umani. Pur etichettato informalmente da fonti vicine al regime Maduro come "cospiratore" o "terrorista", non esistono capi d'imputazione né un processo a suo carico. Il caso viene considerato un esempio di "diplomazia degli ostaggi", con arresti arbitrari di stranieri usati come leva politica. Era detenuto in isolamento, con accesso limitato alla luce naturale e all'esercizio fisico. Soffre di ipertensione cronica, gestita con farmaci forniti dall'ambasciata italiana, e ha perso circa 15 chili a causa della dieta insufficiente. Aveva potuto telefonare alla famiglia solo tre volte nel 2025 e non dispone di un avvocato indipendente. La famiglia - i genitori Armanda Colusso ed Ezio Trentini e la sorella - aveva inizialmente mantenuto il riserbo, salvo poi rivolgere appelli pubblici nell'ultimo anno lamentando lentezze ma riconoscendo l'impegno del ministro degli Esteri Antonio Tajani e della premier Giorgia Meloni. Il governo italiano ha seguito il dossier come prioritario, anche tramite l'inviato speciale Luigi Vignali. Il caso è stato sollevato in sedi internazionali, compresi G7 e Parlamento europeo.
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