Messi e il Pallone d’oro delle polemiche: è ancora lui il più forte di tutti?
Per l’ottava volta ha vinto il premio di France Football. Secondo Lothar Matthäus il riconoscimento doveva essere consegnato a un calciatore della Premier League
Il Pallone d’oro scotta. Il fuoco della polemica abbraccia l’ottavo titolo consegnato nelle mani – per merito di ciò che ha fatto coi piedi – di Lionel Messi. La domanda madre del dibattito è una: ma è davvero lui il giocatore più forte del mondo dell’ultimo anno solare? La risposta che accende il caso è quella di un altro Pallone d’oro, Lothar Matthäus, vincitore dell’edizione 1990 del celeberrimo riconoscimento targato France Football.
«Per tutto l'anno Haaland ha fatto meglio di Messi – dice Matthäus -. Il titolo è immeritato. Questa è la dimostrazione che il Mondiale conta più di tutto. Per me nessuno ha fatto meglio di Haaland, lui è stato il migliore degli ultimi 12 mesi. Ha vinto titoli importanti col City facendo record di gol. La votazione è una farsa, anche se sono da sempre un fan di Messi».
Matthäus quindi avrebbe consegnato il premio all'attaccante norvegese che ha chiuso l'ultima stagione con più gol che partite sia in Champions che in Premier League. Ha vinto campionato, FA Cup e Champions. Un marziano se si considera l’anno di nascita: 2000.
Matthäus vinse il Pallone d'oro arrivando davanti a Schillaci e Brehme. In quel periodo capitava spesso che il riconoscimento finisse a un giocatore del campionato italiano. Nel 1987 vinse Gullit – stella del Milan -, nel 1988 e nel 1989 trionfò Van Basten – anche lui rossonero -, nel 1990, appunto, Matthäus idolo della Milano nerazzurra.
Dal 2007, quando si impose Kakà - faccia pulita e numeri da fenomeno in maglia Milan –, il Pallone d'oro non viene assegnato a un giocatore della Serie A.
Comunque, la sensazione è che la serata di Parigi sia stata quasi un commiato, il modo migliore per onorare un campione che si è avviato verso la sua ultimissima parte di carriera e a cui il mondo del calcio ha voluto rendere omaggio per ciò che ha fatto in due decenni di bellissime pagine sportive.
Sono infatti passati più di 14 anni dal suo primissimo Pallone d'oro e oltre vent'anni da quando il Barcellona, volgendo lo sguardo verso Rosario, si accorse di un ragazzino gracile, timido, di poche parole. Un bimbo con un dono speciale per il calcio, con il baricentro bassissimo e la palla sempre attaccata ai piedi. Un ragazzino che aveva bisogno di crescere, fisicamente e mentalmente, e che poteva farlo solo smettendo la maglia del Newell's Old Boys per abbracciare quella della “cantera” catalana.
Un giocatore a tratti imprendibile, devastante, tanto che fu lo stesso Pep Guardiola a trovare le parole giuste per celebrarlo: «Il Pallone d'oro dovrebbe avere due categorie, una per Messi e una per gli altri». Per almeno otto stagioni ha avuto ragione lui. E poi il breve trasferimento, in Francia, i due “scudetti” e la supercoppa nazionale col Psg - la principale squadra parigina ma con dirigenza qatarina. Oggi Lionel si diverte con l’Inter Miami, nel calcio comodo degli Stati Uniti. Ed è ancora il più forte del mondo. Ma non per tutti.
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