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Napolitano, emozione e applausi: l'inedito funerale repubblicano per il presidente emerito

Napolitano, emozione e applausi: l'inedito funerale repubblicano per il presidente emerito

Il ricordo del figlio Giulio: «Era il nostro orizzonte quotidiano». I nipoti Sofia e Simone: «Era formidabile e premuroso»

26 settembre 2023
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L'ultima prima volta di Giorgio Napolitano inizia di buon mattino. Il funerale, laico e repubblicano, del presidente emerito coinvolge tutti. Ci sono i corazzieri, gli uomini della sicurezza, i commessi in alta uniforme, le più alte cariche dello Stato. Ognuno ha il suo posto assegnato, un ruolo, stabilito al minuto nel protocollo del cerimoniale. L'aula della Camera si riempie ordinata. Si formano i primi capannelli e, in alcuni casi, sembra quasi una rimpatriata. Chiacchierano a lungo gli ex premier Romano Prodi, Massimo D'Alema, Giuseppe Conte e Mario Monti, a loro si aggiunge poi Enrico Letta. Siedono l'uno accanto all'altro nella terza fila dell'emiciclo. Matteo Renzi arriva in ritardo, a cerimonia iniziata, e prende posto nell'ultimo banco a destra, quello più vicino all'ingresso.

"Ero appena arrivato negli Usa da mio figlio quando ho saputo della scomparsa del presidente, mi è dispiaciuto ma almeno grazie al ritardo ho evitato di stare tra gli ex presidenti, da protocollo ero tra Conte e Letta", scherza. C'è poi lo scranno dedicato agli ex presidenti delle Camere. Vicini, nonostante praticamente opposta sia la provenienza politica, siedono quindi Fausto Bertinotti, già segretario di Rifondazione comunista, e Gianfranco Fini, ex leader di An. La squadra dei ministri è quasi al gran completo, a partire dai due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Elly Schlein arriva portando sotto braccio la partigiana Iole Mancini e rimane a lungo seduta al suo fianco. Achille Occhetto si accomoda insolitamente nella parte destra dell'emiciclo. Ci sono poi i sindaci di Roma, Milano, Napoli e Firenze: Roberto Gualtieri, Beppe Sala, Gaetano Manfredi e Dario Nardella assistono alla cerimonia l'uno accanto all'altro, con la loro fascia tricolore. Nel frattempo, fuori dall'aula, Sergio Mattarella accoglie i capi di Stato arrivati da tutta Europa. Ci sono, tra gli altri, il presidente della Repubblica federale di Germania Frank-Walter Steinmeier, il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e il suo predecessore François Hollande; il presidente della Repubblica d'Albania Bajram Begaj.

Intanto il feretro di Napolitano lascia il Senato e, arrivato in piazza Montecitorio riceve gli onori militari, con l'esecuzione dell'inno, e gli applausi dei cittadini presenti. In aula, dopo conciliaboli e rimpatriate, arriva il silenzio. I presenti si alzano in piedi e assistono attraverso i maxischermi alla deposizione della bara nella Sala dei Ministri. Mattarella, Meloni, Fontana e La Russa, insieme ai leader Ue, rendono omaggio al feretro e salutano Clio Napolitano, i figli e i nipoti. Poi, il 'corteo' si trasferisce in aula e la cerimonia ha inizio. Dopo l'intervento dei presidenti di Camera e Senato, è Giulio - secondogenito dell'ex Capo dello Stato - a prendere la parola. Ringrazia per "la vicinanza" ricevuta in questi giorni, per "le parole e i gesti" di Papa Francesco che "ci hanno emozionato". Ricorda come la politica per il padre Giorgio fosse "inscindibile" dalla vita privata e familiare. "Era il nostro orizzonte quotidiano, ma la tensione verso la dimensione collettiva non gli impediva - sottolinea - di essere un marito, un padre e un nonno affettuosissimo". Un lungo applauso dell'aula saluta le sue parole, anche se è l'intervento di Sofia May, nipote del presidente, a conquistare tutti. Meloni e i vicepremier Salvini e Tajani si girano ad ascoltarla. All'inizio le lacrime stanno per avere il sopravvento ma poi - grazie anche ad una carezza di incoraggiamento del fratello Simone - la ragazza, emozionata e fiera, ricorda il nonno "formidabile e premuroso" che la andava a prendere a scuola, la portava a villa Borghese a prendere un gelato o in vacanza a Stromboli e a Capri, le suggeriva libri o cartoni animati.

Ad Anna Finocchiaro, Gianni Letta, Paolo Gentiloni, Gianfranco Ravasi e Giuliano Amato il compito di raccontare ogni aspetto - politico, istituzionale, europeo, spirituale - di Giorgio Napolitano. Gli applausi sono quasi sempre bipartisan, tranne quando è il commissario Ue agli Affari economici a intervenire. Duri sono stati nei giorni scorsi gli attacchi di Meloni, Tajani e Salvini nei confronti di Gentiloni e i tre rimangono immobili alla fine del suo ricordo. La cerimonia si conclude e il feretro del presidente emerito, accompagnato dalle alte cariche, viene riportato in piazza Montecitorio prima del trasferimento al cimitero acattolico di Roma.Le autorità e i leader Ue lasciano la Camera e in Transatlantico - dopo una mattinata inedita e repubblicana - torna la politica. I parlamentari tornano ai loro posti, ai loro ruoli. Il protocollo si chiude. L'ultima prima volta di Napolitano è nella storia. 

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