Italia
Grosseto, il bar Galli cambia gestione dopo 25 anni: la folla a colazione, gli incontri vip e il caffè storico – «Rifarei tutto da capo»
Rinaldo Galli e il figlio Michele hanno ceduto l’attività: «Qui in via Santerno una scommessa vinta. All’inizio nessuno ci credeva»
GROSSETO. Un rapido calcolo mentale attraversa gli occhi di Rinaldo. Lui stima i chilogrammi delle confezioni impiegate, fa una divisione e poi dice: «Saranno 500 al giorno...». Cinquecento volte che la macchina del suo bar viene azionata per caffè o cappuccini. Lui non sa dire quanti ne avrà preparati, in quasi 55 anni trascorsi dietro al bancone. Sa però che quelli di questi giorni sono gli ultimi: alla fine di questo mese il suo bar, il bar Galli di via Santerno, cambia gestione.
«Una scommessa vinta»
Il bar rimane ma non ci saranno più né lui né suo figlio Michele.«Smetto per l’età, per gli acciacchi, per tutti i problemi di salute che ho. Ma di una cosa sono sicuro: rifarei daccapo tutto, non mi pento di nulla, questo lavoro mi ha regalato una grande soddisfazione. E questo bar è stato una scommessa vinta». E Rinaldo Galli, 74 anni da compiere a dicembre, si godrà la pensione, occupandosi dei suoi olivi nelle campagne delle Bucacce, sempre che non decida di cambiare casa, avvicinandosi alla città, come medita di fare. Lascia l’attività anche Michele, classe 1980: «Io non so ancora cosa farò», dice il figlio.Rinaldo ci pensava da qualche tempo: era arrivato il momento di ritirarsi. Così si era deciso, aveva sparso un po’ la voce, si era anche rivolto a un’agenzia: nel giro di pochissimo, è arrivata una proposta («ma è vero che volete vendere?»), l’accordo è stato trovato, tre fratelli subentreranno nella conduzione di uno dei bar più celebri e frequentati della città. «È successo tutto molto velocemente, dai primi di novembre ci sarà un’altra gestione». Non toccherà più a lui sollevare - metaforicamente o no - la saracinesca: «Io arrivo qui la mattina alle 4. Ma dormo sa? Più o meno cinque ore per notte. E alle 5,30 arriva Michele. Senza di lui, qui le cose non sarebbero andate per il verso giusto». Michele, alle sue spalle, si schermisce: ma ricambia, perché anche lui riconosce che senza babbo Rinaldo e senza mamma Cesira il bar Galli sarebbe stato diverso.
Il pienone al mattino
La mattina qui c’è davvero folla: «Al bancone Michele, quattro dipendenti, io. E qualche mattina non bastiamo per stare dietro ai clienti». Dai primi giorni del 2001 hanno lavorato tutti duramente, compreso Michele Ciulo, un collaboratore che in via Santerno c’è stato sin dall’inizio. La colazione qui è un rito, una cerimonia costruita con il tempo, con la passione e con la qualità del servizio al bancone, che si è arricchito con la richiesta di forniture di catering e rinfreschi. Non ci sono altre spiegazioni.
La storia di Rinaldo e del Bar Galli
Rinaldo, come ha cominciato? Il primo lavoro? «Facevo il macellaio all’Ente comunale di via Podgora. Poi due anni di servizio militare in Marina: anche sotto le armi ho fatto il macellaio. Sono tornato a Grosseto, sono andato a lavorare con mio fratello Romildo, più grande di me di cinque anni, al bar La Palma: tra il 1972 e il 1987. Poi, sempre insieme a lui, abbiamo preso il bar Perugina, fino al 2001. Un anno dopo mio fratello ha poi scelto la gestione del bagno Moderno mentre io avevo preso quest’altra strada».Perché in via Santerno? Venticinque anni fa, qui era periferia della periferia... «E infatti in tanti me lo dicevano: "ma dove sei andato ad aprire un bar?" In effetti era una scommessa. Questo - aggiunge abbracciando con lo sguardo le pareti cariche fino al soffitto di confezioni di cioccolata, dolci, bottiglie - doveva essere un fondo per un investimento. Ho deciso poi di aprire. Nessuno ci credeva e invece...»Bar Galli sinonimo di colazioni... «Sì, è così. La mattina siamo pieni: anzi, molti vengono anche a mangiare qualcosa per pranzo, lì in quella vetrina ci sono i nostri prodotti freschi salati. No, non prepariamo altro. E alle 19 cominciamo a rimettere tutto a posto: niente aperitivo serale».
Il cavallo di battaglia
Il vostro cavallo di battaglia? «Il caffè storico! Lo chiamiamo così perché una volta un cliente che lo aveva gustato disse che quel caffè sarebbe passato alla storia. È un po’ particolare, con la crema di latte. E così ci siamo tenuti il nome». Chi viene al bar Galli? «Per lo più i clienti di passaggio, perché qui intorno non ci sono molte attività o comunque per tanti anni non ci sono state. Ci sono anche i clienti affezionati, certo. Ed è comunque una clientela educata e rispettosa. Sa che per orientarsi in città se qualcuno dice che abita o lavora vicino a bar Galli chi ascolta capisce esattamente in che zona siamo?» dice compiaciuto.Dal 1972 immagino che la tipologia della clientela sia cambiata... «Eccome! Le esigenze dei clienti sono raddoppiate, quadruplicate. Una volta, per dire, bastava dare lo zucchero a chi chiedeva un caffè. Adesso bisogna essere pronti a soddisfare ogni tipo di richiesta: soia, avena, macchiato, orzo, ginseng... Ma abbiamo sempre fatto tutto molto volentieri. Ci è piaciuto seguire i gusti e accontentare ogni richiesta».Alcolici? «Quasi più nulla. Diciamo pure che il consumo è calato del cento per cento. La patente a punti ha cambiato le abitudini. Prima? Prima sì, l’amaro dopo pranzo era una consuetudine molto comune».
I ricordi
Vip di passaggio? «Ah sì, sono passati anche loro. Massimo Boldi, Cipollino, è stato qui un paio di anni fa, mangiò qualcosa all’ora di pranzo. Gino Paoli, che qualche anno fa faceva uno spettacolo alla cava di Roselle, era venuto a prendere dei tramezzini. Foto con loro? No, non ne ho nessuna: perché qui ogni mattina il lavoro è incessante, non ci sono pause, ci sono decine e decine di clienti da servire in poco tempo. E chi ci pensa a farsi una foto?».Ricordi brutti? «Ci sono anche quelli. Quattro anni fa un ladro sfondò la porta a vetri sul retro e prese il denaro che c’era nel cassetto. Lo vedemmo al mattino nelle immagini registrate dalle telecamere interne». Sul pavimento resta una scheggiatura, segno del chiusino della fognatura utilizzato come ariete, finito pesantemente a terra dopo essere stato scagliato contro la vetrata mandata in frantumi.E oltre che per la colazione, perché i clienti vengono qui? «Sotto Natale, per il Panbriacone dei fratelli Bonci di Montevarchi. Tempo fa passò un rappresentante, io ero scettico, non pensavo che qui avrei potuto vendere dei panettoni. Mi disse che me ne avrebbe portati venticinque, giusto per provare: andarono a ruba, sono arrivato a venderne oltre trecento, con i Bonci siamo diventati amici».Michele, 46 anni, adesso dovrà reinventarsi un lavoro. «Sono qui da quando abbiamo aperto, ho fatto sempre e soltanto questo lavoro. È stata una bella avventura, non mi pento di nulla. Io sono diplomato all’Istituto alberghiero: quel tipo di studio è stato una buona base, direi fondamentale. Il lavoro quotidiano ha fatto poi il resto. Adesso vorrei cambiare pagina. Basta con i bar. Vorrei cambiare del tutto genere. Ma non so ancora cosa farò».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=829941d)