Previdenza
Delitto dell’Amiata, fascicolo bis: i pm chiedono l’archiviazione
Otto gli indagati, dal sequestro di persona alla ricettazione. Non ci sarebbero i presupposti necessari per un processo, ma i familiari di Del Rio si sono opposti
GROSSETO. Il delitto del corriere – con l’omicidio di Nicolas Matias Del Rio, Arcidosso, maggio 2024 – è destinato a vivere a breve un nuovo appuntamento giudiziario. La Procura ha chiesto l’archiviazione per otto indagati (fra cui i tre condannati in Corte di assise) in un fascicolo bis, per più reati: l’ipotesi di sequestro di persona in concorso è contestato a quattro di loro, rapina e danneggiamento seguito da incendio riguardano due di loro, altri due sono stati iscritti per falso giuramento e favoreggiamento personale, uno per ricettazione. Ma i familiari del corriere 40enne si sono opposti. E adesso dovrà essere il giudice a stabilire se il procedimento dovrà andare avanti oppure no. L’udienza si terrà il prossimo anno.
Il fascicolo bis era stato aperto dai sostituti procuratori Valeria Lazzarini e Giovanni De Marco: un fascicolo parallelo a quello che è poi approdato in Assise, con le condanne all’ergastolo di Klodjan Gjoni e Ozgur Bozkurt e a 21 anni di Emre Kaia (adesso tutte oggetto di ricorso in appello – per Gjoni c’è anche il percorso di giustizia riparativa), riconosciuti colpevoli della rapina delle borse griffate Gucci per un valore di 500mila euro, dell’incendio del furgone su cui queste venivano trasportate, dell’omicidio (con esclusione di Kaia - concorso anomalo) e dell’occultamento del cadavere nel pozzo della villetta di Case Sallustri nella cui soffitta il corriere era stato trattenuto per due giorni. Ci sono state responsabilità di altre persone? Secondo la Procura, no. Per quanto riguarda il sequestro di persona, i pm osservano che manca la querela, sebbene l’aspetto del rapimento sia di particolare rilevanza in tutta la vicenda: non si può procedere. E comunque il padre di Gjoni deve essere ritenuto completamente estraneo, così come il fratello di Bozkurt, più giovane: il nome di quest’ultimo, tra l’altro, non è mai comparso nel processo principale.
La madre e la sorella di Gjoni devono essere escluse dalla punibilità, secondo la Procura, in base a quanto recita l’articolo 384 del Codice penale, perché si sarebbero comportate per evitare che il proprio congiunto – e cioè Klodjan – venisse arrestato. È possibile che le due donne sapessero del coinvolgimento dell’operaio 35enne nel rapimento di Del Rio e ciò viene ricavato dalle intercettazioni, nelle quali si fa riferimento alle borse; è anche vero che la sorella avrebbe favorito la fuga di Klodjan, fermato dai carabinieri prima che si imbarcasse su un aereo a Ciampino (il biglietto sarebbe stato acquistato da lei). Ma i due pm sono dell’avviso che le dichiarazioni rese da loro altro non sarebbero che il riflesso delle bugie che Klodjan avrebbe raccontato a tutti, loro comprese. Dunque, non vi sarebbe stato il reato di falso giuramento.
Nulla vi sarebbe da ravvisare, infine, in capo alla persona che sarebbe stata destinataria del bottino, indagata per ricettazione: in particolare, non sarebbero state ravvisate quelle ragionevoli previsioni di condanna che dovrebbero precedere lo svolgimento di un processo. Mancherebbero i riscontri, questi non sarebbero ricavabili delle dichiarazioni di Klodjan e Ozgur. La prima volta che era stato interrogato, il 24 giugno 2024, Klodjan Gjoni aveva spiegato che prima del giorno della rapina aveva preso contatti con l’uomo – un quarantenne abitante sul Monte Amiata – e di ciò aveva fatto cenno parlandone con i due complici. Queste dichiarazioni non sarebbero sufficienti perché mancanti di riscontri esterni indipendenti. Anche le motivazioni della sentenza – la richiesta di archiviazione è infatti successiva di qualche settimana al deposito – riconoscono che gli imputati hanno ripetutamente fornito versioni false e strumentali a questo proposito e pertanto tali parole non rivestirebbero il carattere di attendibilità indispensabile per fondare una richiesta di processo; su di loro non si potrebbe insomma ancorare una ragionevole previsione di condanna. Anche perché gli stessi imputati hanno ammesso che il presunto ricettatore aveva interrotto i contatti con Klodjan una volta che aveva saputo che il corriere era stato rapito.
Da tutte queste considerazioni è discesa la richiesta di archiviazione per tutti e otto gli indagati, per tutte le ipotesi di reato. Conclusioni che non hanno trovato d’accordo i legali di parte civile, l’avvocato Ugo Biagianti per Aldo Eduardo Aguero (padre di Nicolas) e l’avvocata Valentina Chech per Carolina Alejandra Alegre (moglie di Nicolas), i quali si sono opposti alla richiesta di archiviazione, sollecitando il proseguimento dell’azione penale: ad esempio ascoltando i tre imputati condannati in merito al ruolo degli altri indagati.
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