Il caso
Grosseto, picchia e tira i sassi alla moglie incinta perchè geloso: condannato un 24enne
I fatti risalgono al febbraio scorso: i due si erano sposati in Comune, ma la famiglia di lei non sapeva niente. Sulla sfondo una situazione di degrado sociale e spaccio
GROSSETO. Si erano presi, si erano lasciati, erano tornati insieme. Si erano sposati civilmente, senza che i familiari di lei sapessero nulla. Rapporto conflittuale esploso in una sera del febbraio scorso quando lui l’aveva schiaffeggiata e l’aveva fatta cadere: lei era incinta di tre mesi. Nessuna conseguenza grave per la madre e il feto ma lei, all’indomani, era andata con la madre a denunciarlo dai carabinieri.
La condanna
Vicenda maturata in una situazione di degrado sociale, sullo sfondo dello spaccio e del consumo di droga. Vicenda giudiziaria per la quale è stato condannato dal giudice Giuseppe Coniglio - con l’ipotesi di lesioni aggravate - un cittadino straniero di 24 anni: otto mesi con il rito abbreviato, pena sospesa, per quanto avvenuto ai danni di una grossetana di poco più giovane, ma che era sua moglie e che era in stato di gravidanza: comportamenti che l’accusa ha identificato come atti di limitazione della libertà individuale della donna e come prevaricazione nei suoi confronti. Il pm Marco Lavra aveva sollecitato sei mesi. Il suo difensore, l’avvocato Giulio Parenti, aveva chiesto l’esclusione delle aggravanti e aveva sottolineato l’importanza della remissione della querela. Un aspetto, quest’ultimo, tuttavia superato nella sentenza, perché le aggravanti contestate a proposito del controllo della donna hanno reso procedibile d’ufficio il reato.
I fatti
Una storia iniziata nel maggio 2025, quando i due si erano conosciuti. Lei, già madre, era in uno stato di depressione e faceva uso di sostanze stupefacenti. La relazione non aveva presentato problemi fino a che, un paio di mesi più tardi, il giovane aveva manifestato attacchi di rabbia, aggressivi. I due si erano lasciati, anche perché lui aveva un’altra relazione. Ma un mese dopo la coppia era di nuovo insieme: avevano deciso di sposarsi in Comune, la famiglia di lei non sapeva nulla. Dove vivevano? Erano ospitati in case di spacciatori - anche il marito lo era. Un ricovero ospedaliero determinato da un episodio di sangue che aveva coinvolto lui aveva determinato uno stato depressivo in lei e fatto conoscere la realtà ai suoi genitori. Lei però non si era rassegnata a lasciarlo andare: la convivenza era ripresa, anche se non a Grosseto. Poi la coppia era tornata in Maremma. E in questo contesto sarebbe scoppiata la gelosia del giovane sposo, che avrebbe accusato la moglie di avere un altro. Alla notizia che lei era incinta, lui sarebbe stato contento: ma soltanto inizialmente. Perché le liti sarebbero ricominciate e con queste le offese sempre per motivi di gelosia.
L’episodio clou
Nel febbraio scorso l’episodio clou: credendo appunto che lei lo tradisse, lui l’avrebbe insultata, schiaffeggiata e gettata a terra. Lei aveva battuto il fianco sulla testata del letto, era fuggita dall’abitazione temendo per lei e per il feto: lui l’avrebbe inseguita, tirandole dei sassi. Anzi, il giorno prima lui le avrebbe tirato addosso una stampella che l’aveva colpita a una gamba. Era arrivato il momento di mettere un punto fermo, era arrivato il momento di presentare querela, corredata dal certificato medico con una prognosi di sette giorni per contusioni.Sentiti i familiari, che avevano tra l’altor confermato il quadro di dipendenza dalle droghe, la Procura aveva chiesto e ottenuto un divieto di avvicinamento, una misura che è rimasta in atto fino alla pronuncia della sentenza. Il giudice ha ritenuto il 24enne colpevole anche perché perfettamente a conoscenza dello stato interessante della moglie. L’imputato non avrebbe sopportato che la ragazza potesse uscire autonomamente, ritenendo questo fatto collegato a un presunto tradimento, quando invece lei doveva solamente andare ad accudire la figlia avuta da una precedente relazione. Una prevaricazione, insomma, per impedirle di andare a occuparsi della bambina.
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