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Grosseto

Tribunale

Grosseto, la Corte di assise dice sì a Klodjan Gjoni: potrà accedere alla giustizia riparativa

di Pierluigi Sposato

	Klodjan Gjoni, intervistato qui da "Chi l'ha visto?"
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Klodjan Gjoni, intervistato qui da "Chi l'ha visto?"

Il 35enne operaio di origini albanesi condannato all’ergastolo per l’omicidio di Nicolas Matias Del Rio: il corriere rapinato sull’Amiata del carico di borse griffate e trovato senza vita in un pozzo a Case Sallustri di Arcidosso (2024)

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ARCIDOSSO. La Corte di assise ha detto sì a Klodjan Gjoni, il 35enne operaio di origini albanesi condannato all’ergastolo per l’omicidio di Nicolas Matias Del Rio, il corriere rapinato sull’Amiata del carico di borse griffate e trovato senza vita in un pozzo a Case Sallustri di Arcidosso (2024): via libera perché venga verificata la fattibilità di un programma di giustizia riparativa, un istituto recentemente introdotto che si affianca al procedimento strettamente penale e che ha come obiettivo la riparazione del danno relazionale ed emotivo causato dal reato commesso.

La decisione

La Corte presieduta da Sergio Compagnucci ha sciolto la riserva assunta la settimana scorsa e ha accolto la richiesta presentata dall’imputato attraverso il difensore, l’avvocata Federica Putignano. Il fascicolo che riguarda Gjoni viene adesso inviato al Centro per la giustizia riparativa e la mediazione penale del distretto di Firenze. Sarà quest’ultimo organismo, attraverso i suoi operatori, a verificare la fattibilità in concreto. Il percorso prevede la facoltà di partecipazione anche da parte della vittima: che può essere atipica - e la Corte di assise prevede anche questa eventualità - e cioè corrispondere a una persona diversa dalla vittima principale del reato specifico per cui si procede. Occorrebbe trovare una persona con un bagaglio emotivo paragonabile. Questa seconda ipotesi sembra quella eventualmente destinata a essere attuata, dal momento che le parti civili in questo procedimento - i familiari di Del Rio e gli altri interessati - si sono dichiarate contrarie al percorso e dunque non parteciperebbero.

La lettera-confessione

L’istanza di ammissione era stata preceduta dalla lettera-confessione nella quale Gjoni, chiedendo scusa, aveva descritto le ultime ore di vita del corriere (lui gli avrebbe messo le mani sulla bocca, il coimputato Ozgur Bozkurt lo avrebbe finito stringendogli al collo un filo elettrico) e dall’invio alla moglie Carolina Alejandra Alegre di 10mila euro a titolo di aiuto per la famiglia. Era stata seguita dai pareri contrari della Procura (che aveva ravvisato la mancanza di un pentimento reale oltre che il contrasto con le risultanze del dibattimento) ma anche delle parti civili: il padre Aldo Eduardo Aguero aveva parlato di dichiarazioni intempestive e parziali, sottolineando che nulla era stato da lui detto sui mandanti della rapina, e aveva individuato il rischio di una "vittimizzazione secondaria"; anche i legali delle altre parti civili avevano espresso parere contrario.La Corte di assise dichiara nell’ordinanza di aver compreso le ragioni delle parti civili ma aggiunge che la richiesta può essere accolta, anche sulla base di una sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione, secondo la quale il comportamento processuale dell’imputato non può essere un motivo ostativo: per l’accesso alla giustizia riparativa non è necessaria la confessione e comunque Gjoni ha fatto delle dichiarazioni al riguardo. Non è un motivo ostativo nemmeno la tipologia del reato contestato, perché non sono previste esclusioni. E poiché la richiesta di ammissione al percorso può essere presentata in qualsiasi momento, non può essere contestata l’intempestività della lettera-confessione.

La giustizia riparativa

Insomma, allo stato delle cose l’utilità della giustizia riparativa non può essere esclusa: in astratto, potrebbe essere funzionale all’avvio di un percorso di rivisitazione critica dei reati commessi, che già ha presentato segnali in tal senso. Lo scopo dell’istituto è del resto comporre non solo lo strappo tra autore e vittima ma anche lo strappo con la società di riferimento. Ancora secondo la Corte di assise, non esiste il pericolo di compromissione della genuinità della prova - dal momento che il giudizio di primo grado si è concluso - né quello di vittimizzazione secondaria (il mancato consenso della persona offesa non è sufficiente a precludere l’accesso al programma riparativo, potendo questo svolgersi con la cosiddetta vittima surrogata). Non è prevista nemmeno la sospensione del procedimento, dal momento che questa è riservata solo ai reati procedibili a querela - e quello di Gjoni non è il caso. Adesso il fascicolo, solo per la posizione di Gjoni, viene inviato a Firenze. Gli altri due imputati - Ozgur Bozkurt, anche lui condannato all’ergastolo, e Emre Kaia, condannato a 21 anni - non hanno presentato domande in tal senso. Per Kaia (anche lui ha inviato una lettera di scuse) è imminente l’invio del ricorso in appello, già presentato dagli altri due imputati. 

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